LA PACE NON SI VEDE. STRANAMORE È TORNATO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LA PACE NON SI VEDE. STRANAMORE È TORNATO da IL MANIFESTO

La pace non si vede, corsa al riarmo di Europa e Nato

VENTI DI GUERRA. Vertice a Bruxelles con i ministri della Difesa e Stoltenberg: contro Trump e Putin nuovi accordi e promesse per l’Ucraina

Anna Maria Merlo, PARIGI  16/02/2024

Il mondo si riarma a passi forzati. L’Europa è nel pieno della corsa, teme le minacce russe, mentre Putin mette alla prova la stabilità della Nato. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli allarmi da parte di responsabili di paesi europei, dalla Danimarca alla Germania, ai Baltici, che parlano di grandi rischi di guerra nei prossimi anni, cresce la preoccupazione per una Russia ormai in piena «economia di guerra».

I PAESI EUROPEI sottoscrivono nuovi accordi bilaterali con l’Ucraina sulla sicurezza per cercare di far fronte ai tentennamenti Usa, in un momento di difficoltà di Kyiv. Ci sono precisazioni sugli impegni di consegna di armi, munizioni, missili e adesso anche aerei, una sessantina di F16 sono stati promessi dagli europei a Zelensky. Nascono diverse “coalizioni” in formazione, specializzate (droni, artiglieria ecc.) e con paesi leader, per coordinare gli aiuti militari, da membri Ue ma anche dalla Gran Bretagna, che con il militare rimette un piede nell’Unione.

C’è la promessa di un aumento della spesa militare dei paesi europei della Nato, in risposta al rischio di disimpegno Usa dopo le dichiarazioni giudicate «irresponsabili» di Donald Trump contro i membri che «non pagano» e il blocco al Congresso sui 66 miliardi di aiuti all’Ucraina. Si parla di un’apertura di un centro di addestramento Nato-Ucraina in Polonia. E, in prospettiva, si discute della possibilità di avere un commissario alla Difesa nella prossima Commissione europea, l’attuale presidente, Ursula von der Leyen (che pensa a ricandidarsi) si è detta d’accordo, il Ppe spinge. Per la Ue, l’ipotesi di un’autonomia strategica, ancora indefinita, non è più esclusa neppure dai paesi più legati all’ombrello nucleare americano.

LA “FACILITÀ EUROPEA per la pace” (nuovo strumento extra-budget della politica europea di difesa) è ormai attivata a favore dell’Ucraina, anche se ci sono ancora freni al Consiglio su questo fronte e ci sono ritardi sul milione di munizioni promesse per quest’anno. La Ue ha approvato a gennaio 50 miliardi su 4 anni di aiuti economici (la Banca Mondiale ha calcolato che l’Ucraina avrà bisogno di 450 miliardi di euro per la ricostruzione).

Ieri i ministri della Difesa della Nato si sono riuniti a Bruxelles, l’Ucraina, che è in lista d’attesa per diventare membro, era invitata. Oggi il presidente Volodymyr Zelensky è a Berlino e poi a Parigi, per firmare un accordo bilaterale di sicurezza con la Francia: è la concretizzazione, a valanga, dell’impegno preso dal G7 al summit Nato di Vilnius nel 2023, a cui si sono uniti anche altri paesi, in tutto 25 stati, a sostenere Kyiv, dove ognuno declina a livello nazionale il sostegno militare, la sua durata, l’assistenza anche finanziaria, economica, tecnica. Nel week end la Conferenza sulla sicurezza di Monaco celebra i sessant’anni e discuterà delle due grandi guerre in corso, in Ucraina e a Gaza.

DOPO L’ACCORDO bilaterale della Gran Bretagna con Kyiv il 12 gennaio scorso, oggi ci saranno precisazioni dalla Germania e soprattutto una firma di un accordo bilaterale sulla sicurezza a Parigi: Londra ha stanziato altri 2,5 miliardi per l’aiuto militare all’Ucraina nel 2024 (dopo 2,3 miliardi sia nel 2022 che nel 2023), Berlino promette 8 miliardi solo quest’anno (ha appena inaugurato una nuova fabbrica di munizioni in Bassa Sassonia), la Francia non dettaglia il montante, ma dopo le critiche dell’istituto Ifw di Kiel sul basso contributo di Parigi, darà oggi informazioni sul materiale militare, altri 40 missili Scalp, altri cannoni Caesar, sistemi di difesa aerea Crotal, lancia-missili, missili anti-carro. La Francia, che ha messo la sua industria militare in «economia di guerra», prende la leadership della “coalizione artiglieria” (aumenta la produzione di obici 255 e di Caesar), più la difesa aerea, in particolare per la formazione dei piloti.

La Nato ha promesso ieri all’Ucraina un milione di droni, un gruppo di “alleati” è in formazione, con la leadership di Gran Bretagna e Lettonia (con Svezia, presto nuovo membro, Danimarca, Germania, Lituania, Estonia e Olanda). La Danimarca si impegna a consegnare a Kyiv 19 F16 nel secondo trimestre di quest’anno, l’Olanda ne dovrebbe dare 42, ma non ha stabilito una data.

IL SEGRETARIO DELLA NATO, Jens Stoltenberg, in risposta alle dichiarazioni di Trump, ha precisato ieri che su 31 paesi Nato, ormai 18 rispettano l’impegno di dedicare almeno il 2% del pil per le spese militari. La Germania entra quest’anno in questo club, la Francia nel 2025. Nel 2022 solo 7 paesi avevano raggiunto questo impegno. Oggi, la Polonia è il paese che spende di più per il militare (3,9%) e che ha l’esercito più grosso nella Ue. Baltici, Ungheria, Repubblica ceca, Romania, Grecia, Finlandia, sono tra il 2 e il 3%, l’Italia all’1,46%, la Spagna è sotto l’1%. La Germania è in linea con gli impegni Nato, per la prima volta dal 1992 ha aumentato le spese militari (ma durante la guerra fredda era al 3%). Malgrado questa impennata, l’Europa teme di non farcela a difendere l’Ucraina se venisse a mancare il contributo Usa.

Stranamore è tornato. E non è un film

TORNIAMO A BOMBA. L’Europa si scopre a vocazione atomica dietro l’obiettivo del «raddoppio»: spesa per la Difesa europea più spesa per l’Allenza atlantica. Dal welfare al warfare

Tommaso Di Francesco  16/02/2024

Avete presente lo straordinario, distopico film di Stanley Kubrick “Il dottor Stranamore”? Ora, senza esagerare, ci siamo dentro, facciamo parte della scenografia di luci accese sulle capitali europee e sui punti di lancio dei missili, della sceneggiatura, ne siamo gli attori non protagonisti; temiamo solo la stessa conclusione tragicomica.

Parliamo della deriva militarista dell’intera Europa che ora si ammanta di una generale vocazione atomica, con l’inedita situazione – la Francia ha già la force de frappe e la Gran Bretagna ormai extra Unione è dotata di armamento nucleare – che vede la Germania con il ministro delle finanze Lindner e ora anche i militari della Polonia, interrogarsi sulla necessità concreta del deterrente nucleare.

È bastato che Donald Trump reiterando la sua posizione americano-isolazionista abbia lanciato in piena campagna per le
elezioni presidenziali negli Stati uniti la sua provocazione: «Dirò a Putin di attaccare i paesi europei che non spendono per
la loro difesa», che è stato uno scatenarsi di reazioni governative tutte pronte a dimostrare invece l’adeguatezza armata del Vecchio continente con annessa rincorsa a chi più armi ha più ne metta. Con l’obiettivo dichiarato del «raddoppio»: vale a dire spesa per la Difesa europea più spesa per l’Alleanza atlantica.

Insomma dal welfare al warfare. Tenendo conto del fatto che in 9 anni, dal 2014, gli Stati europei più il Canada hanno aumentato di ben 600 miliardi il loro bilanci militari e che nel 2024 la maggior parte dei Paesi della Nato impegnerà per la difesa almeno il 2% (con paesi «virtuosi» come la Polonia che è già al 4% e la Germania del cancelliere Scholz che ha già impegnato 100 miliardi per la difesa). Senza dimenticare la decisione Ue di prelevare fondi addirittura dal Pnrr per rifornire di armi una guerra, quella ucraina.

Mirabile come al solito il segretario dell’Alleanza atlantica Stoltenberg che prima ha dato ragione a Trump, «le critiche riguardano i membri alleati che non spendono abbastanza», per poi dichiarare che nel suo insieme «mai la Nato ha speso tanto». Ed è vero, siamo infatti nell’agenda di Trump – sia che venga eletto che non – perché l’Unione europea ha già deciso ben 41 miliardi di aiuti militari all’Ucraina proprio temendo l’avvento alla presidenza dell’isolazionista tycoon. A rincarare la dose la notizia, sempre dagli Usa, che il presidente della commissione intelligence della Camera, il repubblicano Mike Turner ha chiesto al presidente Joe Biden di rendere pubblica «una grave minaccia alla sicurezza nazionale». Cnn e Reuters parlano di top secret e di non meglio precisate «armi spaziali russe».

Un escamotage, probabilmente, per risolvere il nodo delle necessarie votazioni bipartisan per l’invio di decine e decine di miliardi in nuovi armamenti anche all’Ucraina – Turner fa parte del fronte repubblicano favorevole; ma anche l’evidenza di un problema a quanto pare reale. Che in questa dinamica di precipitazione verso la guerra, rivela plausibilmente come la deterrenza nucleare di una potenza atomica come la Russia – che per altro smentisce – stia evolvendo a dotazioni di testate spaziali, oltre l’«ordinario» di quelle terrestri e navali. Insomma, dal ventilato scudo spaziale di Reagan alle ogive in orbita planetaria putiniane.

Va da sé che tutto diventa più realistico se si tiene conto del fatto che c’è un conflitto armato in Europa che vede contrapposto un paese che le atomiche ce le ha, la Russia, all’Ucraina che non ce le ha, e che nonostante lo stesso presidente Usa dica di no, vuole ancora entrare nella Nato, alleanza militare di fatto sempre più coinvolta in questa guerra direttamente con intelligence e forniture belliche; e che – questo lo dimenticano tutti – dipende militarmente dagli Stati uniti che già dispongono in Europa di almeno un centinaio di bombe atomiche sparse dall’Italia, al Belgio, alla Germania.

Chi scrive è convinto del contrario: se la pace e il futuro sono minacciati, proprio in presenza di una guerra feroce di trincea ormai portata anche sul suolo russo, l’unica possibilità è riavvolgere il nastro dei dieci anni di conflitto – da Maidan 2014, Crimea, guerra civile per il Donbass – e dei due dall’aggressione di Putin del 24 febbraio 2022 – per trovare termini di trattativa e non più l’impossibile «vittoria», come dimostrano questi due anni di massacro, per Kiev e per Mosca. Altrimenti?

Altrimenti diventa inevitabile la prospettiva di un confronto atomico in Europa – impari di fronte alle migliaia di testate russe operative rispetto alle centinaia di Francia e Gran Bretagna, ma a quel punto, a Trattati internazionali stracciati – e siamo a buon punto – perché escludere le migliaia di testate statunitensi? O come ha proposto un ministro israeliano del governo Netanyahu, la soluzione atomica anche per i palestinesi di Gaza? Ma così fan tutti.

E la parola d’ordine sulla bocca dei leader europei sembra essere: «Prepara la guerra» – ma di che elezioni europee stiamo parlando, di quelle del Day After? Stranamore è tornato. E non è un film.

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