INTERCETTO LA QUALUNQUE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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INTERCETTO LA QUALUNQUE da IL FATTO

Intercetto La Qualunque

Marco Travaglio  20 DICEMBRE 2022

In quella discarica che è ormai la Finanziaria, il governo ha infilato in extremis una riforma delle intercettazioni dei Servizi segreti, dirottandone il bilancio dalla Giustizia al Mef. Così può tagliare i fondi a quelle dei giudici e aumentarli a quelle degli 007. Nordio l’aveva promesso: più “intercettazioni preventive, curate dalla polizia con l’avallo del magistrato, segretissime e solo spunto d’indagine”.

Luigi Ferrarella ha già spiegato sul Corriere il danno per la privacy e le garanzie di noi cittadini: “Mentre le intercettazioni giudiziarie sono chieste da un pm su precisi parametri di legge, autorizzate dal controllo di un giudice e infine depositate tutte all’imputato per consentirgli di difendersi, le ‘preventive’ caldeggiate da Nordio (che non valgono nei processi, non sono menzionabili in atti, vengono distrutte, e restano dunque patrimonio conoscitivo della catena gerarchica della cerchia di “iniziati” a un formidabile serbatoio di potenziali ricatti) hanno due grosse differenze”. La prima è che le forze di polizia possono chiederle e ottenerle (dal Procuratore del distretto) un po’ per tutto: “quando siano necessarie per l’acquisizione di notizie” sulla “prevenzione” di certi delitti: come fa il pm, in tanta vaghezza, a dire no? La seconda è che le forze di polizia dipendono dal governo: a scegliere chi intercettare sono il premier di turno (Servizi), i ministri dell’Interno (Polizia), della Difesa (Carabinieri) e del Tesoro (Finanza).

Ora quelle preventive sono poche centinaia all’anno. Ma il “liberale” Nordio vuole addirittura sostituirle a quelle giudiziarie. E il governo ci aggiunge pure quelle dei Servizi, impossibili da controllare. La spia va dal Pg di Roma con un foglietto firmato da Palazzo Chigi e gli chiede il permesso di intercettare un certo telefono, senza dire di chi è e per che tipo di sospetto: basta che sia in gioco “la difesa della sicurezza interna e delle istituzioni da ogni minaccia, attività eversiva, aggressione criminale o terroristica”. Quindi vale tutto. E che ne sa il Pg di Roma se il bersaglio è già intercettato da qualche pm, col rischio di rovinare l’indagine? Servirebbero limiti più stringenti e dovrebbe decidere non il Pg di Roma, ma il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, che coordina le indagini distrettuali in materia.

Invece il governo fa l’esatto opposto: meno intercettazioni giudiziarie (le più garantite e controllate) e più intercettazioni preventive (quelle che non vengono mai depositate e possono restare in mano a chi le decide e le fa, cioè al governo e ai suoi spioni, raccolte in dossier per ricattare gli avversari). E alla svelta, senza neppure discuterne: infatti usa il Tav della Finanziaria, da votare a scatola chiusa e a tappe forzate fra Natale e Capodanno. Mattarella non ha proprio nulla da eccepire?

Il governo vuole uno Stato di polizia? La norma sulle intercettazioni dei Servizi è incostituzionale

Paolo Maddalena  20 DICEMBRE 2022

Di fronte a strabilianti proposte di parlamentari della destra, le commissioni parlamentari stanno lavorando a singhiozzo e Giorgia Meloni minaccia di porre, comunque, la questione di fiducia per approvare la legge di bilancio entro l’anno in corso. La diatriba all’interno delle commissioni è dovuta dal fatto che la maggioranza parlamentare, per un verso, presenta proposte inaccettabili ai sensi della vigente Costituzione e per altro propone dei correttivi contro i danni provocati dal sistema economico predatorio neoliberista da essa fortemente sostenuto, che ovviamente non avranno nessuna possibilità di efficacia.

Tra le proposte pienamente incostituzionali emerge quella che palesemente mira alla creazione di uno Stato di polizia, in totale contrasto con i principi costituzionali e in particolare con l’articolo 15 della Costituzione che tutela la inviolabilità del diritto fondamentale alla libertà e segretezza di qualsiasi forma di comunicazione. Un fenomeno allarmante anche per il poco rilievo dato a questo delittuoso fine dai mezzi di comunicazione di massa. Si tratta delle intercettazioni operate dalle agenzie di intelligence, le quali possono essere effettuate, in piena autonomia, senza nessun indizio di reato, per un periodo di 40 giorni consecutivi che possono essere prolungati di venti giorni in venti giorni. È previsto inoltre che, qualora le intercettazioni siano depositate presso il Procuratore della Repubblica, questi può autorizzare la conservazione di dette intercettazioni anche per due anni.

Questa proposta è davvero impressionante, se la si paragona alla proposta del ministro Carlo Nordio di limitare al massimo le intercettazioni dell’autorità giudiziaria per evitare che i liberi cittadini siano sottoposti a una limitazione della loro privacy che, invece, come si nota viene pienamente ammessa se le intercettazioni sono fatte dai servizi segreti. Si spera che le commissioni competenti del Parlamento non facciano passare questa distruzione dei fondamentali principi democratici, ma rende pessimisti l’accennata affermazione di Meloni, la quale intende comunque procedere all’approvazione della legge di bilancio entro i termini stabiliti.

Appare evidente la enorme contraddizione nella quale si dibatte la maggioranza parlamentare e governativa, infatti da un lato si aumentano le possibilità di violare i principi fondamentali e i diritti fondamentali sanciti in Costituzione, dall’altro diminuiscono i presidi della convivenza civile. Viaggiano infatti in questa direzione, oltre la citata disciplina delle intercettazioni, l’attuazione della flat tax, la eliminazione del reddito di cittadinanza, il condono fiscale, la determinazione della soglia minima delle pensioni che verranno innalzate a 600 euro, ma solo per il 2023 e così via dicendo.

Ed è da sottolineare in proposito che il governo Meloni, mentre mantiene fede assoluta al vigente sistema economico predatorio del neoliberismo, anziché tornare al sistema keynesiano che salverebbe l’economia della nostra nazione recuperando alla proprietà pubblica del popolo le fonti di produzione di ricchezza nazionale privatizzate e svendute dai governi precedenti, si contenta di porre qualche limite agli enormi effetti negativi del cennato sistema prescelto.Tra questi limiti emerge il tetto al prezzo del gas, che secondo un accordo europeo, sostenuto da Italia, Grecia e Belgio, in contrasto con la Germania (che teme una minore fornitura da parte della Russia) e dell’Olanda (che teme di perdere i sovraprofitti enormi che sta guadagnando a spese degli altri Paesi europei), si è stabilito che tale tetto sarà di 180 euro a megawattora. Un rimedio che potrebbe essere inefficace perché, come insegna la storia, tutti i calmieri agiscono sull’effetto lasciando in piedi la causa (nel nostro caso il predatorio sistema economico neoliberista).

Si prepara dunque un futuro molto buio per l’Italia, soprattutto perché questo governo ha chiaramente oscurato, sulla scia del governo Draghi, la luce che proviene dai principi e dai diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione democratica e repubblicana.

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