INSEDIAMENTI: IL PASTICCIO DELL’ITALIA ALL’AJA da EURONEWS e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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INSEDIAMENTI: IL PASTICCIO DELL’ITALIA ALL’AJA da EURONEWS e IL FATTO

Israele, la Corte di Giustizia decide sull’occupazione dei Territori palestinesi

Gabriele Barbati  19/02/2024

La Corte internazionale di giustizia deve emettere un parere, chiesto dall’Assemblea generale dell’Onu, sulla legalità dell’occupazione israeliana dei Territori palestinesi

La Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite ha iniziato lunedì le udienze sulla legalità della situazione nei Territori occupati palestinesi, a poche settimane dall’esame del caso di genocidio a Gaza aperto contro Israele.

Ad adire la Corte de L’Aia è stata questa volta l’Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha chiesto un parere sulla questione, che non è vincolante e potrebbe richiedere alcuni mesi.

Una delle questioni all’esame dei giudici internazionali, in questi sei giorni di sessione, consiste nelle “conseguenze della persistente violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e dell’occupazione, della colonizzazione e della prolungata annessione del territorio palestinese da parte di Israele”.

Al-Maliki alla Corte di giustizia: “L’occupazione deve finire”

“Un palestinese può trascorrere l’intera vita come rifugiato” ha denunciato in aula il ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese, Riyad Al-Maliki “e vedere i propri cari gettati nelle carceri israeliane e trattenuti a tempo indeterminato e la propria terra rubata, colonizzata e annessa”.

“L’occupazione deve terminare senza condizioni” e così “il genocidio in corso” a Gaza, ha proseguito Al-Maliki.

“Ciò che rende illegale l’occupazione israeliana” dei Territori palestinesi è il suo “carattere permanente” ha dichiarato nel dibattimento il legale della parte palestinese, Paul Reichler, che ha preso come esempio l’annessione di fatto di Gerusalemme Est e di parti della Cisgiordania. 

Già nel 2004, la Corte si è pronunciata in materia stabilendo che la barriera di separazione costruita da Israele in Cisgiordania viola il diritto internazionale.

Fuori dalla Corte, si sono radunate in protesta alcune decine di manifestanti pro Palestina, così come a fine gennaio, quando i giudici hanno ordinato a Israele di adottare delle misure cautelari per prevenire un genocidio dei palestinesi.

Insediamenti: il pasticcio dell’Italia all’Aja

NO INTROMISSIONI – La Corte valuta l’occupazione di Tel Aviv: Roma assente, copia il parere inglese

 MAX CIVILI  25 FEBBRAIO 2024

La Corte internazionale di giustizia dell’Aja torna a dibattere un caso che riguarda Israele, ma distinto dall’azione legale con cui il Sudafrica ha accusato Tel Aviv di genocidio a Gaza. Lunedì scorso i 15 giudici che compongono il più alto tribunale del mondo hanno iniziato le audizioni pubbliche nell’ambito del procedimento per il parere consultivo richiesto dall’Assemblea generale dell’Onu riguardo allo status legale dell’occupazione di Israele sui territori palestinesi, compresa Gerusalemme Est, dal 1967.

Sono stati 47 i rappresentanti degli Stati che hanno presentato alla Corte memorandum contenenti valutazioni sulle conseguenze legali della “continua violazione” da parte di Israele “del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione mediante prolungata occupazione, costruzione di insediamenti e annessione di territori con l’utilizzo della forza” e “quali possano essere le conseguenze legali per tutti gli Stati e per le Nazioni Unite”.

La maggior parte dei memorandum sono stati di severa condanna di Israele, accusato di avere gravemente violato il diritto internazionale. Gli unici a prendere le difese di Tel Aviv sono stati gli Stati Uniti e il Regno Unito. Washington ha dichiarato che per la sicurezza stessa degli israeliani la presenza delle forze di Israele nelle terre palestinesi non dovrebbe essere messa in discussione senza mai menzionare la fine dell’occupazione (anche se successivamente il segretario di Stato americano Antony Blinken ha incitato Israele a smettere di costruire nuovi insediamenti in Cisgiordania). I rappresentanti del Regno Unito sono andati oltre, chiedendo alla Corte di non emettere alcun parere consultivo per evitare di mettere a rischio il framework sulla sicurezza a guida Onu che mira a porre fine ai combattimenti tra Israele e Hamas e perché Netanyahu non ha riconosciuto la legittimità della procedura di parere consultivo del tribunale dell’Aja.

Tra le prese di posizione più forti quella della Cina che nel corso della sua audizione ha sostenuto che – in base alla risoluzione Onu 3070 del 1973 – i palestinesi sono legittimati “a lottare per la liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dalla sottomissione con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”. Caso a sé quello dell’Italia: Roma non è presente all’Aja. Come molti altri Paesi, incluso Israele, ha deciso di non partecipare e ha presentato una memoria scritta che è in pratica un copia e incolla della posizione di Londra: “La Corte deve preferibilmente non esprimersi sulla questione”. Da notare come il documento sia stato recapitato telematicamente all’Aja senza l’utilizzo della carta intestata della rappresentanza diplomatica italiana all’estero e con il nome del firmatario e relativo titolo scritti a mano e illeggibili. Le audizioni termineranno oggi con le udienze, tra gli altri, di Turchia e Spagna. Il parere della Corte è atteso tra circa sei mesi e non è vincolante: potrebbe però far scegliere ad alcuni stati di interrompere il trasferimento di armi a Israele che intanto non ha ancora eseguito l’ordine del Tribunale dell’Aja – relativo all’azione promossa dal Sudafrica – di fermare gli attacchi nella Striscia di Gaza e di consentire l’accesso agli aiuti umanitari.

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