“INCONTRI, PROMESSE, ACCORDI” da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“INCONTRI, PROMESSE, ACCORDI” da IL FATTO e IL MANIFESTO

Mediazione addio, Pechino si stringe a Mosca e a Minsk

IL TOUR DI SHANGFU – Oggi la “Nato asiatica” Dopo il Cremlino il ministro della Difesa va da Lukashenko L’amico di Putin: “Insieme resisteremo”

 ALESSANDRA COLARIZI   18 AGOSTO 2023

La Cina guarda all’Europa, gli Stati Uniti all’Indo-Pacifico. Ripreso il dialogo bilaterale, le due superpotenze si affrettano a cementare interessi e partenariati tra Oriente e Occidente, consapevoli che il disgelo diplomatico degli ultimi mesi non cambierà gli equilibri strategici di lungo periodo. Per la prima volta dall’inizio della guerra, mercoledì il ministro della Difesa cinese Li Shangfu – sanzionato da Washington – ha raggiunto la Bielorussia, seconda tappa di una missione di sei giorni che lo ha visto nuovamente impegnato in Russia, dopo la visita di aprile. Stavolta per presenziare alla Conferenza internazionale sulla Sicurezza ospitata da Mosca. Segno di come, nonostante la significativa partecipazione ai recenti colloqui di pace in Arabia Saudita, Pechino in realtà non abbia nutrito ripensamenti sul proprio supporto a Vladimir Putin.

Anche in assenza di forniture militari ufficiali, i rapporti difensivi con la Russia e la Bielorussia si sono intensificati dall’inizio della guerra in Ucraina. Complice il progressivo ampliamento della Shanghai Cooperation Organization, la piattaforma a guida sino-russa nata con finalità anti-terrorismo, a cui Minsk dovrebbe aderire formalmente già il prossimo anno. “Tutta la nostra cooperazione – e questo è molto importante – non sarà in alcun modo rivolta contro Paesi terzi. Non ne abbiamo bisogno”, ha chiarito ieri Aleksandr Lukashenko accogliendo Li. Ma “il mondo sta affrontando grandi turbolenze e dobbiamo essere forti”, ha aggiunto il leader bielorusso per questo “ci affidiamo principalmente ai nostri amici, in primis la Federazione Russa e la Cina”. Il ministro della Difesa cinese ha ricambiato la gratitudine definendo i rapporti tra Pechino e Minsk “sinceramente fraterni”. La trasferta di Li nei due Paesi amici precede di un paio di giorni l’atteso vertice di Camp David, che vedrà il presidente americano accogliere i leader di Corea del Sud e Giappone, i due paesi alleati che ospitano ben 80mila soldati statunitensi. L’incontro – il primo del genere a coinvolgere, oltre agli States, i due vecchi nemici asiatici – si dovrebbe concludere con l’annuncio di un meccanismo di cooperazione in materia di sicurezza e intelligence, il lancio di un vertice trilaterale annuale ed esercitazioni militari trilaterali. Mentre l’attenzione dei tre sodali è rivolta principalmente alle ultime minacce belliciste della Corea del Nord, l’assertività di Pechino nello Stretto di Taiwan (e la reticenza ad approvare nuove misure punitive contro Pyongyang) ha parimenti contribuito a riavvicinare Tokyo e Seul, nonostante i dissidi storici. Dal canto suo, la leadership cinese interpreta l’arrivo concertato di Yoon Suk Yeol e Fumio Kishida Oltreoceano come il battesimo della temuta “Nato asiatica”. Tanto più considerato che, secondo i media internazionali, nel comunicato finale di Camp David potrebbe figurare un riferimento esplicito a Taiwan. A inizio settimana, arringando la Conferenza di Mosca, Li Shangfu ha dichiarato che qualsiasi tentativo di utilizzare l’isola “per contenere la Cina” “sarà destinato sicuramente a fallire”. Chiara allusione all’accoglienza riservata dall’amministrazione Biden al vicepresidente taiwanese, William Lai, di passaggio negli Usa alla volta del Paraguay, uno dei 13 stati a riconoscere ancora l’isola democratica. Facendo scalo a San Francisco, giovedì il candidato progressista alle prossime presidenziali – un tempo dichiaratamente pro-indipendenza – ha avuto modo di incontrare Laura Rosenberger, direttrice dell’American Institute in Taiwan (Ait), organismo che gestisce i rapporti informali tra Washington e Taipei. Finora nessuna risposta militare da Pechino. Forse per evitare che (come avvenuto in passato) un’escalation nello Stretto influenzi negativamente l’elettorato dell’isola. Ma, inutile dirlo, il rinnovato allineamento con Mosca e Minsk tiene conto delle mosse americane in Asia.

Le nozze di comodo tra Seul e Tokyo le celebra oggi Biden

ASIA. A Camp David vertice tra Stati uniti, Corea del Sud e Giappone. Sullo sfondo il timore del crescente allineamento tra Cina e Russia. I tre leader annunceranno esercitazioni militari, linea telefonica diretta e cooperazione su lotta alla coercizione economica e cybersicurezza

Lorenzo Lamperti, TAIPEI  18/08/2023

Fino a poco più di un anno fa non si parlavano nemmeno, oggi celebrano un improvviso matrimonio. Ma Giappone e Corea del Sud non saranno soli, visto che il luogo delle «nozze» è Camp David, residenza del presidente degli Stati uniti.

È LA PRIMA VOLTA che Joe Biden accoglie qui leader stranieri. Soprattutto, è il primo storico summit trilaterale tra Washington, Tokyo e Seul. I due paesi asiatici sono tradizionali alleati degli Usa in Asia, ma tra loro non è mai corso buon sangue. Le ferite aperte dell’imperialismo giapponese non si sono mai rimarginate. Ma la guerra in Ucraina ha cambiato tutto.

Il timore di un crescente allineamento tra Cina e Russia, oltre all’aumento delle tensioni con la Corea del Nord, ha portato i due paesi asiatici a un rapido disgelo. Favorito anche dall’avvento del presidente conservatore Yoon Suk-yeol, che entra a Camp David insieme al premier giapponese Fumio Kishida. Entrambi sono stati già ricevuti alla Casa bianca nel 2023, rafforzando la partnership militare con gli Stati uniti a livello bilaterale. Stavolta, si balla in tre.

Che cosa può produrre il vertice di oggi? I tre leader annunceranno che i loro paesi terranno esercitazioni militari congiunte su base regolare. Il summit verrà istituzionalizzato come un appuntamento annuale. Si lavora anche a una linea telefonica diretta tra i tre leader.

Secondo il media giapponese Asahi Shumbun, saranno prodotti due documenti congiunti. Uno dovrebbe essere intitolato «Principi di Camp David», per delineare le posizioni di base sull’ordine globale. Si dirà che qualsiasi tentativo di cambiare unilateralmente lo status quo con la forza non sarà tollerato. Il pensiero va alla penisola coreana ma anche allo Stretto di Taiwan. Il riferimento a Taipei sarebbe accolto dalla Cina come prova che il principale obiettivo è contenerla.

IL SECONDO documento, invece, dovrebbe elencare le specifiche aree di cooperazione, tra cui la creazione di quattro organi consultivi tra leader, ministri degli esteri, capi della difesa e capi della sicurezza nazionale. Verrà inoltre preannunciata una maggiore cooperazione su cybersicurezza, catene di approvvigionamento e lotta alla coercizione economica.

Nel menù anche il fronte militare. Biden e Kishida dovrebbero annunciare lo sviluppo congiunto di un missile intercettore di nuova generazione per contrastare le testate ipersoniche di Cina, Russia e Corea del Nord. Ma la novità forse più rilevante sarebbe una dichiarazione di Tokyo e Seul in cui si afferma che la loro sicurezza è interconnessa. Un passo su cui sarebbe difficile inserire la retromarcia in futuro per non mettere a repentaglio la tutela americana, nonostante le rispettive opposizioni interne siano tutt’altro che entusiaste.

D’altronde, sia Kishida sia Yoon hanno partecipato per due anni di seguito al summit della Nato, con cui stanno approfondendo la cooperazione. La possibilità dell’apertura di un ufficio dell’Alleanza atlantica a Tokyo è ancora sul tavolo.

Non sono da escludere reazioni al vertice, sia a livello retorico che strategico. A Seul si ritiene che la Corea del Nord possa programmare il lancio di un nuovo missile balistico intercontinentale a cavallo dell’incontro.

Pyongyang starebbe anche cercando di organizzare test di missili a gittata più breve ma con la capacità di trasportare testate nucleari di piccole dimensioni. Facendo sentire i vicini asiatici più direttamente nel mirino. Kim Jong-un ha appena silurato il capo di stato maggiore Pak Su-il, sostituito da Ri Yong-gil, e ha chiesto un aumento della produzione di missili per rafforzare la «prontezza alla guerra».

NON È ESCLUSA una dimostrazione di forza da parte della Cina, che in questi giorni ha osservato con fastidio anche il doppio transito del vicepresidente (e candidato presidente) taiwanese Lai Ching-te da New York e San Francisco. Il ministro della Difesa Li Shangfu è appena stato a Mosca per la seconda volta in quattro mesi e in passato di fronte a eventi di rilievo tra Usa, Giappone e Corea del Sud sono già state effettuate manovre congiunte tra Cina e Russia.

Wang Yi, appena tornato ministro degli Esteri, lo scorso mese aveva avvertito Tokyo e Seul che a prescindere dalle loro azioni non potranno mai «diventare occidentali». Avviso simile elargito ieri al vicepremier del Vietnam, Tran Luu Quang. «In quanto vicini con ideologie simili, dovremmo aumentare gli scambi» ed evitare «interferenze da parte di forze esterne», ha detto Wang.

E la tensione resta alta nel mar Cinese meridionale, dopo i cannoni ad acqua sparati dalla guardia costiera cinese verso navi delle Filippine in acque contese. Secondo immagini satellitari, la Cina sta costruendo una pista di atterraggio su un’isola rivendicata dal Vietnam nell’arcipelago delle Paracelso.

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