IL PIANO EVERSIVO della CORTE DEVIATA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
8746
post-template-default,single,single-post,postid-8746,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

IL PIANO EVERSIVO della CORTE DEVIATA da IL MANIFESTO

Il piano eversivo della Corte deviata

NESSUNO CI PUÒ GIUDICARE. Ieri una nuova sentenza in favore della religione nelle scuole. A breve anche la decisione su Biden v. Texas, sulla politica migratoria voluta da Trump Remain in Mexico

Luca Celada  28 giugno 2022

L’ultima sentenza della corte suprema americana ha dato ragione ad un allenatore di football di liceo che reclamava il diritto di pregare coi giocatori prima di ogni partita. La sentenza, dopo quella che qualche giorno fa autorizzava finanziamenti pubblici per le scuole religiose in Maine, conferma le simpatie religiose del massimo tribunale ed il disegno “originalista” dei giudici conservatori. La dottrina prevede l’interpretazione solo letterale della carta fondativa come scritta a fine settecento. Le implicazioni per porto d’armi (sacrosanto) e diritti delle donne (a rischio perché non citati dai padri fondatori) e potenzialmente di molte altre conquiste dello scorso secolo, cominciano solo ora a delinearsi appieno.

IN QUESTA CONCEZIONE, ribadita dal giudice Alito autore principale della sentenza antiabortista, non contano giurisprudenza acquisita né opinione pubblica. «La corte – ha dichiarato Alito – deriva legittimità non dall’assecondare l’opinione pubblica ma dal fare la cosa giusta». Sta emergendo quindi con preoccupante chiarezza l’intento radicale della corte “deviata” dall’estrema destra a servizio di un più largo disegno di governo della minoranza.
Non a caso la radicalizzazione della destra, sfociata nel nazional populismo trumpista è stata predicata sul timore di esautorazione di una nuova minoranza: l’America bianca e rurale, minacciata dal declino demografico e quindi elettorale. Il Gop ha quindi fatto sempre maggiore affidamento sul federalismo uninominale a tara geografica che premia gli stati “rossi” dell’interno. È ricorsa se necessario al gerrymandering, il tracciamento favorevole dei distretti elettorali, all’inibizione degli elettori avversari ed al collegio elettorale. Delle ultime 6, 2 elezioni presidenziali sono state vinte da candidati (repubblicani) che avevano perso il voto popolare. Allo stesso modo i 50 senatori repubblicani rappresentano il 47% degli elettori ma hanno lo stesso potere politico dei 50 democratici eletti dal 53%.

IL POTERE GIUDIZIARIO aveva funzione di riequilibrio, con togati a vita nominati alternatamente da presidenti repubblicani e democratici. Ma il “furto” di una nomina spettante ad Obama nel 2016 (boicottata dal congresso repubblicano) ha inceppato il meccanismo. Le successive tre nomine firmate da ‘Trump hanno siglato lo scompenso che oggi produce sentenze in tale controtendenza con l’opinione pubblica. L’operazione è stata alla luce del sole. Trump ha ripetutamente sottolineato allo zoccolo duro evangelico, come stesse infarcendo i tribunali di giudici conservatori per implementare “la loro agenda” antimoderna, biblica e apocalittica, a partire dalla crociata antiabortista. Oltre ai tre togati della Corte suprema, Trump ha designato più di cento giudici del circuito federale in tribunali nevralgici. Anche le loro cariche sono a vita e il loro potere molto influente – e ora mine vaganti ad orologeria. L’abrogazione del diritto alla richiesta di asilo da parte di rifugiati (il cosiddetto Remain in Mexico) è stata imposta a Biden (che la voleva riformare) da un tribunale federale, e che ora verrà probabilmente ribadita proprio dalla Corte suprema (con una delle sentenze ancora attese: Biden v. Texas) . E sono centinaia i giudici fedeli alla destra pronti a disseminare simili “pillole avvelenate” in barba a cittadini ed amministrazioni pubbliche.

IN QUESTO QUADRO Biden tecnicamente è uno spettatore impotente visto che suoi decreti possono essere invalidati dalla corte. Il contrasto più efficace proverrebbe dal legislatore che può codificare diritti in legge. Ma i democratici non hanno i numeri per passarle per via del procedimento aggravato che richiede 60 voti in Senato per ogni misura dai risvolti costituzionali. Un’altra soluzione potrebbe essere l’espansione della corte aggiungendo altri giudici per diluire il potere dei radicali, un’idea a cui ricorse Franklin Roosevelt negli anni 30, e che è spinta dalla sinistra del partito.

OGNUNA DI QUESTE IPOTESI (come anche il deferimento penale dell’ex presidente per dimostrata sedizione) alzerebbe però il livello di scontro con concrete possibilità di violenza. L’America Maga è dopotutto coalizzata proprio dalla paranoia dell’esautorazione aumentata dalla martellante retorica delle elezioni “rubate”. Il 6 gennaio fornisce un’affidabile anticipazione delle forze che plausibilmente si scatenerebbero. Le sentenze di questi giorni insomma hanno aperto una crisi costituzionale lungamente annunciata. Ogni giorno è più difficile visualizzare scenari in cui la crisi rientri in modo pacifico.

La Costituzione fuori dalla storia

ABORTO. Lasciando per il momento da parte l’analisi storica e la ricostruzione fornita dalla Corte, quel che importa rilevare ora è l’attacco a tutti i «nuovi diritti», il tentativo di ancorare la Costituzione al suo tempo, alla società di fine Settecento, baluardo della conservazione più estrema.

Gaetano Azzariti  28 giugno 2022

La Costituzione non prevede espressamente il diritto all’aborto, dunque il potere di regolarlo spetta al popolo, tramite i suoi rappresentanti nei singoli Stati dell’Unione. Questo è l’argomento principale che ha permesso alla Corte Suprema di ribaltare il suo precedente del 1973 (Roe vs Wade). Una sentenza quest’ultima – oggi ritenuta dalla Corte – profondamente sbagliata, «in rotta di collisione con la Costituzione dal giorno in cui è stata decisa», espressione di un «potere giudiziario grezzo».

Poche e aspre parole per dichiarare la fine di un’epoca: l’abbandono delle interpretazioni evolutive della Costituzione (nelle diverse forme che può assumere la judicial interpretation) e l’affermarsi delle peggiori prospettive «testualiste». Ben oltre le tesi – conservatrici anch’esse, ma più sofisticate – che vanno alla ricerca dell’intento originario dei Padri fondatori. Quest’ultime non giungono a negare la necessità di coniugare tradizione ed evoluzione sociale. Almeno non in modo così assertivo.

SUPERATA è anche l’idea cara ai conservatori – e di cui fu insuperato interprete Antonin Scalia – di circoscrivere l’attività creatrice dei giudici tenendosi alla larga dal confronto politico, volendo contrastare l’immagine dei giudici «arbitri morali del mondo». Con questa decisione la Corte Suprema entra direttamente nel conflitto politico per sottrarre alla Costituzione molta parte della sua capacità di tutela, restituendo all’arbitrio della politica le garanzie riservate ai diritti.

Prospettiva tanto più temibile se si pone mente a quel che già è avvenuto. Due giorni prima della decisione sull’aborto, la stessa Corte ha esteso il diritto ad armarsi dei cittadini statunitensi, perché questo sì che è previsto nel secondo emendamento, sicché non può essere limitato dalla politica: incostituzionale è stata ritenuta una legge dello Stato di New York che regolava l’utilizzazione delle armi fuori dalla propria abitazione privata. Si noti che tale legge non giungeva ad impedire la possibilità di portare armi in giro per la città, si limitava a porre alcuni limiti. Dunque, secondo la Corte Suprema, a differenza dell’aborto che risulta privo di protezione costituzionale, le armi sono un vero diritto sottratto alla decisione politica, da salvaguardare in modo assoluto.

Deve anche essere compresa la portata della decisione. Infatti, la stessa motivazione che sostiene la sentenza sull’aborto (ciò che non è espressamente scritto in Costituzione può essere rimesso al legislatore dei diversi Stati) può essere fatta valere per pressoché tutti i diritti sociali e civili. Qui si registra un’ipocrisia nella sentenza che tiene a precisare che la decisione assunta «riguarda il diritto costituzionale all’aborto e nessun altro diritto».

Un’autolimitazione che viene correttamente smentita non solo nella opinione dissenziente firmata dai tre giudici che si sono opposti, ma persino nella opinione concorrente del giudice ultraconservatore Clarence Thomas, che ha voluto rilevare come neppure altri diritti – dai matrimoni omosessuali alla contraccezione – possono venir più garantiti, rimessi anch’essi alla volontà degli Stati. In realtà è ancora peggio, l’elenco dei diritti non espressamente tutelati è ben più lungo. Il rischio di una riduzione della Costituzione statunitense ad un totem a difesa della conservazione è dietro l’angolo.

È OPPORTUNO richiamare un ulteriore passaggio per riuscire a percepire i presupposti culturali e gli effetti di lungo periodo che la decisione sull’aborto tende a produrre. La Corte Suprema rileva che in fondo l’aborto sino all’ultima parte del XX secolo «è sempre stato stabilmente considerato un crimine di diritto comune in ogni singolo Stato». Rafforzando questa considerazione con una sorprendente affermazione per cercare di dimostrare la radicale erroneità della precedente sentenza Roe: «Né esisteva alcun trattato accademico di cui siamo a conoscenza» («Nor had any scholarly treatise of which we are aware»).

Lasciando per il momento da parte l’analisi storica e la ricostruzione fornita dalla Corte, quel che importa rilevare ora è l’attacco a tutti i «nuovi diritti», il tentativo di ancorare la Costituzione al suo tempo, alla società di fine Settecento, baluardo della conservazione più estrema. Un ribaltamento di quel che invece sono le Costituzioni moderne: leggi «supreme» che si impongono al legislatore futuro perché in grado di riportare i nuovi diritti entro l’alveo dei suoi principi «eterni».

Così, tanto per essere diretti e banali, la Costituzione statunitense (ma anche quella italiana) non prevede alcun diritto esplicito nel campo dell’informatica, dei social media o del commercio globale. Si deve arrestare di fronte a questo? Se si volesse cominciare a dubitare della forza propulsiva e della capacità espansiva della Costituzione si finirebbe per sottrarre al dominio del diritto costituzionale gran parte del vivere civile. Di più, si riuscirebbe a porre la Costituzione fuori dalla storia, impermeabile alle lotte sociali e al progresso civile, da usare come strumento di reazione per fermare le conquiste di civiltà di un popolo.

La decisione Dobbs vs Jackson Women’s Health organization con cui la Corte Suprema ha sottratto alla Costituzione e «restituito» agli Stati il diritto di aborto fa tornare indietro la storia dei diritti civili di cinquanta anni, rimettendo in discussione duecento anni del costituzionalismo moderno. Una sola è la via per evitare di tornare al medioevo del diritto: riprendere la lotta per i diritti e riaffermare il valore di legge superiore della Costituzione.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.