IL “FIGHT CLUB” DI PIANTEDOSI: “LE REGOLE NON SONO VARIATE” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL “FIGHT CLUB” DI PIANTEDOSI: “LE REGOLE NON SONO VARIATE” da IL FATTO

Meloni&C. contro Mattarella: “Erano studenti pro Hamas”

DESTRA. AL GOVERNO TUTTO BENE – Da Chigi. Il mattinale inviato da Fazzolari dalla parte della polizia: “Cortei di provocatori” Anche Tajani attacca FdI: “Sinistra colpevole”

 GIACOMO SALVINI  25 FEBBRAIO 2024

Da Kiev, dove si trovava da ieri mattina per presiedere il G7, le polemiche sui giovani studenti manganellati a Pisa risuonano come un’eco lontana. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è concentrata solo sul vertice internazionale e non commenta le botte dei poliziotti di venerdì. Un silenzio dietro cui si cela un imbarazzo evidente: se venisse chiamata a rispondere, Meloni aprirebbe uno scontro istituzionale con il Quirinale. Perché la premier, nelle sue conversazioni private, difende i poliziotti e ritiene responsabili i giovani studenti che sono stati picchiati perché hanno provato a “sfondare il cordone di sicurezza” presidiato dalle forze dell’ordine. Magari ci sarà stato qualche errore da parte dei poliziotti ed è giusto che chi ha sbagliato paghi, ma Palazzo Chigi condanna gli studenti e soprattutto attribuisce la responsabilità ai leader dell’opposizione di centrosinistra che sarebbero gli ispiratori della protesta. A rivelarlo sono i bollettini quotidiani – Ore 8 e Ore 11 – che l’ufficio del responsabile della comunicazione del governo Giovanbattista Fazzolari ha inviato ai parlamentari di Fratelli d’Italia.

Tutto inizia venerdì pomeriggio. Sui social circolano i video dei poliziotti che manganellano giovani studenti che avevano solo il torto di manifestare per la pace in Palestina. Le opposizioni chiedono che il ministro Piantedosi risponda e gridano alla repressione, la Lega invece difende gli agenti e attacca i manifestanti. Come rispondere? Da Palazzo Chigi si decide di mandare avanti Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia e deputato toscano: quest’ultimo su X spiega che “manifestare è un diritto” ma va fatto “rispettando le regole” e “tentare di marciare sulla Sinagoga di Pisa o di assaltare il Consolato Usa a Firenze non sono diritti, ma gesti violenti”. Venerdì alle 20, poi, nella chat whatsapp dei parlamentari di FdI arriva una spiegazione ancora più approfondita nel quotidiano bollettino Ore 8 in cui si commentano i fatti del giorno. Le manganellate della polizia a Pisa vengono presentate così: “Ennesimo allarme fascismo di Conte, Schlein e la sinistra che giustifica i cortei pro-Hamas, ma condannano la polizia”. Insomma, la posizione del governo sugli scontri di poche ore prima è questa: i cortei di Pisa e Firenze per la Palestina vengono definiti “pro-Hamas” e gli studenti scesi in piazza per “provocare e non manifestare”, mentre la polizia è intervenuta “quando i manifestanti stavano cercando di sfondare il cordone di sicurezza”. La sinistra, si legge, “va a giustificare ciò che non è autorizzato” e “non potrà mai esistere un dibattito serio se alla base dei loro principi il cattivo è sempre buono e va tutelato e difeso”.

Stessa linea ribadita ieri mattina in Ore 11 dove si condannano i manifestanti e non le azioni della polizia: Fratelli d’Italia, si legge, “ha sempre difeso il diritto di parola” ma le regole, a Pisa e Firenze, “non sono state rispettate”. Se la polizia ha difeso “obiettivi sensibili”, i leader dell’opposizione e i giornali vengono accusati da Palazzo Chigi di voler fomentare la violenza in piazza: “Da parte di entrambi i cortei c’è stata l’intenzione di sfondare il cordone di sicurezza – scrive Palazzo Chigi – L’equilibrio tra diritti e doveri è precario e a qualcuno conviene che si rompa”.

Comunicazioni che hanno anticipato la nota del Quirinale. Ma la risposta della destra non cambia. Meloni, per evitare uno scontro istituzionale con Mattarella, si trincera dietro una nota di FdI e il solito Donzelli. Prima FdI attacca “la sinistra che spalleggia i violenti” che sarebbe “la causa dei disordini ai quali abbiamo assistito”. Poi ci pensa di nuovo Donzelli a rispondere a Mattarella: “Le forze dell’ordine non resteranno sole” attribuendo la colpa al centrosinistra pronto “a mettere sotto processo polizia e carabinieri e molto lente a condannare le continue violenze fisiche e verbali a cui questi sono sottoposti”.

Una risposta che serve anche per controbilanciare elettoralmente la Lega con Nicola Molteni e Susanna Ceccardi attacca i manifestanti. Anche Antonio Tajani, prima del discorso finale al congresso di Forza Italia, riunisce i suoi fedelissimi per studiare una risposta. Se Maurizio Gasparri gli consiglia di lasciar perdere, lui ci tiene a difendere i poliziotti: “Se ci sono responsabilità saranno accertate, ma le forze dell’ordine non si toccano”. Anche Francesco Lollobrigida sottolinea la fiducia “nelle forze dell’ordine”. Protestano le opposizioni: Elly Schlein e Giuseppe Conte chiedono che Piantedosi riferisce in Parlamento, il M5S sarà con gli studenti oggi sotto il Viminale.

Il “fight club” di Piantedosi “Le regole non sono variate”

NUMERI NEL 2024 – Disordini 2 giorni su 3. Ma è dal 2021 che i cortei sono di serie a e serie b

 VINCENZO BISBIGLIA  25 FEBBRAIO 2024

Un mese di scontri di piazza, quasi cinque di manganellate e cariche di “alleggerimento” – che “leggere” non sono – in tutta Italia. Milano, Torino, Vicenza, Venezia, Bologna, Roma, Napoli. Eppure, spiegano dal Viminale, “è del tutto falso ipotizzare che il governo abbia modificato le modalità di gestione dell’ordine pubblico”. Insomma, Matteo Piantedosi tiene il punto. Se ieri il ministro dell’Interno da un lato ha “condiviso con il presidente Mattarella le parole del messaggio diramato dal Quirinale sulla necessità di garantire manifestazioni senza incidenti” – in relazione alle manganellate dei poliziotti al corteo di studenti a Firenze e, soprattutto, in piazza dei Cavalieri a Pisa – dall’altro, secondo quanto si apprende da coloro che gli hanno parlato, avrebbe difeso l’operato e la “professionalità” delle forze dell’ordine dalla “volontà di strumentalizzare gli incidenti per il solo fine di screditare il governo”. La responsabilità di quanto accaduto a Firenze e Pisa, per il ministro, sempre secondo le stesse fonti, sarebbe di “manifestazioni non preavvisate che non seguivano il percorso concordato” e “le prescrizioni impartite”.

Eppure nell’ultimo mese le maglie della polizia si sono strette non poco. E si è visto. Il 20 gennaio, manganellati a Vicenza i manifestanti che protestavano contro la presenza di stand israeliani a “VicenzaOro”. Il 27 gennaio – Giorno della memoria – scontri in piazzale Loreto a Milano e nel quartiere di Tor Pignattara a Roma. La situazione è esplosa dopo Sanremo: l’appello del cantante Ghali in diretta, le “scuse” dell’Ad Rai, Roberto Sergio, le proteste. Il 13 febbraio botte e feriti ai cortei davanti alle sedi Rai di Napoli e Torino. Il 15 febbraio tafferugli a Bologna e a Roma, mentre il 21 febbraio, prima di Pisa e Firenze, c’era stata anche Venezia. Tutto era iniziato il 13 febbraio, davanti alla Sapienza di Roma, quando l’attacco di Israele in Palestina ha portato in piazza i collettivi studenteschi: anche lì scontri, fumogeni e manganellate.

I dati forniti ieri dal Viminale parlano di 2.538 manifestazioni dall’inizio dell’anno (55 giorni), di cui “394 a carattere pacifista” e 35 eventi (due ogni tre giorni) in cui si sono verificati disordini. “Il conflitto in Medio Oriente ha inciso nella gestione dell’ordine pubblico”, ha confessato ieri sera al Tg1 il capo della Polizia, Vittorio Pisani, il quale però ha anche precisato che “non sono mai state vietate le manifestazioni”.

Dopo le parole di Mattarella e nonostante la difesa d’ufficio di Piantedosi delle forze dell’ordine, è possibile che nei prossimi giorni qualche poltrona possa saltare. E non sarà certo una testa “apicale”. Si capisce dalle parole dello stesso Pisani, che al Tg1 ha anche affermato: “Le decisioni in sede locale non sono mai determinate da direttive politiche” e “i momenti di criticità non sono mai una giustificazione”, contraddicendo in parte pure il ministro. È probabile quindi che gli “accertamenti su come si sono svolti i fatti” e su “come sono state valutate tutte le alternative alle cariche di alleggerimento”, metteranno in discussione il lavoro dei questori Sebastiano Salvo (Pisa) e Maurizio Auriemma (Firenze). A difendere il loro operato e, soprattutto, quello degli agenti, ci pensa Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp. “Io non ho visto alcun errore – dice al Fatto – Le cariche di alleggerimento servono per proteggere gli obiettivi sensibili (la sinagoga e il consolato americano, ndr). Se siamo un problema possiamo anche starcene a casa”. E sulle parole di Mattarella, Pianese annuncia: “Scriverò al capo dello Stato: poliziotti e carabinieri non sono dei manganellatori”.

Va detto che da almeno tre anni sembrano esistere manifestanti di serie A e B. Pleonastico quanto accaduto a ottobre 2021, in piena rivolta no-vax. Il 18, i camalli di Trieste venivano picchiati e allontanati; nove giorni prima, il 9, a Roma i NoGreenPass guidati dall’estremista di destra, Giuliano Castellino – condannato a 8 anni in primo grado – bucavano il cordone delle forze dell’ordine e devastavano la sede della Cgil. Più recenti i blocchi stradali dei giovani di Ultima Generazione – puniti con un decreto ad hoc – e quelli tollerati dei trattori corteggiati dal centrodestra.

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