IL CUORE DELLA RIVOLUZIONE VERDE INIZIA A BATTERE DALLA SCUOLA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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IL CUORE DELLA RIVOLUZIONE VERDE INIZIA A BATTERE DALLA SCUOLA da IL MANIFESTO

Il cuore della rivoluzione verde inizia a battere dalla scuola

AMBIENTE . Senza una sostituzione della classe dirigente presente e in arrivo – in Italia e nel mondo – non riusciremo a fermare la deriva che ci sta portando alla catastrofe

Guido Viale  11/08/2022

Riusciranno le 100mila firma raccolte da Repubblica in calce alla “lettera-appello degli scienziati alla politica” perché prenda atto della gravità della crisi climatica a spostare in prima pagina, e tutti i giorni, dal ghetto redazionale di Green&Blue, gli articoli sulle cause della scomparsa del Po, dello scioglimento dei ghiacci, degli incendi di metà delle foreste del pianeta, delle ondate di calore che si alternano ad alluvioni devastanti, ecc.? E quand’anche quelle firme facessero l’effetto cercato, chi mai si occuperà di realizzarla, la conversione ecologica? La fantomatica agenda Draghi, fatta di guerre, armi, gas e Grandi opere? Cingolani, che pensa solo ai gassificatori e ad allungare la vita della Ferrari? Il ministro Giovannini, alfiere dello “sviluppo sostenibile” con Alta velocità e nuove autostrade (e ora anche con il ponte sullo Stretto)? Oppure “l’agenda Meloni”: Dio, patria e famiglia? Quella sì che ci metterà al sicuro dal disastro!

Basta pensarci per capire che senza una radicale sostituzione di tutta la classe dirigente presente e in arrivo – non solo in Italia, ma in tutto il mondo – non ci si schioderà dalla deriva che ci sta portando alla catastrofe. Ma chi può mai prendere il posto di un establishment bollito in tutte le sue versioni?

Un candidato c’è. Sono le nuove generazioni sotto i cui piedi la Terra brucia, si dissecca, si dissesta, preparando loro, nel migliore dei casi, una vita d’inferno. Che se ne siano accorte lo dimostra, prima e soprattutto dopo la comparsa di Greta, il movimento Fridays for Future e gli altri movimenti fratelli. Ma per formarsi come nuova classe dirigente nei tempi stretti che rimangono, non basta manifestare, protestare, appellarsi alla “Scienza”. Occorre sperimentare e cominciare a praticare delle vere alternative. A partire da dove il movimento è nato con gli scioperi del venerdì.

Le scuole sono punti nevralgici di ogni possibile ricomposizione di una comunità di umani, di territori e di altri esseri viventi alleati per salvaguardare i rapporti reciproci che li tengono in vita. Le scuole dovrebbero essere i luoghi deputati a trasmettere tra le generazioni saperi frutto di decenni, secoli e millenni di esperienze. Ma la generazione presente, quella adulta, sta dimostrando ben poca attenzione per quello che le succede intorno; ha imparato ben poco dalle generazioni precedenti (relegandolo nelle soffitte di un’Accademia fine a se stessa); e non ha quasi più niente da trasmettere alle nuove generazioni se non tecniche avulse dalla consapevolezza delle conseguenze della loro applicazione.

Per questo è nelle scuole, innanzitutto, che occorre invertire rotta, perché siano le nuove generazioni – quelle che hanno capito o capiscono che ne va del futuro di tutti – a trasmettere alle generazioni precedenti questa loro consapevolezza. Promuovendo un cambio radicale dei programmi scolastici; delle pratiche didattiche; dei rapporti tra allievi e docenti; di quelli tra interno (alla scuola) ed esterno (innanzitutto le rispettive famiglie); di quelli tra vita quotidiana e istituzioni; e, soprattutto, del rapporto tra gli esseri umani e il resto del mondo: alla scoperta del fatto che siamo parte di questo mondo, ma anche che il resto del mondo fa parte di noi. E poi battersi, perché la scuola sia aperta a tutti, tutto il giorno, abbia pannelli solari, pompe di calore, coibentazione dei muri, orti didattici nelle pertinenze; perché sia di esempio per tutti.

È dalle scuole, che deve iniziare l’abbandono di quella cultura antropocentrica che ha dominato gli ultimi secoli in Europa e poi nel mondo e delle attività che ne sono conseguite: quelle che con l’avvento dell’antropocene stanno portando all’estinzione la specie umana e non solo.

Un compito da Davide contro Golia. Ma gli adepti di Fridays for Future e i loro compagni di mobilitazione devono avere il coraggio di farsi Davide contro il Golia di un sistema di dominio che fino ad ora ha irriso – o solo finto di prendere sul serio; il che è ancora peggio – la loro irrilevanza, la loro “minore età”, la loro “incompetenza”. Loro sì, invece, che sanno il da farsi …E’ già successo in un non lontano passato che un confronto del genere si verificasse, sconvolgendo per qualche tempo i saperi e i poteri costituiti. Ma quel compito non è riuscito ad arrivare a buon fine. Ora però il tempo stringe; e “non c’è alternativa”.

Le scuole possono diventare un punto di accumulo delle forze necessarie a invertire l’attuale deriva, per poi riverberarsi, anche attraverso un salutare shock nelle famiglie, sui quartieri, sul territorio, sulle aziende, sulle fabbriche, sulle istituzioni. Non si può pretendere che le classi dominanti, e i governi alle loro dipendenze, cambino le loro stupide agende senza che i veri interessati a questo cambiamento dimostrino di essere capaci di farlo loro: per lo meno nel loro ambiente naturale, che è la scuola. Una scuola aperta, dove ci sia posto per tutte le persone di buona volontà ecologica.

Se i sindaci «smart» dimenticano il consumo di suolo

L’AGENDA VERDE . Nove sindaci lanciano un contrappello per il clima dimenticandosi del consumo di suolo che non hanno fermato. Dati Ispra alla mano

Paolo Pileri*  11/08/2022

In questa tormentata estate fatta di incendi, siccità, frane e colate fangose, dove non ci viene risparmiato il naufragio dei politici con i loro spettacolini sempre meno degni del compito che li attende, una ‘piccola’ comunità di 100.000 studiosi ed esperti, me incluso, ha mandato loro un appello chiedendo di inserire ambiente e clima in cima all’agenda della prossima legislatura. In cima, non in un’altra posizione. A questo appello hanno risposto sulle pagine di Repubblica nove sindaci di altrettante città a loro volta selezionate dalla Commissione Europea per la Mission Climate-neutral al 2030 che in modo verboso si accodano all’appello.

Bene, bravi. Però, non mi convince una cosa. Delle varie competenze in capo ai sindaci, ve ne è una che è tutta loro e nessuna gliela toglie e sulla quale loro possono fare molto: la decisione sull’uso del suolo, la risorsa più delicata, non rinnovabile e non resiliente ed enormemente strategica per la mitigazione climatica.

Giusto una dozzina di giorni fa Ispra ha presentato il rapporto nazionale sul consumo di suolo e allora sono andato a vedere se quelle nove città sono state rispettose del suolo. Questi gli incrementi di cementificazione tra il 2020 e il 2021: Milano +18,68 ettari; Bergamo +4,76; Parma +11,2; Roma +95,05; Bologna +3; Firenze +3,25; Padova +2,56; Torino +3,08; Prato +5,02. Non una di loro si è fermata. Proprio loro, che scrivono che è urgente una «coraggiosa svolta ambientale» non hanno spento le betoniere nemmeno quando tutti noi eravamo in lockdown.

Il dubbio di un pelo di ipocrisia mi viene, anche perché l’uso del suolo è la cartina di tornasole di un buon governo del territorio. Perché i nostri nove cavalieri delle smart city anziché invocare mille parole teoriche, non iniziano a impegnarsi pubblicamente su ciò che loro possono davvero fare ovvero non consumare più suolo? E invece del suolo nessuna traccia nel loro appello. E questo la dice lunga. Come pure la dice lunga la sostanziale assenza, nel passato, di vigorosi appelli politici contro il consumo di suolo. Per rendere (più) credibile il vostro appello, cari sindaci, occorre che dichiariate anche da che parte state concretamente sull’uso della risorsa più strategica, il suolo, evitando di glissare.

È pur vero che con una mano avete fatto qualcosa di green, ma l’altra ha continuato a spalmare cemento, poco importa se per case meno energivore o per strade dove passeranno auto elettriche. Fintanto che abbiamo case e capannoni vuoti, solo quelli vanno usati. E sottolineo solo. E non ci dite che il vostro sforzo green è della serie ‘meglio poco che niente’, perché del poco oggi non possiamo accontentarci e serve solo a fare ancora greenwashing e ritardare l’appuntamento con la salvezza climatica. Occorrono atti concreti e occorrono proprio a partire dall’uso del suolo. Dichiarate tutti assieme che il prossimo anno il consumo di suolo delle vostre città paladine dell’ambientalismo, sarà zero. Chi di voi è sindaco anche di città metropolitana, dichiari che andrà a monitorare tutti i piani urbanistici, tutti i consumi di suolo, tutte le rigenerazioni per capire meglio perché si continua ad asfaltare. Tra voi vi è il sindaco di Milano, fiero promotore delle Olimpiadi2026 senza, però, che vi sia uno straccio di contabilità indipendente sul consumo di suolo nei luoghi delle gare e in quelli connessi (ma vi sembra possibile?).

C’è bisogno che dichiariate tutti assieme che il suolo è una risorsa ecosistemica e del suo consumo le vostre Giunte si fanno corresponsabili e che vi farete personalmente carico di innescare un appello ai vostri colleghi per una legge nazionale che fermi il consumo di suolo (magari ingaggiate anche la vostra associazione, Anci, che troppo poco ha fatto fino a oggi in materia). Chiedete di partire dai grandi sviluppatori (logistica in primis) sottoponendoli a meccanismi fiscali di fortissimo disincentivo a consumare suolo libero. E così via. Insomma, siate concreti e non teorici, perché i risultati delle vostre teorie e promesse li tocchiamo con mano: il consumo di suolo netto in Italia è aumentato in un solo anno di oltre il 22%. Un aumento che non arriva dal cielo, ma dalle vostre firme sui piani urbanistici e sui permessi di costruire, dalla mancanza di coraggio ad opporsi a leggi regionali colabrodo come quelle di Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.

Visto che volete guidare il cambiamento, partite dal tutelare per sempre la risorsa più scarsa, irriproducibile e non resiliente che abbiamo, il suolo, e depositate là il vostro coraggio politico per il futuro.

* Politecnico di Milano

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