IL “BULLO” OCCIDENTALE TRA TEHERAN E ISRAELE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL “BULLO” OCCIDENTALE TRA TEHERAN E ISRAELE da IL FATTO

Il “bullo” occidentale fra Teheran e Israele

 

ELENA BASILE  16 APRILE 2024

La classe di servizio costituita da burocrati e intellettuali è all’opera. Bisogna difendere il bullo e trasformare, con un’operazione che nei rapporti interpersonali è chiamata dagli psicologi gaslighting, le vittime in carnefici. Non abbiamo alcuna simpatia per la teocrazia iraniana, siamo tuttavia costretti con onestà intellettuale a ristabilire un ritratto vero delle dinamiche internazionali.

L’Occidente, che a partire dal 1999 con i bombardamenti su Belgrado ha smarrito la sua identità, ha violato le regole da esso stesso create e si è gradualmente allontanato dalla democrazia liberale, agisce come il bullo del quartiere, pronto a punire chi non si inginocchia ai suoi atti di prepotenza e osa alzare la testa. L’abbiamo visto con la Russia. L’aggressione strategica occidentale doveva essere ingoiata dal perdente della guerra fredda (così lo chiamava Condoleezza Rice e a pappagallo alcuni nostri brillanti analisti), pena sanzioni e guerra per procura attraverso l’Ucraina. In Medio Oriente, Israele potenza occupante dal 1967, che ha violato il diritto internazionale e onusiano, in seguito al barbarico attacco di Hamas del 7 ottobre ha iniziato un’operazione di pulizia etnica (o di possibile genocidio secondo la Corte internazionale) decimando bambini e donne a Gaza. Ha avuto come unica risposta muscolare la reazione degli Hezbollah, degli Houthi e delle milizie sciite in Iraq e Siria, che del resto sono state ripetutamente attaccate da Israele. Reazioni povere e deboli che non hanno fatto gravi danni e servivano più che altro a calmare il furore delle pubbliche opinioni arabe. L’Iran non ha mai avuto intenzione di iniziare un conflitto aperto con Israele. Sarebbe stato suicida, data la disparità di forze e la prevedibile discesa in campo di Washington. È stato costretto alla reazione, a cadere nella trappola, non perché – come inventano anche i migliori editorialisti – sia un regime che considera le “insurrezioni della popolazione insurrezioni contro Dio”; ma perché ha dovuto seguire la logica di potenza che guida tutti gli Stati. Dopo aver subito l’atroce attacco terroristico che ha prodotto centinaia di vittime civili innocenti da parte di un fantomatico Isis in grado, guarda caso, di attuare operazioni che vanno a vantaggio dell’Occidente e dopo aver ingoiato continue provocazioni, attacchi in Libano e in Siria, contro le proprie milizie, fino all’indecente attentato alla rappresentanza diplomatica iraniana a Damasco, Teheran ha compreso che abbassare la testa e non reagire avrebbe incoraggiato il nemico nell’escalation cui mirava. Ha risposto consapevole di non fare danni irrimediabili. Un avvertimento e una supplica agli Usa di non scendere in guerra.

L’attacco all’Iran è perorato dalla lobby israeliana da anni. Purtroppo la tenacia del governo terrorista di Netanyahu e l’insipienza occidentale vi è pervenuta. Uno dei migliori nostri editorialisti stigmatizza Teheran che si permette di dettare regole a Israele: “Ho risposto, ora siamo pari”. Sembra di leggere i giornali che descrivevano le insurrezioni coloniali al tempo dell’Impero inglese. Come è possibile che qualche Stato, qualche popolo si rivolti contro le regole per quanto ingiuste e brutali dell’Impero bianco e colonizzatore? Sul giornale che un tempo ospitava Giorgio Bocca ed era un riferimento del socialismo riformista, si legge che l’Iran starebbe tramando contro l’Occidente per operazioni ostili: guerra ibrida delle milizie e tentativo egemonico in Medio Oriente contro Riad e i poveri Usa che con gli accordi di Abramo volevano creare una zona di sicurezza e prosperità. Il giornalista non è informato. Riad e Teheran collaborano nei Brics. Washington ha creato solo morti e disperazione in Medio Oriente “esportando la democrazia”. Gli accordi di Abramo avrebbero normalizzato la regione sulla pelle del popolo palestinese. L’Iran non è un isolato Stato canaglia, non è la Libia distrutta dall’azione scellerata di Regno Unito e Francia. Di quante morti è responsabile l’attuale ministro degli Esteri Cameron in Libia? Nella sua visita recente a Washington ha cercato di convincere i conservatori Usa a sbloccare gli aiuti finanziari in Ucraina, “operazione vincente perché neanche un americano muore in guerra”, ha affermato. Muoiono infatti solo ucraini, sacrificio necessario per la “potenza indispensabile”. Teheran non è l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia. È legata da alleanze a due potenze nucleari: Cina e Russia. L’Arabia Saudita e gli altri Paesi arabi non si uniranno, dato il massacro in Palestina, alla guerra contro Teheran. Il bullo celebrato dai suoi cortigiani agirà isolato e contro ogni regola. L’Occidente smarrisce il suo significato e appare come forza brutale e ingiusta al “resto del mondo”. Calcoli elettoralistici, date le Presidenziali vicine, fermeranno forse queste classi dirigenti che hanno perso moralità e strategia?

Medio Oriente. Una guerra con l’Iran sarebbe la disfatta finale di Joe Biden

alessandro lorsini 16 APRILE 2024L’Iran ha coordinato l’attacco con la Casa Bianca per evitare a Israele qualsiasi danno, se non accidentale. È un paradosso della politica internazionale, ma anche una prassi ormai consolidata, che l’Iran si accordi con gli Stati Uniti prima di vendicare un torto subito. È accaduto anche l’8 gennaio 2020, quando l’Iran lanciò i missili contro le basi americane in Iraq per vendicare l’uccisione del generale Soleimani per mano di Trump. L’Iran fece sapere alla Casa Bianca luogo e giorno dell’attacco.

Il Medio Oriente funziona prevalentemente in questo modo perché una scintilla può appiccare incendi impossibili da spegnere. Ad esempio, Trump anticipò a Putin giorno e luogo del suo attacco contro la base di Shayrat, il 7 aprile 2017 in Siria, per non colpire i soldati russi presenti in quel Paese. È pertanto errato valutare la capacità offensiva di Teheran in base a questo attacco. Gli iraniani hanno comunicato agli Stati Uniti, quasi certamente attraverso l’Oman, il giorno, le traiettorie e le armi che avrebbero utilizzato. Gli iraniani hanno poi dato 72 ore di tempo a Israele per organizzare la difesa antiaerea e abbattere il cento per cento dei missili contro il proprio territorio. L’Iran ha agito in questo modo per compiacere i propri cittadini ed evitare una guerra con gli Stati Uniti, che Netanyahu ambisce a scatenare. Netanyahu ha bisogno di una guerra Usa-Iran per molte ragioni. La prima è che una guerra di questo tipo lascerebbe Israele con le mani libere di condurre la pulizia etnica a Gaza mentre gli Stati Uniti hanno le mani impegnate con l’Iran. La seconda è che Netanyahu immagina che uno scontro Usa-Iran allungherebbe la sua vita di governo. La terza è che una guerra Usa-Iran passerebbe quasi certamente in eredità a Trump, che odia l’Iran con tutte le sue forze. Netanyahu pensa che una guerra Usa-Iran nel 2024 potrebbe prolungarsi almeno per la durata della prossima presidenza americana.

Dal canto suo, Biden non vuole una guerra con l’Iran per cinque ragioni. La prima è che ha lavorato per la distensione con l’Iran sotto Obama. La seconda è che l’Iran è un Paese di 90 milioni di abitanti con risorse energetiche pressoché illimitate e un arsenale missilistico molto temibile. La terza è che la Russia appoggerebbe l’Iran. Putin darebbe volentieri all’Iran la difesa anti-aerea per abbattere gli aerei americani invertendo lo schema d’Ucraina, dove la contraerea americana abbatte gli aerei russi. L’Iran ha assunto importanza vitale per la Russia che si prepara alla Terza guerra mondiale con la Nato. La quarta è che l’Iran verrebbe appoggiato anche dalla Cina. Una guerra Usa-Iran potrebbe durare a lungo e sfociare addirittura nella terza guerra mondiale. La quinta è che Biden perde voti soprattutto per la sua politica estera fallimentare: Biden ha fallito in Ucraina e pure in Palestina, dove migliaia di bambini palestinesi vengono uccisi con i suoi proiettili. Una guerra con l’Iran decreterebbe, quasi certamente, la sconfitta elettorale di Biden con il record assoluto di tre fallimenti in politica internazionale su tre, a cui bisognerebbe aggiungere l’Afghanistan lasciato in mano ai talebani. Nella prospettiva americana, Biden ha avuto il merito di separare la Russia dall’Europa e di avere espanso la Nato, cioè gli Stati Uniti, ai confini con la Russia. Ed è un successo. Però ha perso la guerra con Putin rovinosamente. La mortificazione che Putin ha inflitto a Biden in Ucraina è talmente grande per tutto l’Occidente da non essere quantificabile.  

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