I PATETICI MACRON-SCHOLZ E L’ITALIETTA A RIMORCHIO DA IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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I PATETICI MACRON-SCHOLZ E L’ITALIETTA A RIMORCHIO DA IL FATTO e IL MANIFESTO

I patetici Macron-Scholz e l’italietta a rimorchio

 

ELENA BASILE  30 MAGGIO 2024

“…arti che penzolano senza vita mentre i genitori li tengono davanti alle telecamere, urlando, piangendo, supplicando disperati… prima non lo sapevo. Ora lo so… questo è ciò che la nostra classe dirigente ha deciso che è normale…”, Tim Foley scrittore britannico. Un testo di una bellezza struggente che non posso riportare integralmente.

Siamo sgomenti di fronte all’ennesimo eccidio di innocenti a Rafah. Siamo sgomenti di fronte al terrorismo di Stato che imperversa in Medioriente utilizzando l’alibi del terrorismo di Hamas. Siamo sgomenti di fronte al terrorismo di matrice israeliana e atlantica che ha colpito Fico, premier slovacco, Mosca 200 morti, Teheran altre centinaia di vittime civili. Siamo sgomenti che la nostra civiltà liberale, la nostra difesa dei diritti umani e delle politiche umanitarie stia lasciando il posto a qualcosa d’altro, di ibrido e violento, difeso dalle classi dirigenti moderate, democratiche a cui abbiamo dato fiducia. Col metodo della rana bollita, ci addormentano, ci distraggono e pochi di noi sono consapevoli del cammino intrapreso. Negli anni Trenta pochi si rendevano conto di cosa stava accadendo alla Germania. Ingoiamo tutto. I bambini agonizzanti e le menzogne di Biden che se volesse potrebbe far cessare la guerra in questo istante. Certo, dovrebbe rinunciare alla sua carriera politica, prendendo le distanze da Netanyahu. Ingoiamo questa stucchevole commedia: l’Occidente che piange per Rafah e resta complice di Israele. Ingoiamo il massacro di ucraini svenduti dalle classi dirigenti ucraine agli interessi angloamericani. Ingoiamo l’escalation che ci incammina verso un conflitto aperto con una potenza nucleare.

Se le nostre armi colpiranno il territorio russo e una coalizione di Stati europei come Svezia, Polonia e Francia invierà truppe regolari per combattere contro la Russia, Mosca non avrà remore ad allargare il conflitto. In Europa liberali, democratici e falsi socialisti, moderati di destra e destra estrema hanno abbracciato la più nauseabonda retorica militarista e hanno difeso la politica destabilizzatrice della Nato alla frontiera orientale dell’Europa, accerchiando la Russia, tentando un cambiamento di regime, erodendo il potere di Mosca a suon di sanzioni, una guerra economica illegale e il sequestro contro il diritto internazionale di fondi russi. L’esasperato soggettivismo ci ha portato a Nietzsche, al nichilismo e alla ideologia nazista. La verità invece esiste. La Russia ha finora reagito alle azioni occidentali: colpo di Stato a Maidan, guerra economica, spedizioni punitive nel Donbass, rifiuto occidentale delle proposte di mediazione del dicembre 2021, cancellazione occidentale della mediazione raggiunta dalle delegazioni russa e ucraina nel marzo del 2022 in Turchia. La Russia risponde con annessione della Crimea, invasione dell’Ucraina ed escalation militare. Mosca reagisce alla destabilizzazione e all’attacco strategico della Nato.

Se ci saranno libri di storia in futuro, queste verità e le nostre responsabilità saranno accertate. A Gaza è evidente che le mani dell’Occidente siano sporche di sangue. Eppure le politiche del blob statunitense in Medio Oriente come in Russia obbediscono a logiche affini. I mostri a Gaza sventolano le loro macabre bandiere. In Ucraina si camuffano. Di fronte al crollo dei valori umanitari e democratici, mentre l’involuzione autoritaria ha ormai colpito l’Occidente libero l’estrema destra avanza, sdoganata dalle stesse classi dirigenti che fingono di combatterla.

L’asse franco-tedesco è in fin di vita nell’Europa polacca anche se qualche ex ambasciatore ci intrattiene con un vecchio catechismo: le opportunità della diplomazia italiana a divenire l’ago della bilancia tra gli interessi divergenti franco-tedeschi. La recessione tedesca e la genuflessione di Berlino e Parigi agli Stati Uniti è palese. De Gaulle, ma anche Mitterrand si rivoltano nella tomba. La Merkel, un cancelliere pragmatico, dalle visioni casalinghe, ci appare al paragone con Scholz una grande statista. La Polonia conta più della Germania per gli angloamericani che decidono le sorti dell’Occidente. Difficile immaginare un ruolo per l’Italietta atlantica, incapace di una politica autonoma nel Mediterraneo. Conoscendo l’indole italiana, poco incline dopo il fascismo a nuove avventure guerresche, Crosetto e Tajani fanno di tutto per rassicurare l’opinione pubblica. Eppure in un conflitto diretto noi saremo i primi coinvolti.

La visita di Macron a Berlino è patetica. Il carnefice del liberalismo tuona contro l’autoritarismo di destra. A noi resta una luce tenue nel buio: che le vere forze di opposizione alle guerre e alla degenerazione del mondo libero raccolgano i consensi di quel 60% che non va più a votare. Ai rassegnati va gridato “Indignatevi”, Hessel lo sapeva bene.

Colpire in territorio russo, via il tabù in ordine sparso

EUROPA CON L’ELMETTO. Il colosso degli armamenti Rheinmetall è il nuovo sponsor del Borussia Dortmund

Sebastiano Canetta, BERLINO  30/05/2024

In ordine sparso, ciascuno pensando agli affari politici suoi, seppure tutti pronti ad assumere la postura richiesta dal segretario generale della Nato. Con i falchi della guerra totale alla Russia contro le mezze-colombe sempre troppo poco propense a rischiare l’escalation finale. Formalmente gli Usa tengono la red-line del veto agli attacchi in profondità in territorio russo («la nostra posizione non cambia») tuttavia l’amministrazione Biden sul tema è più che spaccata e perfino l’ex dialogante Trump ormai immagina di «bombardare Mosca» (secondo quanto riporta il Washington Post); mentre Francia e Germania annunciano la nuova gigantesca joint-venture per produrre insieme le armi a lunga gittata, premendo a quattro mani l’acceleratore europeo sull’intervento diretto.

«Il diritto internazionale non limita la difesa dell’Ucraina ai propri confini» è la giustificazione dell’ennesimo dietrofront del cancelliere Scholz, sintomatica dell’aria che tira due anni e tre mesi dopo l’invasione dell’Ucraina. Di fatto tutti i tabù dell’inizio di guerra – quando il leader Spd voleva inviare al massimo elmetti e tende da campo – si sono sgretolati uno dopo l’altro in concomitanza con i bollettini indicanti la lenta ma continua avanzata russa in tutti i settori del fronte.

«Siamo molto preoccupati» fa trapelare alle agenzie di stampa una fonte diplomatica in campo Nato ben addentro al summit informale dei ministri della Difesa occidentali previsto oggi e domani a Praga. Anche qui il grande nodo da sciogliere restano le divergenze fra «i Paesi inclini a fare di più e in modo diverso da quanto fatto finora e i governi più prudenti. Da questo punto di vista Scholz ha fatto un passo avanti». Sarà l’incontro preparatorio del più importante vertice di Washington dove verrà stesa in dettaglio la tattica dell’azione comune. Sulla strategia invece nessuna diserzione rispetto alla linea annunciata dal segretario generale Nato Jens Stoltenberg, recepita più o meno in automatico da tutti gli alleati.

«Kiev può utilizzare le nostre armi per colpire il territorio russo» coincide con il nulla osta del governo di Helsinki, contemporaneo allo scontato via libera della Polonia, altro Paese in prima linea sul confine Est insieme ai tre Baltici e già disposto a inviare truppe proprie al di fuori dagli accordi Nato. La Svezia invece fa tempestivamente sapere di aver appena stanziato aiuti all’esercito ucraino per oltre un miliardo di euro. «Non cerchiamo l’escalation ma dobbiamo cambiare tattica dopo l’avanzata russa a Karkhiv» è il succo del summit di Praga. Significa che al di là delle dichiarazioni il cambio di passo è deciso nonostante i distinguo e le diverse parti in commedia.

Esattamente un anno fa, poco prima della controffensiva ucraina poi clamorosamente fallita, il caveat Nato era ancora di limitarsi alla difesa soprattutto area del territorio ucraino. Poi è arrivata la promessa degli F-16 recentemente confermata dal Belgio con il supporto degli altri undici Paesi in cui attualmente si addestrano i piloti dell’aeronautica ucraina, le bombe a grappolo dagli Usa vietate dalla convenzione firmata da oltre 100 governi, e infine la fornitura da parte di Stati Uniti e Regno Unito dei sistemi missilistici guidati “Himars” e “M-270”.

Finché ad aprile Macron in gran segreto ha spedito a Kiev i suoi “Scalp” equivalenti, e iniziano ad arrivare anche gli “Atacms” con raggio d’azione pari 300 km fatti inviare egualmente sottobanco e senza dire una parola dai consiglieri militari di Biden a febbraio. Ma ci sono anche gli istruttori militari francesi ufficialmente acquartierati in Ucraina dal 27 maggio e la marea di volontari addestrati in Occidente.

All’Ovest però non servono soltanto armi bensì la “giusta” comunicazione del concetto di difesa che l’opinione pubblica di tutti i Paesi Nato si ostina ad associare alla guerra. Da ieri il colosso degli armamenti Rheinmetall è il nuovo sponsor del Borussia Dortmund. Un altro tabù distrutto: per la prima nella storia un’azienda di armi sponsorizza una squadra di Bundesliga. La partnership milionaria durerà tre anni e non è solo una questione di soldi. Secondo Hans-Joachim Watzke, amministratore delegato del Borussia: «Sicurezza e difesa sono due pilastri della nostra democrazia. Ecco perché questa sponsorizzazione è giusta».

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