I NO PONTE: “UNO SPOT. ESISTE SOLO NELLA TESTA DI SALVINI” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
12103
post-template-default,single,single-post,postid-12103,single-format-standard,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.4,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.10,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-7.6,vc_responsive

I NO PONTE: “UNO SPOT. ESISTE SOLO NELLA TESTA DI SALVINI” da IL MANIFESTO

Riecco i No-Ponte: “Uno spot. Esiste solo nella testa di Salvini”

VIAGGIO NEI COMITATI DI CALABRIA E SICILIA – Bloccato nel 2012. Ora il governo ci riprova. Amministratori e docenti universitari di Reggio e Messina mettono in fila i problemi: dai costi ai rischi sismici all’impatto economico

LUCIO MUSOLINO  4 MAGGIO 2023

Reggio Calabria. “Realizzeremo il sogno. Signori, costruiremo il Ponte”. “Dopo 50 anni di chiacchiere questo Consiglio dei ministri approva il Ponte che unisce la Sicilia al resto d’Italia e all’Europa, l’opera più green del mondo, assolutamente sicura che verrà certificata dai più grandi ingegneri delle migliori università italiane e internazionali. Avremo il ponte a campata unica più bello, sicuro e green del mondo”. La prima frase, più sobria, è di Cetto La Qualunque. La seconda, invece, è del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini che, da mesi, sta rilanciando la realizzazione di un’opera il cui progetto era stato prima fermato nel 2008 dal governo Prodi e poi bloccato nel 2012 dal governo Monti.

A distanza di undici anni, però, nulla è cambiato se non la revoca dello stato di liquidazione della società “Stretto di Messina Spa” che è già costata ai contribuenti oltre un miliardo di euro. Il tutto per un’infrastruttura che secondo i vari comitati “No Ponte” sarebbe una cattedrale nel deserto. Il problema, in realtà, non si pone nemmeno. Di questo è sicuro Guido Signorino, professore del dipartimento di Economia dell’Università di Messina che, da decenni, si batte contro il Ponte a fianco dell’ex sindaco peloritano Renato Accorinti. Il perché è semplice: “La realtà è che il progetto non c’è – spiega il docente –. L’unico è quello preliminare e non è ancora approvato malgrado ciò che viene detto. È stato approvato dalla Società Stretto di Messina con procedure interne, però non ha ottenuto tutte le autorizzazioni. La valutazione di impatto ambientale non è stata completata e il ministero dell’Ambiente, nel 2013, l’ha di fatto negata”. Per Signorino fa tutto parte del “battage pubblicitario. In questo modo la gente si persuade, mentre la realtà è che il progetto non c’è”.

Quella di Salvini, per il docente di Tecnica e pianificazione urbanistica dell’Università di Firenze Alberto Ziparo è una “balla ad alto impatto mediatico”. “Gli attuali animatori del ‘rilancio’ del progetto – dice – omettono un passaggio fondamentale, che fu decisivo nel 2013 per la sua cancellazione ufficiale dalla lista di opere strategiche: lo stesso coordinatore tecnico-scientifico del progetto aveva ammesso che la sua versione esecutiva non era mai stata redatta perché avrebbe provato che il Ponte non si può fare”.

Per i “no-pontisti” è un’opera che non sta in piedi da tutti i punti di vista. Quello ambientale è caro a Renato Accorinti che sulla questione Ponte vorrebbe sentire il parere del Pd di Elly Schlein e dei grillini di Giuseppe Conte: “Devono dire qualcosa di chiaro. La questione geologica è pericolosissima. Messina e Reggio Calabria hanno avuto un terremoto con 100 mila vittime, due città rase al suolo. Qui passa la faglia più pericolosa del Mediterraneo. Il ponte è calcolato per resistere a un terremoto 7,1 della scala Richter. Ma chi dice che non può arrivare al 7.3 -7.4? Il terremoto della Turchia è stato 7.9. Avrebbe sbriciolato il ponte come un grissino. Per questo nel tempo il ponte è stato sempre uno spot politico”.

Sulla sponda reggina del comitato, la pensa così pure il sindacalista Peppe Marra: “È un grande specchietto per le allodole nel senso che tutti i problemi del nostro territorio sono stati subordinati all’idea di costruire l’opera”. Secondo Domenico Gattuso, docente di ingegneria civile all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, rispetto al 2012 la situazione è peggiorata “Quando è stata chiusa lo ‘Stretto di Messina spa’, c’erano 1,6 miliardi che erano sul tavolo per le città dello Stretto. Soldi che sono spariti. La mia idea è che sia un tentativo ulteriore di speculazione. Ma come dare credibilità a un Salvini che ha dirottato i fondi che erano destinati alla statale 106 per pagare le quote latte ai produttori del nord Italia? Come si può dare credibilità a Salvini che, fino a qualche anno fa, diceva che il ponte non stava in piedi, che era più importante che si sistemassero prima le ferrovie, che siamo ancora all’era preistorica e che poi ha cambiato completamente idea? Come si può dare credibilità a Salvini che a un certo punto dichiara che il ponte si fa con 6-7 miliardi e ora scopriamo che siamo arrivati già a 11 miliardi?”.

L’aspetto economico è fondamentale per il professore Signorino che ha studiato i traffici reali sullo Stretto di Messina e che è arrivato alla conclusione il Ponte “è insostenibile dal punto di vista finanziario” oltre che ambientale. Non è un caso che i privati non vogliono assumersi il rischio di impresa che sarà tutto “a carico dello Stato tramite soldi pubblici”. E ancora: il ponte danneggerebbe il porto Gioia Tauro, l’unico nel Mediterraneo che è cresciuto anche durante pandemia. Avendo un’altezza di 65 metri, infatti, il ponte “rappresenterebbe un ostacolo al transito delle navi più grandi che a quel punto andrebbero in Spagna o in Francia”.

Per non parlare dei milioni di metri cubi di materiali che verrebbero depositati in sei discariche a monte della città: “Alcuni di questi sono a ridosso di luoghi abitati – conclude Signorino –. Sei bombe a orologeria. Messina è la città dove ci sono state tragedie per il dissesto idrogeologico. Rischiamo di consentire una disgrazia annunciata”. E quella di Giampilieri del 2009, con i suoi 37 morti, non ha insegnato nulla.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.