I MORTI NON HANNO VALORE. CONTA SOLO IL “POTERE” da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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I MORTI NON HANNO VALORE. CONTA SOLO IL “POTERE” da IL FATTO e IL MANIFESTO

Da Marìas a Odisseo, la guerra fa solo sperpero di vita

Andrea Vitali  20/08/2023

 Di sperpero, sconsiderato spreco, parlano lungamente sir Peter Wheeler e Jaime Daza in “Il tuo volto domani”, di Javier Marìas e lo fanno a proposito dei milioni di vite umane andate perdute durante la guerra civile di Spagna e poi la seconda, mondiale. Difficile non soffermarsi su un sostantivo così pieno e fatale senza pensare all’attuale conflitto russo-ucraino. Quale che sia la fine, se mai verrà, se mai si lasceranno le cose così come stanno, le terre conquistate da una parte, quelle perdute dall’altra, oppure si andrà avanti ancora più insensatamente, chi giustificherà ai morti di entrambi i fronti lo sperpero che è stato fatto delle loro vite? Poiché i morti hanno voce, fin dall’antichità è noto, e incurante della divisa indossata qualcuno si farà sentire. E con voce di Achille pronuncerà le stesse parole che Il Mirmidone dice a Odisseo disceso nell’Ade: “Non abbellirmi, illustre Odisseo, la morte! Vorrei da bracciante servire un altro uomo, un uomo senza podere che non ha molta roba; piuttosto che dominare tra tutti i morti defunti”. Quei morti che nel caso di guerra sono tutte, senza alcuna distinzione di bandiera, giovani vite sperperate e nella maggioranza dei casi appartenenti a uomini “senza podere che non ha molta roba”. Sono i bei ragazzi che navigano a bordo delle navi di cui ci rende conto una canzone popolare ellenica, “Nerantzoùla ”, e della quale l’indimenticabile Irene Papas ci ha lasciato una straziante versione che varrebbe la pena far risuonare adesso su quei terreni di guerra, alta, altissima, così che possa raggiungere la sommità dei cieli e le profondità della terra a sostegno del sonno di tutti coloro che vi dormono. E, anche, ad ammonimento di coloro che hanno sperperato, e continuano a farlo, i bei fiori fiammeggianti dell’arancio amaro, Nerantzoula appunto, soffiati via da un vento brutale.

Non è un’emergenza, ma una scelta politica

ROMANZO VIMINALE. Le immagini delle tensioni tra migranti e residenti le abbiamo già viste. Forse la destra spera di vederne ancora. Per non dover parlare di salari bassi, sanità allo stremo e riforme fiscali che favoriscono i ricchi. Per scaricare su qualcun altro le proprie responsabilità

Giansandro Merli  20/08/2023

Un’emergenza non può durare trent’anni. Eppure nel 2023 l’immigrazione in Italia è ancora considerata tale. Non è un caso: è una scelta politica precisa. Su cui la destra ha costruito la propria spinta elettorale e a cui il centro-sinistra non ha voluto opporre un modello alternativo. Così l’accoglienza resta ancora un affare del ministero dell’Interno, mentre dovrebbe rappresentare un servizio sociale fondamentale. Il primo canale di inserimento dei nuovi arrivati e, perché no, di contaminazione culturale dei residenti. Un indotto capace di creare occupazione e presenza anche in territori marginalizzati e spopolati. Per farlo, come ogni intervento istituzionale, deve essere programmato. Con tutti gli attori in campo: governo, regioni, comuni, terzo settore, ricercatori, esperti, persone ospitate.

Dopo che tra il 2018 e il 2020 erano diminuiti gli sbarchi il governo Pd-5S e quello Draghi non hanno invertito la rotta. L’esecutivo Meloni, invece, ha rifiutato per mesi il dialogo e dichiarato in aprile l’ennesimo stato di emergenza immigrazione. Ha scelto di investire sui grandi centri, quelli «straordinari». Parcheggi incapaci di garantire crescita, formazione e diritti. Serbatoi di rancore e marginalità per chi è ospitato, motivo di rivalsa per chi vi abita vicino. Le immagini delle tensioni tra migranti e residenti le abbiamo già viste. Forse la destra spera di vederne ancora. Per non dover parlare di salari bassi, sanità allo stremo e riforme fiscali che favoriscono i ricchi. Per scaricare su qualcun altro le proprie responsabilità.

Stragi e genocidi sono connaturati al Potere. Durante l’ultima guerra vi sono stati 6o Milioni di morti. La cosa più singolare è che NON si riesca a capire che nel grande Gioco del Potere i morti, sia di una parte che dell’altra, non hanno valore. Conta solo il Potere.

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