I DIFENSORI DELL’AMBIENTE SANNO SOLO DIRE NO? da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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I DIFENSORI DELL’AMBIENTE SANNO SOLO DIRE NO? da IL MANIFESTO e IL FATTO

Nuke e gas fonti nocive, la tassonomia «verde» di Bruxelles nella bufera

Fuori l’Europa dalla scoria. La Commissione di esperti Ue stronca la bozza von der Leyen che vorrebbe classificare come green il nucleare e il gas metano. Lettere incrociate alla Commissione, anche S&D dice no. L’Austria minaccia azioni legaliAnna Maria Merlo  22.01.2022

Lettere e contro-lettere, pro e a sfavore, da parte di stati e gruppi parlamentari europei, minacce di ricorsi in giustizia, pressioni dei lobbisti fino all’ultima ora, denunce delle ong, parere negativo degli esperti Ue, persino forti dubbi da parte di gestori di grandi patrimoni: c’è confusione attorno all’ultima scadenza, ieri, per la bozza della Commissione sull’«atto delegato complementare» che riguarda l’inserimento dell’energia nucleare e del gas naturale come energie di transizione nella tassonomia europea, la classificazione dell’attività economiche giudicate sostenibili che ha lo scopo di indirizzare gli investimenti (la Commissione prevede investimenti annuali necessari intorno ai 520 miliardi per la transizione energetica della Ue).

IL PARLAMENTO EUROPEO È furioso, per il rifiuto della Commissione di consultare i parlamentari sull’ultima stesura e denuncia l’assenza di un’analisi costi-benefici sulle due fonti di energia. Ieri era l’ultima data limite, dopo che la Commissione non era riuscita a trovare un’intesa l’anno scorso e anche la nuova scadenza, il 12 gennaio, era stata sorpassata.

L’EUROPARLAMENTO CHIEDE più tempo. Tanto più, che un ultimo parere di esperti Ue sostiene che l’energia nucleare, pericolosa, non rispetta il principio di «non nuocere», mentre il gas potrebbe passare come energia di transizione, ma solo a condizione di abbassare ancora il tetto permesso di emissioni di Co2. I ministri dell’Ambiente e dell’Energia sono riuniti a Amiens, in un vertice informale organizzato dalla presidenza francese della Ue, e anche qui le divisioni sono all’ordine del giorno.

LA COMMISSIONE DICE che una soluzione sarà trovata «il più presto possibile». La presidente Ursula von der Leyen ha detto qualche giorno fa che le due energie sono «necessarie per la transizione». L’esecutivo di Bruxelles ha ricevuto varie lettere. Una da parte dei presidenti delle commissioni Ambiente e Affari economici del Parlamento europeo. Una dei gruppi S&D, Renew, Verdi e Left che si dicono «profondamente preoccupati dal processo relativo alla tassonomia delle attività durevoli», ma c’è anche una lettera a favore del nucleare. S&D e Verdi si dicono «preoccupati per il crollo del regolamento europeo sulla tassonomia, dove le parole non hanno più senso e dove il meccanismo inizialmente destinato a mettere in atto la regola d’oro per gli investimenti durevoli e lottare contro il greenwashing perde ogni credibilità». Ieri, il gruppo S&D ha proposto di mettere gas e nucleare «in una categoria a parte», non dentro la tassonomia, ma solo come energie che possono temporaneamente contribuire, in casi particolari, a tagliare le emissioni, per rispettare l’impegno di una diminuzione di Co2 del 55% entro il 2030 e della neutralità carbonio nel 2050.

C’È POI UN’ALTRA LETTERA, proveniente da 4 stati, dichiaratamente ostili al nucleare. «Troviamo la nuova bozza problematica – scrivono Austria, Lussemburgo, Spagna e Danimarca – sia dal punto di vista politico che tecnico». L’Austria minaccia un ricorso alla Corte di Giustizia: «nessuna delle due fonti di energia, nucleare e gas, è sostenibile», ha affermato la ministra austriaca dell’Ambiente, Leonore Gewessel. Il Lussemburgo potrebbe aderire alla denuncia. Ma la coalizione di stati contraria non ha i numeri per bloccare la bozza: è necessario un accordo tra il 72% dei paesi (cioè almeno 20), che rappresentino almeno il 65% della popolazione. Più possibilità al Parlamento, che voterà in blocco sul testo e non potrà presentare emendamenti, ma potrà respingere la proposta della Commissione a maggioranza semplice (almeno 353 voti).

I DUBBI ATTRAVERSANO persino i governi, a cominciare da quello tedesco, tra Spd, Liberali e Verdi. «Consideriamo il nucleare una tecnologia pericolosa – ha detto il portavoce del cancelliere Olaf Scholz – ma per il momento il governo è d’accordo sul fatto che abbiamo bisogno del gas naturale come tecnologia di transizione» (ma ora sul North Stream 2 si addensano le nubi della tensione con la Russia sull’Ucraina). Nelle scorse settimane si è parlato di un deal tra Germania e Francia, per far passare sia gas (voluto da Berlino) che nucleare (difeso dalla Francia, con una manciata di alleati dell’est). Martedì Emmanuel Macron è a Berlino, per incontrare Scholz. Il presidente francese, mercoledì nel discorso al Parlamento europeo, ha precisato: «Dobbiamo riconoscere che l’energia nucleare è un’energia decarbonata, il testo della Commissione è buono perché riconosce anche che dobbiamo dare una mano ai paesi che passano dal carbone al gas». Ma anche tra gli investitori ci sono dubbi, «restiamo fortemente contrari all’inclusione del gas nella tassonomia» fa sapere l’Institutional Investors Group on Climate Change, che gestisce un pacchetto di 50mila miliardi.

LE ONG E GLI ESPERTI SONO delusi. Al Club di Roma, la co-presidente Sandrine Dixson-Declève, sostiene che la bozza della Commissione «non tiene conto di 4 anni di analisi scientifiche e finanziarie» e ricorda che la Cina ha escluso il gas dalla propria tassonomia, la Corea del Sud il nucleare e che persino la Russia, pur essendo produttore, sta preparando una tassonomia senza gas.

GREENPEACE PROPONE una consultazione pubblica, «senza, c’è il rischio di un disequilibrio dei voti» all’Europarlamento. Ma la Commissione non ne vuole sapere: «non siamo tenuti». Le lobbies premono: la produzione di Co2 del nucleare nel lungo periodo è uguale all’eolico, dicono gli uni, il gas ha un ruolo importante per rispettare l’impegno di una diminuzione del 55% delle emissioni entro il 2030, dicono gli altri (e chiedono di alzare il limite a 340 grammi di Co2 per kWh mentre la bozza lo fissa a 270).

Ferdinando Boero

Zoologo, Federico II Napoli, Cnr e Szad

AMBIENTE & VELENI- 19 GENNAIO 2022

‘I difensori dell’ambiente sanno solo dire no’: un circolo vizioso da cui non riusciamo a uscire

È evidente che i difensori dell’ambiente, nel nostro paese, hanno un problema di comunicazione. Dicono no a tutto (nucleare, gas, petrolio, eolico, solare, idrogeno etc.) e sono facilmente accusabili di voler tornare al lume a petrolio (comunque un combustibile fossile). A ogni proposta di soluzione questi disfattisti sollevano una serie di possibili problemi e alla fine non si capisce cosa vogliano. Sanno solo dire no.

Psicologicamente, chi propone problemi non è ben visto, mentre chi arriva con possibili soluzioni viene accolto come un salvatore della patria. Spesso accade che le “soluzioni” generino altri problemi e si potrebbe pensare che questo dia maggiore credibilità a chi ha avvertito che quelle soluzioni erano farlocche. Non è così. Chi ha causato i problemi con le sue “soluzioni” coglie la palla al balzo per proporre le soluzioni ai problemi che ha generato. E trova credito, senza cambiare l’impostazione dei suoi approcci, generando così altri problemi. Che si affretterà a “risolvere”, per mettere finalmente a tacere gli scocciatori che vedono sempre problemi.

È un circolo vizioso dal quale non riusciamo a uscire. Se si chiede la transizione ecologica significa che quello che c’era “prima” non va bene. E quello che c’era “prima” è un certo modo di fare economia e tecnologia. Bene, ci rendiamo conto che questo è un problema, e chi si presenta con le soluzioni? Economisti e tecnologi. E gli ecologi? Quelli strepitano. Come ho fatto io da quando ho iniziato questo blog. Dicono che quelle soluzioni non sono soluzioni e genereranno molti problemi. Disfattisti! Ci propongono un nucleare di quarta generazione (che non esiste) e ci dicono che il problema delle scorie non si pone. Dimenticando che non riusciamo a dislocare le poche che abbiamo.

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Non parliamo dell’economia. La transizione ecologica si basa su un concetto elementare: la crescita infinita del capitale economico non è possibile. Questa folle aspettativa sta erodendo il capitale naturale e mette in pericolo anche l’economia. Giusto! Transizione ecologica!!! Nuovo patto verde!!! Sostenibilità!!!

Ed ecco che arrivano gli economisti e i tecnologi. Gli ecologi? Sono dei rompiballe… dicono no a tutto. E qual è l’obiettivo della transizione ecologica? Ovvio: la crescita del Pil. Ma come… è proprio la crescita del Pil ad aver generato i problemi e ora me la proponete per risolverli? Ma noi adesso abbiamo il nucleare di quarta generazione!!! Ma se non c’è!! Ecco i soliti disfattisti che non credono al progresso!!! Lo faremo, abbi fede. E così il nucleare diventa verde.

È un circolo vizioso dal quale non riusciamo a uscire (lo ripeto, lo so, succede così con i circoli viziosi). Cosa proponete in alternativa? Le rinnovabili??? Ah ah ah! Non funzionano mica! Ecco che i proponenti delle soluzioni trovano problemi… Ma se la Germania lo sta facendo!! Che vuoi che capiscano in Germania!!! E poi serve il litio. Dove lo prendiamo?

Quando sono “loro” a proporre problemi, trovano subito sponde. Se gli dici che dobbiamo innovare tecnologicamente, per superare quei problemi, ecco che tornano con nucleare, gas, idrogeno. Tutto, ma non le rinnovabili.

Neppure i premi Nobel, come Giorgio Parisi, riescono a convincere dicendo che il Pil non può aumentare all’infinito. Piccolo dettaglio: i mezzi di informazione sono in mano “loro” e battono forte la grancassa per convincere che le soluzioni ci sono. I disfattisti siamo “noi”, le soluzioni che proponiamo non funzionano e non funzioneranno (il nucleare di quarta generazione sì).

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Morale: il Pnrr servirà per continuare come prima. Tutti si incontrano a Glasgow e dicono che così non si può andare avanti. Ma a Glasgow i rappresentanti delle industrie basate sul fossile sono più di tutti gli altri partecipanti. Diciamo A e poi facciamo B, facendo finta di perseguire A. Volendo essere maliziosi si potrebbe dire che certi poteri economici hanno grandi possibilità di influenzare l’opinione pubblica e i decisori. Mentre quelli che si preoccupano del futuro dell’ambiente e della nostra specie hanno sì argomenti, ma non la forza di farli valere. In certi paesi ce l’hanno, attraverso un’offerta politica che persegue certe visioni, come in Germania. Ma non da noi. Il M5S pareva avere queste visioni e, infatti, ha imposto l’istituzione di un Ministero della Transizione Ecologica. Ma poi il Ministero propone il nucleare e dice che gli ambientalisti sono dei radical chic che dicono no a tutto, nemici del progresso. Punto e a capo, si torna al punto di partenza. Il muro di gomma, che ti dà ragione a parole e poi ti dà torto con i fatti, funziona a meraviglia. E se si dovesse pensare a un partito per fare come in Germania, non si saprebbe per chi votare.

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I sistemi naturali, intanto, continuano a cambiare a causa delle nostre azioni e cambiano in peggio per noi. Ma che problema c’è? Stiamo cercando altri pianeti abitabili e programmiamo missioni interplanetarie per colonizzarli. Non siamo mica scemi…

Già. Non siamo mica scemi. La soluzione potrebbe essere di mettere quegli economisti e quei tecnologi su un bel razzo e mandarli su altri pianeti, in avanscoperta. Cercando nel frattempo di mettere qualche toppa a questo, con economisti e tecnologi che collaborino con gli ecologi. Ci sarebbe il nucleare di quinta generazione…

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