GRATTERI: “SULLE INTERCETTAZIONI LA RIFORMA DI NORDIO È UN REGALO ALLE MAFIE” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GRATTERI: “SULLE INTERCETTAZIONI LA RIFORMA DI NORDIO È UN REGALO ALLE MAFIE” da IL FATTO

Il sinistro della Giustizia

Marco Travaglio   24 GENNAIO 2023

In uno strepitoso articolo sul Corriere, Luigi Ferrarella racconta tre storie di ordinaria “giustizia” che dovrebbero far riflettere un governo e un ministro seri, quindi non quelli attuali. C’è il procuratore capo di Piacenza che da due anni scrive al ministero perché copra i vuoti d’organico amministrativo (vicini al 50%) e, in mancanza di risposte, chiede a un’associazione di volontariato convenzionata col Comune “l’inserimento del nuovo pensionato L. B. che ha dato disponibilità a prestare attività presso questa Procura 2 o 3 giorni a settimana” per controllare le notifiche degli “avvisi di conclusione delle indagini” al posto di cancellieri e segretari mancanti. C’è la Procura di Milano che ha visto dirottare gli uffici della polizia giudiziaria dal palazzo di giustizia a uno stabile in periferia e, siccome i collegamenti telematici non sono sicuri, sono gli stessi pm a caricarsi in macchina montagne di fascicoli per portarli a destinazione. E c’è la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna che, a corto di personale, si improvvisa centralinista.

Ma il cosiddetto ministro della Giustizia Nordio non bada a queste faccenduole, cioè dell’unico compito che gli assegna la Costituzione (“l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”)? Lui vola alto. Lui vuole separare le carriere dei magistrati perché non se ne può più di tutti questi pm che diventano giudici e viceversa: ben 21 toghe su 9 mila in un anno, una vera emergenza nazionale. Lui vuole salvare le legioni di italiani messi alla gogna e rovinati dai media con intercettazioni penalmente irrilevanti: il Garante della Privacy ha contato ben 20 casi in 27 anni, di cui quasi nessuno ha rovinato nessuno. Lui vuol tagliare le intercettazioni perché ci costano ben “200 milioni all’anno”. Cioè, per avere un’idea: un ottavo di quanto ci costano i 12 condoni del suo governo (gli unici della storia che, anziché portare soldi allo Stato, lo rapinano); poco più della metà della sola frode fiscale da 368 milioni di dollari dello scandalo Mediaset, costato la condanna definitiva a B.; lo zero-virgola-zero-qualcosa di tutti i miliardi recuperati dallo Stato grazie alle intercettazioni su reati mafiosi, finanziari, fiscali e contro la Pa (solo quelle per Messina Denaro hanno portato a sequestri per 200 milioni, ripagando le intercettazioni di tutte le Procure per un anno intero). Forse il costo delle intercettazioni è fuori controllo? Al contrario: il costo è sceso dai 255 milioni l’anno del 2009 ai 218 milioni del 2021, con un trend in calo costante. Nel 2005 lo Stato spendeva 2.297 euro per “bersaglio”: oggi 1.364. Per questo chiediamo, insieme a già 140 mila lettori, le dimissioni del ministro della Giustizia: per averne uno.

“Sulle intercettazioni la riforma di Nordio è un regalo alle mafie”

NICOLA GRATTERI – “Dalla premier sulla legalità solo parole Vedo in atto uno sfacelo”

DI GIANNI BARBACETTO

24 GENNAIO 2023

L’arresto di Matteo Messina Denaro segna, per qualcuno, la fine di Cosa Nostra. Non la pensa così il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. “No. Le mafie mutano con il mutare sociale. La cattura di Messina Denaro è un episodio nella storia d’Italia, non è la fine di Cosa Nostra, non è la fine delle mafie. Negli ultimi decenni abbiamo già visto che le mafie sparano sempre meno e sono sempre più interessate agli affari. Hanno dunque sempre più bisogno di professionisti per investire e per riciclare, hanno bisogno dei colletti bianchi. È per questo che la possibilità di svolgere intercettazioni per i reati contro la Pubblica amministrazione non deve essere limitata: sarebbe un grande regalo alle mafie”.

Eppure il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, continua a intervenire sul tema e ieri ha detto che sulle intercettazioni è necessaria “una rivoluzione copernicana”.

Sarà un grande errore storico, e ce ne accorgeremo solo in futuro, come tanti si sono accorti solo ora dei guasti della legge Cartabia. Quando un anno fa li segnalavamo io e pochi altri, tutti zitti. Così anche le riforme sulle intercettazioni saranno solo un regalo alle mafie. Il ministro ha detto anche che costano troppo: non è vero, i costi negli ultimi anni sono stati abbattuti, ma se Nordio lo pensa, perché non l’ha detto il 15 dicembre scorso, quando lo stesso ministro ha approvato il tariffario delle intercettazioni con i massimi di spesa previsti, elaborato da una commissione di cui tra gli altri facevo parte anch’io?

Il ministro Nordio, nelle sue molte esternazioni, ha ripetuto anche che le carceri sono la sua priorità: “Le mie prime due uscite chiamiamole pastorali sono state fatte nelle carceri”, ha affermato, “proprio per dimostrare la nostra assoluta sensibilità su questo tema”. Poi però ha smentito se stesso, accettando senza batter ciglio il taglio dei fondi per le carceri e dicendo: “Il taglio lineare non era trattabile. È una scelta politica che io ovviamente condivido”.

Che cosa devo dire? Ne prendo atto.

Lei ripete spesso che c’è l’esigenza di costruire nuove carceri. Con i tagli annunciati non sarà più possibile.

Lo dico da anni: non perché la mia aspirazione sia quella di riempire le carceri: sarei contentissimo di vivere in un Paese dove nessuno più commette reati. Ma penso che solo con nuovi spazi i detenuti avrebbero una detenzione più dignitosa, che è la prima cosa necessaria per rendere rieducativa la pena, unitamente alla possibilità per tutti di lavorare. Bisognerebbe investire nell’edilizia carceraria e nell’assunzione di personale. Ma con i tagli alla Giustizia la vedo difficile.

Nordio ha proposto di utilizzare le vecchie caserme per la detenzione dei soggetti che hanno commesso reati minori, cercando così di ridurre il sovraffollamento. Condivide?

Può essere un’idea. Ma vede, e lo dico per esperienza vissuta, anche ristrutturare un edificio non è una cosa semplice, e neanche poco dispendiosa, se non si sta molto attenti.

È vero, come dicono alcuni, che è diventato critico nei confronti di questo governo solo dopo che da questo governo non ha avuto incarichi?

No, assolutamente. Primo perché non ho mai chiesto niente a nessuno e nessuno mi ha mai contattato per offrirmi alcunché: il mio nome è circolato come circola oramai ogni volta che si deve fare una nomina di qualsiasi tipo, e a farlo circolare sono soprattutto quelli che non mi vogliono. Poi, se si vanno a ripercorrere tutti i miei interventi, io non ho pregiudizi nei confronti di nessuno. Ascolto e poi faccio le mie considerazioni. L’ho fatto con tutti i governi e con tutti i ministri. Il presidente del Consiglio attuale quando si è insediato ha indicato la lotta alla criminalità come uno dei suoi obiettivi. Mi sembrava un buon segno. Invece sono state solo parole, perché poi quello che ora vedo in programma è uno sfacelo, una tragedia, che si va a sommare allo sfacelo già in atto a causa della riforma Cartabia.

Che cosa si doveva invece fare?

Prima di tutto cambiamenti radicali alla riforma Cartabia, anche considerato il fatto che Fratelli d’Italia non l’ha votata.

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