GIUSTIZIA O GIUSTIZIE? DA IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
10412
post-template-default,single,single-post,postid-10412,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

GIUSTIZIA O GIUSTIZIE? DA IL MANIFESTO

Dall’assalto alla Cgil alla precarietà dei lavoratori

L’ETERNO FASCISMO. Ci troviamo dinanzi al fascismo eterno, ad una nebulosa che si presenta nella società e nelle istituzioni sotto le spoglie più innocenti (Eco), da smascherare e denunciare?

Antonio Bevere  10/12/2022

L’ osservazione di Ennio Flaiano nel 1972 («I fascisti sono una trascurabile maggioranza», La solitudine del satiro, 356) è – a distanza di mezzo secolo- ampiamente smentita. Per Umberto Eco (Il fascismo eterno, 2020,edizione speciale per Gedi, 17), «la parola “fascismo” è divenuta una sineddoche, una denominazione pars pro toto per movimenti o fenomeni totalitari diversi».

Fascista come parte del tutto può designare militante della violenta intolleranza verso il dissenso, militante del razzismo e dello schiavismo, avversario dei lavoratori e del sindacato. Il fascismo eterno può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. «Il nostro dovere è smascherarlo e puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo» (ivi, 42 s). Tra le caratteristiche di questa multiforme nebulosa è meritevole di vigilanza la sua posizione nei confronti delle organizzazioni sindacali (smantellate dal regime mussoliniano), alla luce dell’episodio di pirateria contro la Cgil di aderenti all’associazione Forza Nuova, fedele erede e continuatrice del pensiero e dell’azione del fascismo italiano. Risulta dalla sentenza del Gup di Roma (11 luglio 2022, dep. 5 ottobre 2022) che questi e camerati similari, il 9 ottobre 2021, dopo tracotante pretesa di incontrare il segretario nazionale della Cgil – seguita da clamorosa e indisturbata marcia per il centro della capitale – avevano forzato porte e finestre della sede nazionale, sopraffatto gli agenti di polizia, devastato e distrutto documenti, manifesti, computer. Un inquietante concorso nel successo dell’impresa squadrista è emerso dalle dichiarazioni difensive di uno dei condannati: «la Polizia li aveva ‘spalleggiati’ e aveva detto loro ‘rompete tutto’» (pag. 12 sent.). Nessun accertamento è stato sollecitato dalla magistratura, nessuna iniziativa è stata presa dalle forze dalla sicurezza nazionale. La doverosa indagine avrebbe liberato da qualsiasi ombra i vertiti di polizia( il prefetto era Piantedosi, oggi ministro dell’Interno), conformemente al principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza.

Comunque, secondo la giudice, i fatti di devastazione e saccheggio non hanno avuto «matrice fascista» e non hanno cagionato danni all’onore partigiano rappresentato dall’Anpi. Il segretario della Cgil non ha polemizzato con la magistratura, limitandosi a ribadire la richiesta di scioglimento dell’associazione.
Questa negativa emergenza politica merita la completa valutazione del potere punitivo della Stato, accompagnata però dalla consapevolezza di dati del mondo del lavoro che hanno concorso a rendere il fascismo maggioranza non più trascurabile.

Oggi i proletari sono orfani di leader, di rivendicazioni radicali, di ambizioni riformiste, mentre i lavoratori sono oppressi, intimoriti e ricattati dalla disciplina della precarietà e della flessibilità. Le imprese hanno costruito un modello asservito alla libertà di movimento del capitale, tanto da diventare enti finanziari che occasionalmente producono anche beni e servizi. Ne consegue che puntano a contratti di lavoro di breve durata, a una dislocazione della forza lavoro in sincronia con la mobilità del capitale da un settore a un altro, da un paese a un altro (Luciano Gallino, Vite rinviate. Lo scandalo del lavoro precario, Edizioni Laterza la Repubblica, 2019, 57). La precarizzazione indebolisce le tradizionali soggettività sociali e politiche (la classe operaia, il movimento operaio, il sindacato), basate sulla solidarietà e sul conflitto sociale. Si è contrapposta la aggregazione di individui in competizione tra loro e in posizione difensiva verso tutti i diversi , anche se debolissimi (L. Ferrajoli, Per una Costituzione della Terra, Feltrinelli, 36).

Ci troviamo dinanzi al fascismo eterno, ad una nebulosa che si presenta nella società e nelle istituzioni sotto le spoglie più innocenti (Eco), da smascherare e denunciare?

Da quale nebulosa politico-culturale provengono la flessibilità del mercato del lavoro, i contratti a zero ore e la riduzione in servitù dei dipendenti; il rigetto delle masse di immigrati in alternativa al programmato sfruttamenti selvaggio; l’organizzazione di ambienti e di ritmi di lavoro che producono annualmente centinaia di morti e migliaia di invalidi; l’ obbligo degli studenti inesperti di andare in fabbrica ed essere preda della mortifera organizzazione aziendale? Quale matrice costituzionale ha una sentenza che qualifichi associazione a delinquere il sindacato impegnato in una vincente trattativa ?

La giustizia non eccede e non è ideologia

VERITÀ NASCOSTE. La rubrica settimanale su psiche e società.

Sarantis Thanopulos  10/12/2022

Il trattamento di Alfredo Cospito da parte dello Stato italiano è, al di là delle valutazioni squisitamente giuridiche che sono complicate e difficili, un’eccezione alla vita, cosa ben più grave dell’eccezione alla legge. È un trattamento eccezionale ed eccessivo. La giustizia non deve entrare in contraddizione con il buon senso del vivere. La ragion di Stato (un ragionamento teorico che diventa norma comportamentale) non ha alcuna supremazia etica sulla cultura di vita della comunità di cittadini costruita sulla parità degli scambi, sulla profondità e libertà delle relazioni affettive e sul senso della misura. Queste tre condizioni possono sembrare un ideale che non è mai stato raggiunto. Tuttavia in loro assenza lo Stato si riduce a dispositivo impersonale di potere del tiranno sui sudditi. Più sono, invece, soddisfate, più la Polis è una comunità di diversi ma pari (Aristotele) e lo Stato è democratico nella sostanza e non solo formalmente.

Il reato di «strage politica», che include anche l’attentato alla sicurezza dello Stato, pone una questione di civiltà giuridica: la validazione etica delle leggi, al di là della loro logica normativa. È possibile equiparare sul piano della pena, usando la formula dell’“attentato”, un reato realmente commesso e l’intenzione di commetterlo, senza danneggiare l’equilibrio tra «giusto» e «ingiusto» (tra proporzione e sproporzione) che garantisce il vero senso di sicurezza dei cittadini?

L’applicazione del 41 bis alla detenzione di Cospito, che rischia la condanna definitiva all’ergastolo ostativo («fine pena mai»), è del tutto sproporzionata alla forza organizzativa e alla pericolosità del suo agire. Sembra diretta più contro il suo pensiero che contro le sue potenziali azioni future. Davvero questo pensiero rappresenterebbe una minaccia per uno Stato democratico forte?

La spiegazione più ragionevole dell’accanimento nei confronti di Cospito sta nella natura della contestazione anarchica dello Stato. Essa non prende di mira una specifica organizzazione statale con l’ambizione di sostituirla con un’altra: contesta la legittimità dello Stato in quanto tale, non gli riconosce il diritto di esistenza.

A questa posizione ideologica, che è una visione del mondo, si oppone storicamente un’altra che è alla base dell’assolutismo: lo Stato è legittimato da sé e a priori e non attraverso la legittimità delle sue azioni (di cui sono garanti il rispetto dei valori etici e il consenso democraticamente ottenuto e espresso dei cittadini). Nello Stato democratico questa ideologia, precedente il suo avvento, sopravvive in tutte le sue forme organizzative in cui si presume che l’efficacia dell’azione sia un fine.

La presenza nello Stato di apparati autocratici finalizzati, in fin dei conti, alla propria riproduzione permanente, indebolisce seriamente la democrazia.

La fa abitare da un senso di vuoto, corrispondente ai luoghi del suo distacco dal fluire della vita vera, e la rende vulnerabile ai conflitti e alle contestazioni dei cittadini. Usare la legge a scopo difensivo, invece di superare i propri irrigidimenti e automatismi, è un regalo della democrazia all’autoritarismo.

La giustizia non eccede e non è un’ideologia. La sconfitta del senso della misura nella sua amministrazione mostra tutta la difficoltà di trarre insegnamento dall’ hubris di Creonte: l’affermazione del pensiero endogamico, indifferenziante e omologante, dell’oikòs patriarcale nella gestione della Polis, l’esatto contrario di quanto una tradizione politico-filosofica, che ha letto male Sofocle, ha sempre sostenuto. La democrazia rispetta i suoi nemici (questo rispetto è la sua forza), non infierisce su di loro quando sono caduti. Non cerca la vendetta, punisce la violazione dei limiti che rendono possibile la convivenza comune, ma nel farlo non cade nell’errore di superarli a sua volta.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.