GAZA: GENOCIDIO? da L’OFFICINA DEI SAPERI
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GAZA: GENOCIDIO? da L’OFFICINA DEI SAPERI

GAZA: GENOCIDIO?

Antonio Gibelli  14 gennaio 2024

Genocidio?

La questione giuridica sollevata dalla denuncia del Sudafrica contro Israele andrà risolta nella sede della Corte internazionale di giustizia cui è stata posta. La procedura prevede che prima dell’emissione della sentenza, la quale potrà richiedere un tempo lungo, si possa imporre l’interruzione dell’azione israeliana, il che appare importante perchè –  a differenza della feroce azione terroristica di Hamas, consumata in un giorno – quella di Israele, comunque la si qualifichi, è in corso tutt’ora e si annuncia come durevole.

La denuncia del Sudafrica ha sollevato polemiche, distinguo, prese di distanza, inclusi argomenti palesemente capziosi (come l’equiparazione di Gaza a Dresda, ossia di due milioni di civili palestinesi  agli ottanta milioni di tedeschi della superpotenza mondiale nazista) di cui non val la pena di occuparsi. Inoltre si parla molto delle malefatte del Sudafrica e poco o niente del merito. Soprattutto si solleva scandalo contro chi osa  accomunare sotto la categoria di genocidio il comportamento attuale di Israele  e la Shoah.

La Shoah ha un valore giustamente  paradigmatico perchè combina tutti i possibili ingredienti del genocidio nella forma più sistematica, ma non esaurisce tutte le varianti possibili. Non tutti i genocidi sono uguali, ciò che non vieta in sede storica di chiamarli con questo nome: genocidio è stata la Shoah, ma anche quello del popolo armeno, quello del Ruanda (scatenato da una stratificazione sociale e di potere che aveva preso una configurazione etnico-tribale), alcuni parlano di genocidi  anche nel caso delle popolazioni precolombiane sterminate dai conquistatori, decimate indirettamente dalle epidemie e programmaticamente sottoposte a sradicamento delle loro culture per imporre loro quella cattolica. Dunque, la categoria non può essere ridotta a un modello unico ma può essere discussa in sede storica e applicata a eventi diversi.

Modalità dell’azione israeliana: uccisioni dirette

L’esercito di Israele, il quarto meglio equipaggiato del mondo, dotato dei mezzi più sofisticati di scelta, controllo e raggiungimento degli obiettivi, colpisce il territorio di Gaza con bombardamenti che uccidono sistematicamente in maggioranza uomini non armati, donne e bambini, personale medico, giornalisti, e così via.  Secondo i dati forniti dall’ONU, la media giornaliera fino all’11 gennaio era di 247 morti, di cui 48 madri, 117 bambini, 3 medici, 2 insegnanti, 1 impiegato ONU, 1 giornalista. Essendo esclusa l’incpacità, non resta che l’intenzione: o esplicita, come finalità perseguita  o come conseguenza accettata dell’azione (effetto collaterale programmato). Un evento del genere una tantum potrebbe essere considerato preterintenzionale (è il caso dell’uccisione dei propri soldati seminudi, disarmati e con vessillo di resa, che si è effettivamente verificata almeno una volta). Ma non è questo il caso in questione.

Modalità dell’azione israeliana : morti, malattie e sofferenze provocate

Alle morti direttamente provocate dai bombardamenti, si aggiungono le morti, le malattie e le menomazioni permanenti, per ora incalcolabili, dovuti alla limitazione dei mezzi di sussistenza (energia, acqua, cibo), quindi alla denutrizione,  e alla sistematica distruzione delle strutture abitative e sanitarie, le case e gli ospedali, in particolare le sale operatorie e di rianimazione, le incubatrici per neonati ecc.. Tutto questo è reso possibile dallo statuto imposto da Israele a Gaza, divenuta una specie di enorme  campo di concentramento: un territorio occupato, incaccessibile nè da terra nè dal mare se non sotto il controllo di Israele stesso, a parte il varco egiziano ora ugualmente controllato anche da Israele. Una popolazione così confinata può essere, ed è stata, ridotta alla fame, alla sete, all’impossibilità di comunicare anche con la sospensione temporanea di internet.

Continuità dell’azione

L’azione omicida  di Israele è cominciata all’indomani della strage perpetrata da Hamas ed è proseguita senza interruzione tranne una breve sospensione per lo scambio di prigionieri. Il governo Israeliano ha annunciato che la “guerra” durerà ancora a lungo, precisando poi “almeno un anno”. La prosecuzione viene motivata con il mancato raggiungimento dello scopo proclamato (la distruzipone di Hamas), che viene dunque procrastinato di giorno in giorno e di mese in mese. Un’attività che provoca prevalentemente se non esclusivamente vittime civili senza raggiungere lo scopo dichiarato, e che viene iterata di giorno in giorno, costituisce un crimine continuato dagli effetti tendenzialmente illimitati. Col ritmo attuale, tra un anno sarebbe eliminato il 10% della popolazione di Gaza. Se non persegue apertamente, certo Israele non esclude l’eliminazione fisica pressochè totale della popolazione di Gaza.

Complementarietà tra omicidi di civili e pulizia etnica (spostamento coatto ed espulsione di popolazione). Accanto all’uccisione e all’invalidazione  metodica cotinuata di civili, diretta e indiretta, Israele ha enunciato, progettato, messo in atto programmi di spostamento coatto, deportazione, espulsione simili a quelli che hanno preceduto e/o accompagnato genocidi riconosciuti come tali: ad esempio quelli del popolo armeno da parte dello stato turco durante la prima guerra mondiale e dello stato nazista con la collaborazine dei fascisti francesi, italiani ecc. durante la seconda.

Lo stato turco, alleato della Germania (che per questo chiuse un occhio), diede corso al genocidio attraverso un’operazione di spostamento coatto che aveva lo scopo dichiarato di allontanare gli Armeni dal confine con l’Impero zarista che li proteggeva: dunque, uno scopo di sicurezza interna dovuto alla guerra in corso e non una intenzione genocida dichiarata. Di fatto si risolse in un genocidio, perchè le fatiche, le percosse, le eliminazioni dirette produssero l’estinzione e/o la completa diaspora degli Armeni. Le autorità turche atuali negano la natura genocida di quell’azione, ma in Occidente si insiste giustamente per l’uso di quel concetto.

Quanto ai nazisti, si sa che il progetto di espulsione degli ebrei (additati come responsabili del collasso tedesco nella Grande Guerra appena conclusa e quindi della pace punitiva imposta alla Germania, tale da mettere in discussione  l’identità e la integrità tedesca) fu enunciato precocemente nel Mein Kampf: ma espulsione poteva significare spostamente coatto fuori del territorio tedesco (si pensò tra l’altro al Madagascar), solo più tardi divenne identificazione, segregazione, discriminazione, privazione di diritti, più tardi ancora deportazione nei campi ed eliminazione fisica sitematica con gas.

Ora Israele 1) ha obbligato la popolazione a spostarsi all’interno di Gaza trattandola come gregge che si movimenta forzosamente e scompostamente  dentro un mattatoio. Poco importa che lo spostamento coatto venga motivato con la necessità di scansare le bombe che Israele stesso sgancia, per di più contraddetto dal bombardamento di luoghi già indicati come sicuri, dai tempi insufficienti ad effettuarlo, dal viavai imposto tra Nord e Sud;  2) ha spinto la popolazione di Gaza verso il confine con l’Egitto, cercando di buttarla fuori dal territorio da sempre abitato e dentro uno stato contrario a questa accoglienza;  in pratica, una trappola; 3) ha enunciato il progetto di trasferire una quota di polazione palestinese in Congo, come se si trattasse di una merce, di prigionieri, di schiavi (purtroppo al presente anche di migranti “illegali”).

Conclusioni. Anche a non considerare le dichiarazioni esplicite di ministri israeliani sulla disumanità dei palestinesi e le intenzioni manifestate dai coloni di Cisgiordania, ma tenendo conto dell’intenzione dichiarata da parte del governo israeliano di prolungare ad libitum l’azione in corso, far rientrare tutto questo nella categoria storica del genocidio appare del tutto legittimo e appropriato. Israele mostra chiaramente l’intenzione di sbarazzarsi definitivamente dei Palestinesi, in un modo o nell’altro. Chi si fa scudo di falsi argomenti per negarlo, chi invita Israele a moderare la sua azione omicida anzichè a interromperla, chi dichiara che le vittime civili palestinesi sono “troppe” come se ne esistesse una quota legittima e accettabile, di fatto è complice di questo misfatto che si sta consumando sotto i nostri occhi.

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