CON I TEST, NORDIO VUOLE GIUDICI FEDELI COME I CANI da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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CON I TEST, NORDIO VUOLE GIUDICI FEDELI COME I CANI da IL FATTO

Con i test, Nordio vuole giudici fedeli come i cani

PIERCAMILLO DAVIGO  31 MARZO 2024

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio non finisce mai di stupirmi perché in tanti anni di magistratura sembra non essere riuscito a capire quale è la magistratura e quale è il tipo di magistrato disegnati dalla Costituzione della Repubblica. Inoltre, per sostenere le sue tesi, incorre spesso in manifeste illogicità (che, per la motivazione delle sentenze, è un caso di annullamento da parte della Corte di cassazione). Basta leggere la Costituzione, che nella Parte seconda “Ordinamento della Repubblica” nel Titolo I tratta del Parlamento, nel Titolo II del presidente della Repubblica, nel Titolo III del governo e nel Titolo IV della magistratura. E dichiara nell’art. 101 che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge” e nell’art. 104 che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Nello stesso articolo è introdotto il Consiglio superiore della magistratura, composto per due terzi da magistrati. Nell’art. 105 si affidano al Csm “secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”. Nell’art. 106 si precisa che “le nomine dei magistrati hanno luogo mediante concorso” (mentre per i dipendenti pubblici c’è il concorso salvo i casi previsti dalla legge). Nell’art. 107 la Costituzione afferma che “i magistrati sono inamovibili”. Nell’art. 109 si legge che “l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”. Inoltre, secondo l’art. 108, “le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge”.

Chiunque capisce che la Costituzione vuole una magistratura del tutto autonoma dall’esecutivo. Lo stesso ministro della Giustizia, che pur è titolare dell’azione disciplinare verso i magistrati (art. 107 comma 2), è indicato come colui al quale, “ferme le attribuzioni del Consiglio superiore della magistratura, spettano l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia” (art. 110). Quanto ai singoli magistrati, oltre alla inamovibilità e – per i giudici – alla soggezione solo alla legge (mentre per il pubblico ministero è previsto dall’art. 107 ultimo comma che “gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme di ordinamento giudiziario”), l’art. 107 comma 3 afferma che “i magistrati si distinguono tra loro soltanto per diversità di funzioni”. Non solo quindi vi è l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere, ma anche l’indipendenza interna, con la sola soggezione alla legge per i giudici. Il ministro Nordio invece finge che tutto quanto riassunto non esista: per sostenere l’opportunità di test psicologici per l’ammissione in magistratura, ha pensato bene di paragonare i magistrati alla polizia giudiziaria sostenendo che, siccome il pubblico ministero è il capo della polizia giudiziaria (che è composta da soggetti che vengono sottoposti ai test), anche i magistrati devono essere sottoposti ai test. Intanto è evidente la prima fallacia logica là dove pretende di sottoporre ai test non solo i magistrati del pubblico ministero, ma anche i giudici che, pur disponendone, non sono a capo della polizia giudiziaria. Anche a tacere del fatto che la polizia giudiziaria non è un corpo ma una funzione, sicché ci sono persone ha hanno la qualità di ufficiali o agenti di polizia giudiziaria senza appartenere a corpi di polizia e che quindi non hanno fatto quei test, vi è una seconda fallacia là dove pensa che l’autorità da cui dipende una struttura faccia parte della struttura stessa. Il pubblico ministero è il capo della polizia giudiziaria, ma non è un ufficiale di polizia giudiziaria. Secondo l’art. 87 comma 9 della Costituzione, il presidente della Repubblica ha “il comando delle Forze armate”, ma non per questo è un militare. Secondo il curioso argomentare di Nordio, invece, bisognerebbe sottoporre a test il presidente della Repubblica poiché i militari sono sottoposti a test. Ma quel che più conta è che la caratteristica essenziale degli appartenenti a corpi militari o comunque di polizia, gerarchizzati, è l’obbedienza; la caratteristica dei magistrati è l’indipendenza, cioè l’esatto contrario. Ammesso che siano necessari i test, questi non potrebbero essere uguali a quelli in uso presso Forze armate o Corpi di polizia. A meno che non si abbia in mente un modello di magistrato diverso da quello descritto nella Costituzione, cioè un magistrato che ubbidisca, in spregio della Costituzione.

Trilussa, nella poesia Er cane poliziotto del 1911, scriveva: “Jeri ho incontrato un Cane poliziotto./ Dico: – Come te va? – Dice: – benone!/ Ogni ladro che vedo je do sotto./ Li sento da l’odore, caro mio!/ Cor naso che ciò io!… –/ In quer mentre è passato un fornitore/ che Dio solo lo sa quant’ha rubbato./ Ho chiesto ar cane: – Senti un certo odore? –/ Ma lui m’ha detto: – No….. So’ raffreddato… –/ Er Cane poliziotto ch’ho incontrato/ lo faranno prestissimo questore”. Chissà se, con i test propugnati da Nordio, avremo un magistrato obbediente… come un cane.

Psico-test. Da Gelli a B. a Nordio: non li avrei superati neanche io

 ADRIANO SANSA  29 MARZO 2024

Mi venne incontro il parroco del duomo, “volevo informarla”, mi disse, “che i carabinieri mi hanno chiesto informazioni su di Lei perché ha fatto domanda per entrare in magistratura”.

Erano gli anni Sessanta, evidentemente si usava così. E se fossi stato acceso comunista, ateo, protestante, ebreo? Quel sacerdote era un uomo onesto, avrebbe detto comunque la verità. Poi il portinaio, immagino, qualche negoziante, il vicinato. Si usava così, ma non era una bella prassi. Probabilmente non pochi furono discriminati per motivi politici e ideologici.

Ce ne eravamo via via liberati. L’ufficio si otteneva per concorso. Se qualcuno avesse dato segni di gravi patologie psichiche durante la carriera si sarebbe intervenuto.

Ma ecco che l’indipendenza dei giudici, tra le più importanti conquiste civili, dà via via fastidio. Ricordo, sì, inchieste disciplinari pretestuose, ambigui ammonimenti. Tuttavia l’assetto istituzionale tutelato dalla Costituzione ha saputo garantire la soggezione soltanto alla legge, dando corpo alla piena dignità dei cittadini. La gran parte dei difetti nel funzionamento della giustizia, soprattutto la sua lentezza, dipendono da omissioni dei governi, ai quali compete provvedere gli strumenti. Ma di fronte alla corruzione, alle mafie, al terrorismo, alle prevaricazioni dei potenti la magistratura ha potuto reggere grazie proprio alla sua indipendenza da ogni altro potere.

Certo nell’ombra i malfattori, i golpisti, gli abusanti del potere non hanno mai amato il primato della legge e l’uguaglianza di fronte a essa. Ecco il piano della loggia P2 contemplare, tra altre macchinazioni, una selezione su base “psicologica” del magistrati; ecco il piduista Berlusconi inseguire analogo risultato, insieme con la separazione delle barriere, premessa della soggezione dei pubblici ministeri al governo di turno, al Nordio del momento.

Apparentemente si tratta di questioni tecniche, poco appassionanti per i molti cittadini distratti o più propensi a seguire le risse, gettate come uno sprezzante mangime al disprezzato popolo.

E siamo al dunque.

Collegandosi ai bei precedenti appena citati, i fascistoidi al governo ripropongono e stanno in questi giorni attuando il progetto dei test psicoattitudinali, che si prestano a ogni genere di abuso; predispongono la separazione delle carriere; insinuano sottilmente avversione verso i controlli, come negli appalti o nella giustizia contabile, e principalmente verso coloro che l’autoritarismo meno sopporta, i magistrati.

Fateci caso: non si lesina l’elogio di Falcone e Borsellino, però si intacca l’indipendenza che consentì la loro azione. Si ricordano talora i giudici assassinati dal terrorismo, sul quale indagarono in tutte le direzioni, nonostante depistaggi e infedeltà dei servizi segreti proprio perché erano indipendenti; assunti con pubblico concorso senza esami psicologici.

Meno citati coloro che indagarono sulla corruzione, a suo tempo attaccati come “malati di mente” anche per il colore dei calzini.

Ecco dove sta andando il governo della Meloni, la disinvolta caratterista che inganna un Paese rinunciatario.

Mazzettoni, piedi caldi e Minnesota

28 MARZO 2024  Antonio padellaro

Confesso che da quando il governo ha deciso di introdurre le prove psicoattitudinali per i magistrati ardo letteralmente di curiosità per il Minnesota test. Che, come sembra, sarà adottato per stabilire se l’aspirante toga ha tutte le rotelle a posto (oppure se gira con un coltello da cucina in tasca per minacciare gli imputati).

Ho subito saccheggiato Google dove ho scoperto che si tratta di un metodo molto apprezzato dagli studiosi, composto da 567 affermazioni denominate “item”. Per ogni “item” il candidato deve indicare: vero o falso. Tra le prime dieci affermazioni cui rispondere ne cito alcune a me parse significative. “Mi piacciono le riviste di meccanica”. “Ho un buon appetito”. “Mi sveglio fresco e riposato quasi tutte le mattine”. “Vengo facilmente svegliato dai rumori”. Però, la mia preferita è: “Di solito ho le mani e i piedi abbastanza caldi”. Leggo che le risposte a ognuna delle 567 frasi ha “profondamente senso per gli psicologi”, e ciò mi basta e mi avanza, ci mancherebbe altro. Devo altresì ammettere che la mia irresistibile curiosità per il test (che avrebbe già selezionato il meglio dell’esercito e della polizia) è legata al Minnesota, teatro della mitica serie Fargo dei fratelli Cohen, black comedy in cui i delitti più efferati hanno come protagonisti dei perfetti imbecilli.

Ok, sto divagando e chiedo scusa se la proposta che sto per fare possa sembrare in qualche modo collegata ai succitati imbecilli. Tuttavia, sulla scia di quanto proposto dal procuratore Nicola Gratteri (“narco e alcol test per chi governa”) mi chiedo se non gioverebbe alla credibilità delle istituzioni nel loro complesso chiedere a ministri e sottosegretari di compilare, prima della nomina, i 567 “item”. A questo proposito, l’affermazione “ho un buon appetito, vero o falso?”, sembra cucita addosso al ministro Nordio. Mentre Salvini potrebbe rispondere a quella a lui più congeniale sulle mani e i piedi “abbastanza caldi”. Ora che ci penso ci sarebbe anche materia palpitante per i fratelli Coen. Tipo, un giudice che supera brillantemente tutti e 567 gli “item” e poi viene beccato mentre concorda un mazzettone per prosciogliere un premier. Troppa fantasy?

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