CHOC ENERGETICO: PUNTARE SULLE RINNOVABILI E IL RISPARMIO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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CHOC ENERGETICO: PUNTARE SULLE RINNOVABILI E IL RISPARMIO da IL MANIFESTO

Eppure nessuno parla di risparmio energetico

A tutto gas. Se le sanzioni economiche avranno, come speriamo, un effetto sul governo russo, e purtroppo anche sul popolo russo che è contro Putin e questa guerra, non possiamo pensare di scansare gli effetti di queste sanzioni sulla nostra economia e società, sui nostri consumi e stili di vita

Tonino Perna  10.03.2022

In tante piazze in tante parti del mondo si parla di pace, ed è bello sentire e vedere rinascere un movimento della pace in un momento così drammatico. Ma attenzione ai falsi profeti, come denunciava Geremia quando li accusava di dire “Pace! Pace! Quando pace non c’è” (Geremia, 6,14). È facile invocare la pace quando non costa niente farlo. Non è certamente così per il popolo della pace in Russia che rischia la galera, le bastonate e forse peggio. Per gli ucraini che, nelle città occupate dalle truppe russe, scendono coraggiosamente in piazza a mani nude di fronte ai carri armati, come nella Praga del 1968. Ma nella Ue chi invoca la pace e non agisce di conseguenza o pensa che basti invocarla perché accada, si comporta come i falsi profeti dell’Antico Testamento. O peggio ancora invocare la pace e inviare le armi che servono solo a prolungare l’agonia di un popolo, a moltiplicare la carneficina, ad alzare il livello militare dello scontro. Volere veramente la pace per il popolo ucraino significa lottare con tutti i mezzi pacifici per dare un contributo in questa direzione, come ci ricordava Luciana Castellina nel suo recente intervento. E sapere che questo ha un costo.

Se le sanzioni economiche avranno, come speriamo, un effetto sul governo russo, e purtroppo anche sul popolo russo che è contro Putin e questa guerra, non possiamo pensare di scansare gli effetti di queste sanzioni sulla nostra economia e società, sui nostri consumi e stili di vita. Come è noto ormai a tutti siamo dipendenti, noi e la Germania in primis, dal gas e dal petrolio della Russia ed è per questo che le sanzioni sono state escluse da queste due fonti energetiche. Il paradosso è, come ha denunciato per primo Alberto Negri su questo giornale, che in questo modo finanziamo la guerra e lo zar Putin che diciamo di voler combattere.

Il governo Draghi sta cercando altri paesi in grado di fornirci il gas di cui abbiamo bisogno, ma i tempi non sono brevi e rischiamo di continuare a finanziare indirettamente la guerra. Mi domando: chi si ricorda che esiste una cosa che si chiama “risparmio energetico”? Chi ricorda le domeniche a piedi del 1974 quando il prezzo del petrolio aumentò di botto del 400 per cento? Certo, non è quella la soluzione ma lo cito solo per dire che occorre, ed è urgente, una seria politica di risparmio energetico che coinvolga gli enti locali, le imprese e le famiglie. Non è accettabile che in molti enti locali, Università ed altre strutture pubbliche ci sia uno spreco energetico per noncuranza, sciatteria, irresponsabilità di cui ho fatto diretta esperienza e potrei documentare. Lo stesso avviene in molti uffici privati, dove un’alta temperatura d’inverno e bassa d’estate costituiscono una sorta di status symbol dell’impresa. Senza dimenticare che nelle nostre case in pieno inverno si sta con le tshirt e d’estate col maglione, che nei negozi mentre i condizionatori vanno al massimo si lasciano le porte aperte, che c’è tutto un modo di vivere e consumare che è finalizzato allo spreco, di alimenti quanto di energia.

Certamente una seria politica di risparmio energetico richiede un minimo di sacrifici, di cambiare gli stili di vita, mentre l’alternativa è continuare a finanziare questa guerra o far pagare ai ceti sociali a basso reddito il costo della crisi energetica. Infatti, ci sarà comunque un risparmio energetico “forzoso”, per via della crescita esponenziale dei prezzi, che stanno già pagando pesantemente i ceti a reddito medio e basso. Pertanto, una seria politica di risparmio energetico deve essere accompagnata da una giustizia fiscale redistributiva (come sostiene da tempo Piero Bevilacqua e tanti altri), e da una coerente politica ambientale che, con l’alibi della crisi energetica, non ci faccia tornare al passato funebre del carbone.

 

Choc energetico, come evitare la dipendenza dal gas

Energie . La transizione energetica è a un bivio: puntare sulle rinnovabili o investire sui rigassificatori, sul carbone o su nuove estrazioni di gas

Daniela Passeri  10.03.2022

Liberarsi dal gas russo o liberarsi dal gas? Con la guerra in Ucraina e i prezzi di gas e petrolio fuori controllo, la transizione energetica è giunta ad un bivio. Il governo può scegliere di accelerare fortemente lo sviluppo delle fonti rinnovabili, con il duplice obiettivo di garantirsi indipendenza energetica e taglio delle emissioni di CO2, come chiede Elettricità Futura (Confindustria), il salotto buono dell’impresa elettrica italiana, pronto a investire 85 miliardi nei prossimi 3 anni per tagliare il 20% delle importazioni di gas. Oppure può imboccare la via di nuovi investimenti sui rigassificatori, di incrementi della capacità produttiva a carbone, dell’estrazione del gas nazionale, e via con le fonti fossili, senza progressi verso la riduzione strutturale della vulnerabilità energetica, con passi indietro nel processo di decarbonizzazione, rischiando investimenti che in pochi anni potrebbero diventare stranded assests, ovvero beni «incagliati», che si svalutano perché superati.

La richiesta di Elettricità Futura di autorizzare subito impianti di fonti rinnovabili per 60 GW di potenza da realizzare nei prossimi 3 anni con un investimento di 85 miliardi di euro servirebbe a tagliare del 20% le forniture di gas russo. Secondo i calcoli di Elettricità Futura, i 90 TWh di energia elettrica rinnovabile che si potrebbero produrre con i 60 GW di impianti costerebbero 6 miliardi al prezzo delle ultime aste del GSE di 65€/MWh, mentre oggi, con il prezzo del gas alle stelle (il Prezzo Unico Nazionale è sui 450€/MWh) il costo è 41 miliardi. Inoltre, altri studi di settore indicano anche una forte riduzione dei costi degli impianti fotovoltaici (-77% rispetto al 2014) ed eolici (-49% rispetto al 2014).

Per scongiurare gli effetti di una ipotetica chiusura dei rubinetti da parte della Russia – ma per ora il gas continua a fluire – il governo sta correndo ai ripari firmando nuovi contratti di forniture di gas che arriverà attraverso i metanodotti che ci collegano ad Algeria, Libia e Azerbaijan e valutando la possibilità di creare nuovi rigassificatori (si torna a parlare di Porto Empedocle, ma anche di Gioia Tauro) per aumentare gli acquisti di Gnl, il gas naturale liquefatto che può essere trasportato con le navi metaniere da qualsiasi parte del mondo, anche dagli Stati Uniti dove si produce prevalentemente shale gas che si estrae con il metodo molto inquinante della fratturazione idraulica (fraking).

SECONDO GLI ESPERTI DI ECCO, un think tank italiano indipendente su clima ed energia, per mettere in sicurezza il paese non servirebbero nuovi rigassificatori, sarebbe sufficiente sfruttare al massimo quelli che abbiamo. Nel report «Come dimezzare la dipendenza dal gas russo con risparmio e rinnovabili» scrivono che «il grado di utilizzo dei 3 rigassificatori italiani (Livorno, Rovigo e La Spezia) ha ancora un margine di aumento di circa il 20% rispetto all’utilizzo del 2020 (dati Arera)». I tre impianti sono localizzati al Centro-Nord, quindi averne uno, o più di uno, al Sud può fare comodo a diversi settori produttivi. Sono sottoutilizzati anche i gasdotti non russi di Passo Gries, Mazara del Vallo e Gela (16%, 24% e 45% rispettivamente nell’anno 2019-2020).

«La politica degli ultimi 4-5 governi italiani ha puntato a voler fare dell’Italia un vero e proprio hub europeo del gas – spiega Luca Iacoboni, responsabile delle politiche nazionali di Ecco – e questo ci ha resi estremamente dipendenti da questa fonte e quindi vulnerabili. Per questo noi sosteniamo che è urgente un cambiamento strutturale delle politiche energetiche. L’obiettivo non è sopravvivere a una possibile crisi per un taglio delle forniture del gas russo, ma eliminare progressivamente l’utilizzo del gas che è stata la fonte di transizione dal 1990 al 2000 e oggi non può più essere considerata tale oggi anche per questioni di sicurezza, oltre che per affrontare la crisi climatica».

OGGI E DOMANI AL VERTICE INFORMALE dei capi di stato di governo convocato a Versailles si discute la Comunicazione della Commissione europea REPowerEU: azione congiunta per un’energia a buon mercato, sicura e sostenibile, anticipata nei giorni scorsi al Parlamento europeo. Per affrontare la crisi energetica l’UE chiede di diversificare le fonti di approvvigionamento, utilizzare più Gnl, più biometano, aumentare la produzione da rinnovabili velocizzando le autorizzazioni degli impianti e di migliorare l’efficienza energetica. «Nel concreto, questa Comunicazione propone di sostituire la dipendenza dal gas russo con la dipendenza dal gas di altri paesi, mentre non ci ho trovato nessuna azione prioritaria mirata all’efficienza energetica. Ogni punto percentuale di aumento dell’efficienza energetica fa diminuire del 2,6% il consumo di gas, oltre a creare posti di lavoro e contribuire alla salvaguardia del clima – commenta la parlamentare europea del Verdi Eleonora Evi – con una guerra in corso che stiamo finanziando con l’acquisto di gas e petrolio russi, mi sarei aspettata misure più incisive e veloci. Perché dobbiamo aspettare fino a giugno per l’iniziativa sui Tetti solari per dispiegare il più possibile il fotovoltaico? Il gruppo dei Verdi aveva proposto di destinare l’1% del Pil di ogni stato membro a efficienza energetica e rinnovabili, ma questi obiettivi non ci sono nel documento. Noi chiediamo da tempo anche un provvedimento mirato all’indipendenza energetica dell’Europa, un tema di cui si inizia a parlare, ma ancora in modo troppo cauto».

LE MISURE DELLA COMMISSIONE ricalcano il piano in 10 punti suggerito dall’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) pubblicato la scorsa settimana dove, tra le altre cose, non si menziona il carbone e si suggerisce agli stati di tassare temporaneamente gli extra-profitti delle aziende energetiche (tutte, anche le rinnovabili) per calmierare le bollette di imprese e cittadini: da questa azione si potrebbero ricavare 200 miliardi di euro da redistribuire.

Inoltre, la Commissione annuncia di voler indagare sul comportamento potenzialmente distorsivo della concorrenza di Gazprom che nei mesi scorsi ha diminuito i suoi stoccaggi di gas al 16% (mentre gli altri stoccaggi sono al 44%), per poi incrementare il suo flusso di gas nelle ultime settimane, con un tempismo un po’ sospetto.

GLI INTERROGATIVI GENERATI DA QUESTO CHOC energetico non finiscono qui: la deputata di Leu Rossella Muroni ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione parlamentare sui contratti pluriennali delle forniture di gas per capire come si formano i prezzi del gas e a cosa vengono indicizzati i prezzi, se alle quotazioni del petrolio (aumentato del 57%) o a quelle del mercato spot del gas (+ 389 %), per capire chi sta facendo effettivamente gli extra-profitti.

«Qui bisogna rendersi conto che l’interesse collettivo non corrisponde più a quello di Eni. Il governo deve prendere un’iniziativa. Il vero problema è la trasparenza, che assolutamente non c’è – dice Muroni, ancora senza una risposta dal governo – io credo che il Parlamento sia il luogo dove questo meccanismo deve essere spiegato. Altrimenti servirà una Commissione parlamentare d’inchiesta dedicata. C’è in gioco la sicurezza del paese ma anche una filiera industriale, quella delle rinnovabili, che non riesce a svilupparsi perché mancano certezze e prospettive. Con questa crisi rischiamo di tornare indietro di 30 anni. Io rimango stupita quando sento che c’è una parte di Confindustria così arretrata da proporre di rallentare la transizione ecologica. Questa è una posizione che sfida anche noi ecologisti: forse non abbiamo dialogato abbastanza in questi anni».

A una interrogazione simile presentata dai deputati Vallascas e Vianello (M5S) in cui si chiedevano il numero dei contratti a lungo termine, il quantitativo di gas per ogni contratto e i metri cubi previsti per ogni punto di ingresso, la sottosegretaria Gava ha risposto che «sotto molteplici profili, innanzitutto per preminenti ragioni di sicurezza, oltre che per ragioni di tutela di dati sensibili, anche sotto il profilo commerciale, si ritiene non opportuno fornire indicazioni così puntuali».

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