CHI NON FA TERRORISMO SCAGLI LA PRIMA PIETRA da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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CHI NON FA TERRORISMO SCAGLI LA PRIMA PIETRA da IL FATTO

Chi non fa terrorismo scagli la prima pietra

ELENA BASILE  11 OTTOBRE 2023

Noi non siamo il governo di Israele. Siamo la gioventù ebraica e il popolo ebraico che pagano a proprie spese, col proprio dolore, l’inettitudine delle loro classi dirigenti. Siamo i bambini di Gaza, siamo gli innocenti che, se nati dopo il 2007, non hanno conosciuto che una prigione a cielo aperto.

Non entrerò nel confronto paradossale tra le violenze barbariche di Hamas e quelle dello Stato di Israele. Che smemorati i nostri intellettuali progressisti! Hanno già dimenticato Sabra e Chatila, il massacro durato 19 ore, durante il quale le falangi libanesi trucidarono 1300 civili, donne e bambini, sotto la protezione e la benevola sorveglianza delle truppe di Sharon. Come mi ricordava un collega, l’ambasciatore Cardilli, si potrebbero richiamare alla memoria anche le 200 vittime del massacro di Deir Yasin perpetrato nel 1947 dai terroristi ebraici guidati da Begin che divenne poi primo ministro.

Non entrerò in un dibattito sottoculturale. La guerra è orrore. Non ci sono buoni e cattivi. La nostra civiltà non è migliore delle altre. Crociate, guerre di religione, colonialismo, neo colonialismo, guerre di esportazione della democrazia, Julian Assange (non dobbiamo mai dimenticare che langue sotto tortura nell’indifferenza dei sostenitori dei diritti umani): i crimini dell’Occidente sono noti a chiunque abbia letto un libro di storia. Quindi, cari politici progressisti che per fare un passetto avanti nella vostra carriera di servitori del potere e non dello Stato dimenticate tutto, i terroristi non sono solo quelli di Hamas. Il terrorismo è un fenomeno storico. La violenza terrorista nasce quando i canali politici si chiudono e risultano impraticabili. I carbonari, celebrati come eroi nei sussidiari di scuola elementare, erano dei terroristi.

Tutto diviene surreale. La sproporzione di armi tra Israele e Hamas è evidente. Eppure il Quintetto si riunisce per testimoniare solidarietà a Israele con l’invio di nuove armi. Gaza soffoca, ora che la rappresaglia di Netanyahu, feroce e contraria al diritto umanitario e allo Statuto della Corte penale internazionale (la stessa Corte che ha considerato Putin criminale di guerra), ha avuto inizio e la prima decisione europea, poi fortunatamente rivista, era quella di sospendere gli aiuti a Gaza.

Il dilemma degli analisti occidentali è il seguente: come sbarazzarsi una volta per tutte di Hamas e salvare gli ostaggi israeliani? Sono esterrefatta. Invece muoiano pure i bambini, i civili, le donne, gli anziani di Gaza? Come ogni persona di media cultura comprenderebbe, reprimere Hamas nel sangue farà rinascere altri gruppi terroristici: il sangue chiama sangue. Israele può essere salvato da se stesso soltanto se si rimuovono le cause del conflitto con mediazioni che riescano a tener conto dei diritti degli israeliani come dei palestinesi. Si ritorni alla soluzione dei due Stati. Sul punto, non condivido lo scetticismo di Lucio Caracciolo. La volontà politica può molto più di quanto si pensi. Il conflitto franco-tedesco sembrava impossibile da sanare, un dramma storico con vittime innumerevoli. Eppure oggi Francia e Germania sono potenze alleate.

La mediazione è sempre possibile se si mettono sul tavolo i veri interessi in gioco, se si esce dal radicalismo etico e ipocrita di un Occidente che ripiega su se stesso credendosi superiore non solo ad Hamas, ma alla Russia, alla Cina, ai Brics, al Sud globale.

Mi sembra evidente che l’approccio europeo alla guerra russo-ucraina e al conflitto israelo-palestinese sia simile in molti aspetti. Provo a elencarli: 1) appiattimento sulle posizioni statunitensi con la presa di posizioni ideologiche radicate nel finto moralismo e partigiane del governo dell’Ucraina e del governo israeliano; 2) rimozione della storia e delle cause dei conflitti; 3) demonizzazione del nemico, sua delegittimazione totale che impedisce ogni genere di dialogo; 4) fiducia nella catarsi dello scontro militare, della repressione, della vittoria sul campo grazie alla superiorità militare.

È triste vedere le marionette politiche inconsapevoli di star recitando un copione da altri preparato. I neoconservatori americani, di cui Vittoria Nuland è un esempio emblematico, assistente di Dick Cheney e vice di Antony Blinken, legati a doppio filo con i poteri finanziari, hanno da tempo attuato una strategia demenziale quanto coerente. L’egemonia in crisi di Washington si difende con la guerra permanente. Una guerra a bassa intensità che non li coinvolga veramente e non si trasformi in un conflitto nucleare. Il Pentagono è più prudente dei politici e intellettuali “moderati” che chiamano l’Occidente alla guerra contro il nuovo Hitler, identificato ora con Putin, ora con Hamas, ora l’Iran, domani con Xi Jinping. La realtà supera la finzione.

È iniziata la “guerra dei mondi”, la più pericolosa di tutte

 

MASSIMO FINI  11 OTTOBRE 2023

La guerra israelo-palestinese è molto più pericolosa di quella russo-ucraina. È accertato che l’aggressione di Hamas agli eterni aggressori ha avuto subito l’appoggio dell’Iran, anche se gli stessi Stati Uniti ne escludono la regìa (il Parlamento iraniano ha inneggiato pubblicamente a questa azione, il governo è stato solo un po’ più cauto): appoggio non solo ideologico, ma anche con forniture dei mezzi di terra e dei droni che hanno sfondato la linea di confine, cosa inaudita, mai avvenuta in precedenza in questa misura (in passato, al massimo, i guerriglieri di Hamas erano riusciti a penetrare in Israele con due o tre uomini subito freddati).

Adesso gli Usa, che per ora avevano fornito agli israeliani munizioni per il sistema anti-missili, mentre la loro portaerei Uss Gerald Ford si sta dirigendo minacciosamente verso le coste palestinesi, avranno buon gioco e buon pretesto per attaccare l’Iran che vogliono spazzar via dalla faccia della terra da quando nel 1979 l’ayatollah Khomeini scalzò lo Scià di Persia che era totalmente ai loro ordini. Del resto i Pasdaràn iraniani, e lo stesso Iran, sono nell’“asse del Male”, perché tutti gli avversari dell’Occidente sono “terroristi”, da Putin ai Talebani, parecchi dei quali marciscono ancora nella prigione di Guantanamo.

Colpisce, e lo hanno sottolineato tutti, che l’intelligence israeliana, considerata la più efficiente del mondo, si sia lasciata sorprendere in questo modo. E che di sorpresa si tratti lo dimostra anche il fatto che da alcuni mesi il governo israeliano aveva lanciato una campagna per incoraggiare il turismo verso Israele, dove peraltro, a parte Gerusalemme, eternamente contesa fra le tre religioni monoteiste, c’è ben poco da vedere se non le suggestioni lasciatevi da Cristo, il giardino dei Getsemani, il Calvario dove fu crocifisso sotto la pressione ebraica, mentre il governatore della Giudea Ponzio Pilato, che aveva cercato in tutti i modi di salvarlo, dovette alla fine cedere alla furia degli energumeni. Una ferita che torna attuale adesso che si sono riaccese le guerre ideologiche e di religione, che non è “l’oppio dei popoli” come sosteneva Marx, ma è la madre di quasi tutte le guerre.

Anche la risposta iniziale dell’esercito israeliano è stata debole: a fronte di un migliaio di vittime fra militari e civili ebrei (bilancio provvisorio), i caduti palestinesi sono stati la metà, mentre di solito la proporzione è più che invertita: per un paio di israeliani morti in un raid, in passato si facevano nella Striscia di Gaza almeno una ventina di vittime civili sparando “’ndo cojo cojo” col pretesto di uccidere i guerriglieri. Ma ora è molto probabile, se non sicuro, che la rappresaglia di Tel Aviv sarà durissima, diretta non solo a pareggiare i conti ma, in questo macabro calcolo, a superarli di molto. Inoltre il ministro della Difesa israeliano Yoal Gallant ha annunciato per Gaza il “taglio delle forniture di elettricità, cibo, carburante: tutto chiuso”. Come si vede, la politica di strangolamento, soprattutto per quello che riguarda il cibo, non la fa solo Putin.

Infine non si può dimenticare che Israele ha la Bomba (quella atomica) e che, se fosse messo alle strette, non esiterebbe a usarla, visto che i suoi fedelissimi alleati americani l’hanno utilizzata a Hiroshima e Nagasaki, quando il Giappone era in ginocchio e gli Usa alle strette non erano affatto.

C’è poi l’Arabia Saudita, punta di lancia degli americani in Medio Oriente, che proprio di recente aveva intessuto, per la prima volta nella storia, rapporti con l’arcinemico Israele. E che farà la Turchia di Erdogan che, stando nella Nato, è un’ambigua alleata degli Stati Uniti, ma persegue una sua propria politica in Medio Oriente e ha ottimi rapporti con Hamas?

Insomma è iniziata veramente “la guerra dei mondi”. Allegria.

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