BIDEN: UN PORTO A GAZA. PER GLI ANALISTI È IL SEGNO DEL SUO FALLIMENTO CON NETANYAHU da IL MANIFESTO
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BIDEN: UN PORTO A GAZA. PER GLI ANALISTI È IL SEGNO DEL SUO FALLIMENTO CON NETANYAHU da IL MANIFESTO

Un porto a Gaza. Biden sceglie la via del mare

GUERRA INFINITA. Il presidente Usa ha annunciato il suo piano nel discorso sullo stato dell’Unione. Ma per gli analisti è il segno del suo fallimento con Netanyahu

Michele Giorgio, GERUSALEMME  09/03/2024

«Cos’è la Festa della Donna? Siamo private dei diritti minimi, siamo private della vita. Ogni giorno le donne muoiono a causa delle bombe israeliane». Um Zaki, intervistata dal giornalista Nidal A Mughrabi, con poche parole spiega cosa voglia dire essere donna a Gaza. Ai diritti negati dal patriarcato si sono aggiunte le privazioni enormi, le sofferenze fisiche e i lutti causati dall’offensiva israeliana che dura da oltre cinque mesi. Un tempo Um Zaki in questo giorno indossava l’abito migliore e andava a passeggiare con la madre, le figlie e le sorelle. E si ritiene persino fortunata perché non aspetta un bambino. Dal 7 ottobre, 5mila donne incinte partoriscono ogni mese a Gaza quasi sempre senza assistenza medica. Circa 9.000 delle quasi 31mila persone uccise dall’offensiva israeliana erano donne. A Gaza, calcola l’Unrwa (Onu), sono state uccise in media 63 donne al giorno.

A Gaza ormai si muore ogni giorno di tutto, di bombe e malattie. Perfino attendendo gli aiuti umanitari. Succede quando i soldati israeliani aprono il fuoco sulla folla che assalta gli autocarri carichi di generi di prima necessità – l’esercito ripete che le sue truppe il 29 febbraio (112 morti la strage del pane) hanno sparato solo su «pochi individui» – e quando aerei sganciano gli aiuti con paracadute che non si aprono e i pacchi precipitano come macigni sugli affamati che li attendono in basso. È accaduto ieri alla periferia di Gaza city: i morti sono stati cinque, tra cui due bambini, almeno dieci i feriti.

Per Joe Biden però la fame finirà presto a Gaza. Ci pensa lui. No, non con il cessate il fuoco definitivo che reclama il mondo intero per mettere fine alla strage di civili a Gaza. Il cibo e molto altro, ha annunciato nel suo discorso sullo stato dell’Unione, entreranno nella Striscia via mare, attraverso un molo temporaneo che sarà costruito da militari statunitensi. Come l’annuncio dei lanci dagli aerei della scorsa settimana, questo del porto rappresenta una decisione disperata e una dimostrazione di fallimento. Il presidente del paese più potente al mondo non è riuscito ad imporre all’alleato Israele l’apertura di un corridoio terrestre sicuro e protetto per i convogli di camion che portano gli aiuti umanitari ai civili di Gaza. Non è stato capace di convincere il paese al quale ha inviato le bombe per radere al suo almeno mezza Gaza e che è destinatario di aiuti e armi per miliardi di dollari ogni anno, ad aprire i porti di Ashkelon e Ashdod all’arrivo dell’assistenza umanitaria per il nord di Gaza. «Ciò dimostra fino a che punto il presidente Biden è costretto a spingersi per evitare di esercitare pressioni significative su Netanyahu», ha commentato Jeremy Konyndyk, ex alto funzionario umanitario nell’amministrazione Biden. «Darò istruzioni all’esercito americano di condurre una missione di emergenza per stabilire un molo temporaneo nel Mediterraneo, sulla costa di Gaza, che possa accogliere grandi navi che trasportano cibo, acqua, medicine e rifugi temporanei» ha detto il presidente Usa, promettendo che «non ci saranno truppe americane a terra». Poche ore dopo Unione europea, Emirati, vari paesi, inclusa l’Italia, si sono uniti agli Stati uniti e hanno aderito al progetto del «corridoio marittimo». Secondo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen già nelle prossime ore ci sarà una prima missione esplorativa.

Si è appreso inoltre che Joe Biden, Von der Leyen, Macron, Meloni e tutti gli altri leader occidentali se non fermano l’offensiva israeliana a Gaza, la soluzione più logica e più urgente, allo stesso tempo mettono a disposizione dei palestinesi addirittura uno chef di fama internazionale. Si tratta di José Andrés, il fondatore di World Central Kitchen, che sta lavorando con gli Emirati per far impiegare imbarcazioni anfibie, cariche di cibo, sulle coste di Gaza. Il grosso però lo faranno gli ingegneri dell’esercito Usa. Realizzeranno un bacino galleggiante modulare in mare e lo rimorchieranno a riva a Gaza. Gli aiuti saranno caricati su navi a Larnaca (Cipro) sotto il controllo di ispettori (e agenti dell’intelligence) israeliani; quindi, partiranno per Gaza dove le merci saranno scaricate a terra. Gli Stati del Golfo contribuiranno a pagare le spedizioni.

«Tutto molto bello», commenterebbe Bruno Pizzul. Ma la «brillante» idea avuta dal presidente Usa si scontra con i tempi di realizzazione. Potrebbero essere necessari da uno a due mesi per completare il molo e iniziare le consegne su larga scala. E cosa succederà durante le prossime settimane? Israele continuerà la guerra? Sì, andrà avanti, è stato categorico Benyamin Netanyahu secondo il quale chi invoca la tregua a Gaza intende impedire a Israele «di vincere la guerra contro Hamas». Uno o due mesi sarebbero sufficienti a Israele per completare l’attacco anche contro Rafah, sul confine con l’Egitto, che Netanyahu ha confermato di nuovo giovedì sera. Non sorprende il favore con cui Tel Aviv ha accolto l’iniziativa di Biden e dell’Ue. Laconico invece il commento di Sigrid Kaag, coordinatrice degli aiuti delle Nazioni unite: l’assistenza umanitaria tramite lanci aerei o via mare, ha detto, «non può sostituire» quella via terra. «L’approvvigionamento via terra rimane la soluzione ottimale – ha aggiunto – È più facile, più veloce, più economica, soprattutto se sappiamo che dobbiamo sostenere l’assistenza umanitaria agli abitanti della Striscia per un lungo periodo di tempo».

A poche decine di chilometri da Gaza, gli insediamenti coloniali israeliani nella Cisgiordania occupata, si sono espansi a un livello record e rischiano di eliminare ogni possibilità concreta di uno Stato palestinese, avverte l’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, Volker Turk. Ieri in Cisgiordania, un palestinese è stato ucciso da soldati durante un raid israeliano in un villaggio del distretto di Jenin. Quattro coloni israeliani sono stati feriti a Homesh in un attacco armato palestinese.

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