BARI NON È UN’ECCEZIONE: IL PD È IL PERNO DEL SISTEMA da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
15976
post-template-default,single,single-post,postid-15976,single-format-standard,cookies-not-set,stockholm-core-2.4,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.6.1,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-7.1,vc_responsive

BARI NON È UN’ECCEZIONE: IL PD È IL PERNO DEL SISTEMA da IL FATTO

Bari non è un’eccezione: il Pd è perno del sistema

DI PIERO BEVILACQUA  19 APRILE 2024

Quel che è avvenuto a Bari non è l’eccezione, nel Mezzogiorno (di cui posso parlare con qualche informazione) è la regola. L’eccezione, nel Partito democratico, sono gli amministratori e i quadri politici onesti. In Calabria ci sono circoli di questo partito frequentato da personaggi con cui non sarebbe prudente neppure prendere il caffè al bar. E tuttavia quello che sta emergendo in questi giorni, grazie al lavoro libero della magistratura, non può essere ridotto alla cosiddetta “questione morale”: sintagma passepartout che appaga le menti pigre di gran parte del giornalismo italiano.

Elly Schlein è sufficientemente intelligente da sapere che gli affaristi sguazzano nel suo partito come i pesci nell’acqua, grazie alla sua politica moderata e perché esso costituisce un pilastro del sistema di potere italiano. Un sistema vassallo di più ampie architetture di dominio, e tuttavia sufficientemente infiltrato nella polpa degli affari nazionali e locali da offrire ampi spazi e opportunità di arricchimento e controllo. Forse il più grave danno che il Pd ha arrecato all’Italia, almeno a partire dall’apparire di Renzi, è derivato dalla sua capacità di fare una politica di destra come partito di sinistra e così sterilizzando ogni reazione e opposizione. È così che l’Italia intera è stata privata di un partito di opposizione, presente in tutti i Paesi democratici. L’abolizione dell’art. 18, che Berlusconi non aveva osato toccare, rappresenta il più eloquente messaggio che questo partito ha lanciato al capitalismo italiano, al mondo degli affari e alla grande stampa. Il Pd ha perseguito questo percorso strategico con una ambivalenza che è stata elettoralmente fruttuosa, ma che sta esplodendo. Filopadronale in politica economica, ha contribuito, con sue iniziative o col proprio silenzio-assenso, a fare dei partiti italiani un aggregato di oligarchie trasformistiche, e ha proiettato tutto il progressismo delle sue origini nella rivendicazione dei diritti liberali: tutela degli Lgbt, antirazzismo, protezione delle donne, antifascismo, difesa genericamente umanitaria dell’emigrazione (senza nessun vero piano di accoglienza, per non parlare dei progetti di politica estera con cui affrontare i problemi economici di Paesi che soffrono ancora i resti del colonialismo europeo.) Questo versante liberale della politica del Pd è stato di grande utilità. Gli ha permesso di presentarsi come prosecuzione aggiornata del riformismo cattolico e soprattutto del grande Pci, di cui ha ereditato per anni il vasto insediamento sociale, soprattutto in tante regioni dell’Italia centrale. Le Feste dell’Unità sono state il grande inganno con cui il Pd ha sfruttato un meccanismo profondo dei fenomeni politici: l’inerzia mentale degli uomini.

Molti vecchi elettori del Pci hanno trasferito il loro consenso al Pd non tanto per una trasmissione di cultura politica, ma per quella che è diventata una mentalità. E “la mentalità – scriveva Fernand Braudel – è la più tenace delle strutture”. La veste di sinistra di questa eredità fasulla e la politica dei diritti hanno avuto anche successo su molti intellettuali italiani. Completamente allontanati da ogni contatto col mondo operaio e popolare, queste figure si sono progressivamente adattate al sostanziale moderatismo del Pd – che garantiva collocazioni in radio e Tv, potere nelle università, presenza o favori della grande stampa, ecc – per presentarsi come paladini della democrazia e della libertà. È questa la ragione fondamentale per cui si sono schierati per le armi all’Ucraina. Perché il loro problema era e rimane Putin e il sistema illiberale della Russia, senza capire alcunché del grande gioco mondiale che sta dietro a quella guerra. Oppure capendolo e schierandosi secondo convenienze.

Questo camuffamento del Pd, che costringe la Schlein ai suoi inconcludenti contorcimenti tattici, è ormai diventato insostenibile. Affrontare la questione morale per la segretaria non può essere indolore. Questo partito deve essere ripulito e ciò comporta di necessità un riduzione traumatica delle sue dimensioni. Il Pd, per la politica sostanzialmente antipopolare che ha condotto e gli insediamenti affaristico-elettorali su cui si regge, non merita e non può conservare l’ampio consenso di cui gode, se non snaturando le sue aspirazione progressiste e così rendendo impossibile l’alleanza con i 5S.

Alla luce di queste considerazioni, la scelta di Giuseppe Conte di interrompere la collaborazione del Movimento 5 Stelle in Puglia non solo è giusta, ma coraggiosa e lungimirante per la costruzione di un fronte di opposizione a questa destra sguaiata e autoritaria. Non a caso la grande stampa si è affrettata a lapidarlo.

Addio intercettazioni: è un’amnistia permanente

COSÌ LA DESTRA SALVA I COLLETTI BIANCHI – Guerra ai pm. Ascolti vietati, inutilizzabili o a tempo, paletti ai sequestri degli smartphone: il governo scuda di fatto i delitti contro la PA

DI GIANNI BARBACETTO E ANTONELLA MASCALI  20 APRILE 2024

Togliere, limitare, circoscrivere, ridurre ogni strumento che possa servire alle indagini sui politici e sui colletti bianchi. Lasciare i pubblici ministeri a mani nude davanti ai reati eccellenti, soprattutto quelli contro la Pubblica amministrazione. È l’amnistia permanente: perché impedisce, a monte, di indagare sui delitti che non siano quelli di strada. In un mondo interconnesso come il nostro, lo strumento principale d’indagine è l’intercettazione telefonica e ambientale, e il suo sviluppo tecnologico: il trojan che capta voci e contatti. Contro la possibilità d’intercettare e di usare i programmi-spia da anni si sono moltiplicate le iniziative di legge per ridurli fin quasi ad azzerarli. L’ultimo segnale è arrivato due giorni fa dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha messo a rischio la possibilità di salvare decine di processi in corso, utilizzando (come permesso finora dalla legge Bonafede) le intercettazioni realizzate in un procedimento diverso. Una lunga storia, quella di rendere difficile o impossibile l’utilizzo delle captazioni telefoniche, che si è intensificata con il governo Meloni.

Basta “strascico”.
Già approvate e in vigore alcune norme che depotenziano lo strumento investigativo delle intercettazioni. Stop a quelle “a strascico”, cioè divieto di usarle per un procedimento diverso da quello per cui sono state autorizzate, anche se offrono elementi di prova di un nuovo reato, a meno che non sia un reato per il quale sia previsto l’arresto in flagranza. Esclusi così molti crimini dei colletti bianchi. E ancora: vietato inserire nel verbale di trascrizione delle intercettazioni quelle considerate “irrilevanti” ai fini dell’indagine. Anche se queste potrebbero, nel corso dell’inchiesta, divenire importanti: e non solo per l’accusa, ma anche per la difesa. Il pm dovrà anche scrivere quanto ha speso per ogni intercettazione. Norme inserite nel decreto Omnibus approvato in via definitiva dal Senato il 9 ottobre 2023.

Sequestro cellulari e chat.
Il 10 aprile, al Senato, approvato il ddl che dispone una stretta sul sequestro degli smartphone e degli altri apparecchi elettronici. Prevede un meccanismo talmente farraginoso per poter sequestrare e utilizzare nelle indagini le chat e la messaggistica informatica, che sarà inevitabile la perdita di tempo utile per le indagini. Come già per le intercettazioni, le chat e il materiale informatico sequestrato non potrà essere utilizzato per muovere un’altra accusa, anche se si dimostrasse un elemento stringente di prova. Per il sequestro di cellulari o pc o tablet dovrà intervenire un giudice. Entro cinque giorni, il pm deve avvisare tutte le persone coinvolte nel sequestro: gli indagati, i difensori, le persone offese. Con una sorta di udienza per la duplicazione del contenuto degli apparati elettronici sequestrati, di cui viene prodotta una copia forense. Poi sarà obbligatoria una seconda autorizzazione del gip per poter utilizzare il materiale sequestrato. Il testo approvato al Senato ora passerà alla Camera.

Niente trojan.
Una settimana fa, l’assalto all’utilizzo dei trojan. Enrico Costa, ex Forza Italia passato ad Azione di Carlo Calenda, davanti alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera ha sventagliato ben 23 emendamenti al ddl sulla cybersicurezza. Tra questi, il divieto di usare il trojan nelle indagini per reati contro la Pubblica amministrazione.

Solo 45 giorni d’ascolto.
Quattro giorni fa, la commissione Giustizia del Senato ha approvato l’emendamento proposto dalla senatrice Erika Stefani (Lega) che introduce per la prima volta nel nostro Codice di procedura penale un tetto alla durata delle operazioni di ascolto: 45 giorni, eccetto per mafia e terrorismo.

No salva-intercettazioni.
Giovedì scorso le sezioni unite della Cassazione sono intervenute sulla legge Bonafede salva-intercettazioni del 2020. Le intercettazioni autorizzate per un determinato reato potranno essere utilizzate anche per un altro reato soltanto se il fascicolo originario e quello nuovo siano stati iscritti entrambi dopo l’entrata in vigore della legge (31 agosto 2020). La Bonafede, in ogni caso, è stata superata dalla norma sul divieto delle intercettazioni a strascico. Dunque, anche con i limiti stabiliti ora dalla Cassazione, si potrà applicare solo per reati iscritti dopo il 31 agosto 2020 e prima del 9 ottobre 2023.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.