“CHE CI FACCIO CON I SOLDI IN UN PIANETA DISTRUTTO?” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“CHE CI FACCIO CON I SOLDI IN UN PIANETA DISTRUTTO?” da IL MANIFESTO

Ultima generazione: «Trattati da criminali». Attivisti a processo

CRISI CLIMATICA. Nuova azione di disobbedienza civile a Venezia: cacao e fango sulla basilica di S. Marco. Il ministro Sangiuliano: «È stato un vile sfregio». In dodici sono stati 3 giorni in prigione per aver bloccato un’ora la Roma – Civitavecchia

Adriana Pollice  08/12/82023

Scarpe, pentole, mollette, mappe stradali ricoperte di fango sul selciato davanti al Tribunale di Bologna: il flash mob di Ultima generazione, ieri, per ricordare gli effetti dei cambiamenti climatici, in una regione che si sta ancora riprendendo dall’alluvione di maggio. È stato anche il metodo scelto per aspettare il termine dell’udienza dei tre attivisti arrestati il 2 novembre per aver bloccato per circa un’ora la tangenziale. Il processo è stato rinviato al 18 gennaio. I tre vennero fermati con le accuse di violenza privata aggravata, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio aggravato ma, per quest’ultimo reato, il giudice non convalidò l’arresto. Per due di loro venne stabilito il divieto di dimora a Bologna, mentre per il terzo l’obbligo di firma. Poi però anche per gli altri due le misure cautelari sono state attenuate nell’obbligo di firma. I legali hanno chiesto il rito abbreviato e prodotto un video dell’azione, gli attivisti hanno rilasciato dichiarazioni spontanee sottolineando i rischi legati alla sottovalutazione dei cambiamenti climatici e ricordando che non hanno mai messo a rischio l’incolumità degli automobilisti.

ALTRA REGIONE e nuovo round con la giustizia. Per i 12 manifestanti di Ug che il 4 dicembre hanno bloccato per un’ora la Roma-Civitavecchia si è tenuta ieri l’udienza con il gip di Roma, che ha convalidato gli arresti. L’accusa che li ha tenuti in carcere per tre giorni era attentato alla sicurezza dei trasporti, interruzione di pubblico servizio, violenza privata aggravata dal numero di persone. Sono stati anche denunciati a piede libero per manifestazione non preavvisata (su questo è scattato il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e, tre di loro, per non avere ottemperato al foglio di via. Il giudice dell’indagine preliminare ha fatto cadere il reato più grave, attentato alla sicurezza dei trasporti, ma ha lasciando in piedi la violenza privata aggravata.

GLI ATTIVISTI avevano bloccato le corsie in entrambi i sensi con una coda di mezzi lunga 6 chilometri. Soprattutto, avevano incollato le mani al manto stradale, per liberarli erano intervenuti i Vigili del fuoco. Iniziate ieri le procedure per la scarcerazione, il gip ha disposto come misura cautelare l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Secondo l’avvocata Tatiana Montella, che assiste i 12, il gip ha voluto bloccare la possibilità che possano commettere ulteriori azioni. Resta il fatto che hanno scontato tre giorni in carcere. I pacchetti sicurezza, il decreto anti rave e il ddl sugli «ecovandali» vanno tutti nella stessa direzione: l’inasprimento delle misure di repressione fino ad affermare che per queste azioni è possibile l’arresto. Una tendenza di lungo periodo cominciata con multe e repressione dei movimenti dei disoccupati, a Napoli addirittura sono stati accusati di associazione a delinquere.

ULTIMA GENERAZIONE si è fatta sentire anche a Venezia. In sei ieri hanno effettuato «un’azione di disobbedienza civile» modificando due estintori per spruzzare cacao sulla facciata laterale della Basilica di San Marco e fango sulle colonne. Protestare contro i 12 arresti e la richiesta del Fondo di riparazione da 20 miliardi per «le vittime del collasso climatico» i motivi del blitz. I sei, identificati in questura, saranno denunciati per danneggiamento ma la lista dei reati potrebbe allungarsi. «Le parole del Papa nei confronti dei governi e dell’élite del fossile non sono meno severe delle nostre – hanno spiegato -. Venezia tra meno di 20 anni sarà sott’acqua. Protestiamo in modo non violento ma veniamo arrestati. Affermiamo una volontà di sicurezza, non solo rispetto a frane e alluvioni, ma anche all’aumento dei prezzi, al caro bollette, alla carenza di risorse nelle scuole e nel sistema sanitario». Il 16 dicembre Ug sarà a Roma per un’azione collettiva.

IL GOVERNO con il ministro Sangiuliano li ha subito attaccati: «Un gesto vile e inqualificabile posto in essere a Venezia. Uno sfregio che va sanzionato con fermezza. Il Senato ha approvato il disegno di legge che punisce gli ecovandali costringendoli a pagare il ripristino delle opere. Attendiamo il via libera definitivo della Camera». Raffaele Speranzon (FdI): «mi auguro che gli ecoterroristi siano giudicati e puniti in maniera esemplare grazie anche alle norme del governo Meloni». Da Avs Claudio Marotta: «Le persone hanno diritto di manifestare mentre i governi continuano a investire sui combustibili fossili senza adottare politiche di reale transizione ecologica». E l’eurodeputato di S&D Massimiliano Smeriglio: «Inaccettabile che le istanze sollevate da questi ragazzi debbano essere inquadrate esclusivamente in una questione di ordine pubblico».

Riccardo Mercati: «Che ci faccio con i soldi in un pianeta distrutto?»

IL PERSONAGGIO. L’imprenditore e attivista di Ultima generazione arrestato per un blocco stradale e ora accusato di violenza privata con altri 11: «Dopo sit-in, cortei, Cop, appelli non è cambiato nulla. Vado in strada perché è ciò che posso fare da cittadino per parlare ai governi»

Federica Rossi  08/12/2023

«Molti adulti come me non capiscono quello che sto facendo, – spiega al manifesto Riccardo Mercati, attivista di Ultima Generazione uscito ieri sera dal carcere di Viterbo – ma io gli rispondo che abbiamo provato tutto e non è cambiato niente. Alcuni miei soci hanno cambiato idea riguardo il movimento». 55 anni, di Arezzo e attivista di Ultima Generazione, Riccardo nella vita fa l’imprenditore e da più di un anno ha deciso di unirsi a Ultima Generazione. «Ho scoperto il movimento sui social network e mi sono incuriosito. Dopo anni in cui sono stato a guardare mi sono chiesto: cosa posso fare io?».

Il suo profilo esce fuori dai confini narrativi costruiti finora intorno agli ambientalisti, «vandali», o «eco terroristi» di Ultima Generazione. Le caratteristiche con cui viene descritto chi decide di mobilitarsi per il clima sono infatti spesso la giovane età o l’essere dei «fannulloni», ovvero non perseguono un progetto di vita socialmente accettato come l’istruzione, o la carriera lavorativa. «I mezzi di comunicazione descrivono Ultima Generazione come un gruppo di giovani mossi solo da una retorica sessantottina – spiega – e sminuiscono un movimento dalla grande profondità umana in cui si mette la propria vita a disposizione di tutti».

Il ritratto di un imprenditore di mezza età mette in crisi l’immaginario che si tenta di creare intorno al movimento perché mostra che Ultima Generazione è un gruppo trasversale e intergenerazionale che raggruppa un’ampia eterogeneità di persone, studenti ma anche chi maneggia grandi somme di denaro per produrne altro. Questo è forse il dato più politico dei movimenti per l’ambiente perché mette di fronte alla verità della crisi climatica: colpisce e riguarda tutti. Adulti, giovani, ricchi, poveri.

«Dopo aver osservato cosa stava facendo chi faceva già parte del movimento ho deciso di prendere parte alla mia prima azione. Ora si può dire che ho collezionato denunce» commenta Riccardo. Insieme a lui fino a ieri «tra 60 centimetri di cemento» in carcere c’era anche Èmma, per la quale «un’accusa di violenza privata a un movimento non violento non può esistere». «Quando abbiamo iniziato la reazione delle istituzioni era molto diversa, neanche ci portavano via – spiega Michele Giuli, attivista – poi sono iniziate ad arrivare le sanzioni amministrative, l’accusa di interruzione di pubblico servizio o resistenza a pubblico ufficiale. Ma anche di tentato omicidio colposo».

Le forme pacifiche di disobbedienza civile rappresentano ancora una novità per la magistratura, che infatti risponde ogni volta in maniera diversa. Quando l’imprenditore di Arezzo ha iniziato ad informarsi sui rischi del cambiamento climatico, negli anni novanta, i summit principali per la salvaguardia dell’ambiente sembravano essere i trattati come Kyoto e Rio de Janeiro, «ma il problema è solo peggiorato – prosegue – Abbiamo fatto sit-in, manifestazioni, Cop, appelli. Vado in strada perché è ciò che posso fare da cittadino per parlare ai governi».

Della gestione delle risorse finanziarie Riccardo ne ha fatto il suo mestiere e ha una visione chiara sulle potenzialità del denaro: «i soldi non sono il male, si possono usare per cambiare le cose. Tra le nostre richieste c’è l’istituzione di un fondo riparazione da 20 miliardi per le persone che hanno subito i danni dalla crisi. E poi, cosa me ne faccio di tutti i soldi, cosa me ne importa di guadagnare di più, se lascio ai miei figli un mondo invivibile?», si chiede.

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