Officina dei saperi | Su scuola e università. “È utile De Mauro quanto Illich”
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Su scuola e università. “È utile De Mauro quanto Illich”

Carteggio di Tiziana DRAGO, Luigi VAVALA’, Velio ABATI, Piero BEVILACQUA –

13 ottobre 2017

Cari e care

[…] penso si debba rivolgere un’attenzione particolare al mondo della formazione e della conoscenza, alle scuole e alle università che stanno subendo la trasformazione forzata in centri di produzione di un sapere che segue le rigide regole della produzione fordista. Dai dipartimenti ai laboratori sino ad ogni unità di ricerca e agli studenti, l’erogazione di lavoro cognitivo viene scandita da ritmi e tempi rapidi, volti ad aumentare il numero di articoli scritti, il numero di citazioni fatte e ricevute, la quantità di fondi richiesti, in una continua somma di dare e avere, debiti e crediti formativi ed economici, che sfocia continuamente in una sorta di autoreferenzialità. Abbiamo sotto gli occhi gli effetti comprimenti della normalizzazione e della standardizzazione del sapere, le conseguenze destoricizzanti dello studio ossessivo dei test, la palese inconsistenza teorica dei precetti liberal-tayloristi nella conoscenza e la loro drammatica influenza, la minaccia dell’esclusione che questi precetti contengono. Cosa e come insegni oggi è il mondo in cui vivrai domani, e in questo contesto mi sembra importante che anche l’Officina si interroghi sul dove come quando e perché l’organizzazione dell’istruzione sia passata dalla dimensione generativa del sapere alla pedagogia del mercato […]

Un saluto carissimo

Tiziana Drago

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18 ottobre 2017

L’alternanza scuola/lavoro rappresenta l’aspetto peggiore della pessima riforma della scuola ideata, e purtroppo in via di piena applicazione, da uno dei peggiori governi della storia italiana.

Vediamone i motivi, in rapida e condensata sintesi:

  1. riduce in modo drastico il tempo della formazione caratterizzato dal pensiero critico e sottrae il godimento della lettura e la gioia delle scoperte umanistiche e scientifiche;
  2. distrugge lo spazio comune di una riflessione costante sugli eventi del mondo contemporaneo;
  3. smembra continuamente l’insieme classe e il senso dell’umana cooperazione;
  4. non aiuta la formazione psichica degli adolescenti, costretti a spendere subito in modo funzionale le ormai poche nozioni apprese e rafforzando il cinismo utilitaristico;
  5. contribuisce a rafforzare un immaginario mercantile totalizzante ;
  6. accentua le nevrosi e nasconde la reale mancanza di lavoro per le nuove generazioni;
  7. crea, in modo molecolare, inediti iloti replicanti senza più respiro riflessivo, senza più studio critico e comparato;
  8. Impedisce uno sguardo complessivo sul mondo e riduce in modo misero la bellezza delle gratuite relazioni umane;
  9. crea stili nevrotici e al tempo stesso “oppiacei” appiattendo la ricchezza della vita su un uso scellerato ed esagerato delle tecniche moderne;
  10. matura i presupposti per una drammatica e precoce stanchezza e toglie la vitale reazione agli eventi del mondo.

Si profila, se non intervengono e presto, forti controtendenze, un gigantesco impoverimento umano e una tragica sottrazione del tempo di vita, aumentando infelicità e sofferenze psichiche già molto diffuse nel mondo giovanile.

Ai tempi svelti, nevrotici, e “fordisti”, i ragazzi rispondono con moderne narcosi e letargie.

Luigi Vavalà

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24 ottobre 2017

Devo informare l’officina dei saperi sulle cose odiose e classiste che di anno in anno diventano preoccupanti e gravi nella scuola moderna italiana.

I Dirigenti con annesso Staff alzano la soglia delle spese per i ragazzi per realizzare progetti di alternanza scuola/lavoro, che hanno deciso di far svolgere all’estero, spaccando le classi su criteri di disponibilità di ricchezza, e trascurando il merito e il talento.

Arrivano a soglie di 1000 o 1500 euro a persona, dando anche la possibilità di optare per ospitalità in famiglia, o scelta di alberghi a quattro stelle. Succede così che il ragazzo con dieci in cinese non possa andare in Cina perché la famiglia non è in grado di spendere milletrecento euro. Mentre un ragazzo da sette, ma ricco può andarci. Ciò stravolge qualsiasi criterio meritocratico.

Questo metodo odioso e decisamente classista creerà odii sociali, rancori, risentimenti, spaccature tra coetanei, invidie ecc…

Si può iniziare ad alzare la voce e fermare, prima che sia troppo tardi, questa deriva?

I dirigenti, freschi di aumenti corposi, non coinvolgono i ragazzi e i genitori nelle scelte, impongono ultimatum, chiamano delle società di organizzazione a loro piacimento.

Ci rendiamo conto del neofeudalesimo che si sta realizzando a tempi velocissimi?

Possibile non sorga un movimento di opinione di forte opposizione ad un dirigismo cinico, privo di generosità, di filantropia e persino di compassione?

Urge una forte reazione, e le proposte di Laura Marchetti, pure affascinanti, non andranno ad incidere e difficilmente formeranno controtendenze.

Non sono più in grado di gettare semi di formazione critica, l’alternanza maledetta smembra le classi, le nevrosi aumentano, ritmi pressanti distruggono resistenze psichiche….

Il mio è un piccolo grido d’allarme.

Luigi Vavalà

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25 ottobre 2017

Cari amici,

l’impresa che Piero ha messo in piedi è stimolante, anche perché fa dialogare versanti culturali e provenienze disciplinari differenti: la complessità di un minuscolo angolo amazzonico.

Siccome da qualche anno mi guadagno il pane con il mestiere d’insegnante, provo a portare anch’io la mia fascinetta, partendo dagl’interventi che nella mail di Officina sono apparsi: interloquendo, addizionando. Per punti.

  1. Va sottolineato quanto Tiziana indicava: la continuità del processo trasformativo dalla scuola all’università e alla ricerca. Credo che vada rimarcato come l’adozione del 3+2 all’università e il processo di autonomia delle scuole inaugurino una stagione nuova di tutto il settore, che rifunzionalizza alla logica neoliberista la spesa pubblica, il lavoro in atto del personale insegnante e scolastico, il lavoro in formazione degli studenti.
  2. Non possiamo parlare della scuola oggi, con gli stessi strumenti con cui la si guardava e criticava negli anni del compromesso keynesiano. Questo è tornato ad essere il tempo dell’esclusione e dell’espropriazione: è più utile De Mauro che Ilich, più don Milani che Fortini.
  3. La ‘forza delle cose’, ovvero quella vettorialità impersonale, silenziosa e potente che indirizza il “grande mare dell’essere” sociale, data dal capitalismo finanziario attuale, investe non solo la scuola e l’università, ma l’insieme dello stato sociale conquistato nel secondo Novecento: meccanismi omologhi fino all’identità si verificano nella sanità, nella pubblica amministrazione, ecc.
  4. Per parlare della scuola, la cosiddetta autonomia è del tutto analoga, oltre che temporalmente consentanea, al processo che nell’industria è stato chiamato esternalizzazione. La parola d’ordine “autonomia” a suo tempo infatuò alcuni settori della sinistra. Solo che sotto le fattezze del libertario “che mille fiori fioriscano” è passato il pugno di ferro della devoluzione delle responsabilità, ovvero la lotta di concorrenza nella carestia: che ognuno si arrangi vendendosi al migliore. Nella scuola, come in altri settori non c’è stato bisogno di abolire il pubblico, è stato sufficiente sottometterlo all’interesse privato.
  5. Se il denaro si fa direttamente tramite il denaro, il lavoro è merce a perdere tanto dei docenti (sappiamo dei docenti universitari, si faccia un giro tra i potenziati, gli esiliati e i forzati delle scuole), come di quello in formazione degli studenti, come testimonia più volte Vavalà e ancora Drago.
  6. La dequalificazione del lavoro docente acquista la faccia della superfetazione burocratica. Un processo certamente generale, del pubblico come del privato, dell’Europa come dell’America: la decentralizzazione dei processi ha bisogno della formalizzazione delle procedure, che è svuotamento del contenuto e del senso.
  7. Per tornare ancora alla scuola, se fino ad ora i travolgimenti si fermavano in gran parte alla porta dell’aula, la legge 107 ha spazzato via ogni paratia, entrando nella carne viva del rapporto pedagogico e didattico. Vavalà parla dello smembramento delle classi, Drago della riduzione a manodopera generica dell’insegnante. Io riferisco di un solo esempio personale – uno dei tanti di questa tornata di consigli di classe, la prima dopo l’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro. In 1h di Consiglio: 33pp. di programmazione per una singola materia, 22 pp. per un solo Piano didattico personalizzato, 4 pp. di diagnosi per l’alunno del Piano, 8 pp. di Questionario intervista con i genitori, 4 fogli Excel, 11 pp. di verbale-pianificazione. Il tutto da compilare e leggere collegialmente. Qualcuno alla fine ha chiesto: la classe, i ragazzi? Ma non era incluso nelle “varie”.

Velio Abati

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26 ottobre 2017

Care e cari,

ringrazio Velio Abati per questo “allarmante” contributo sulla scuola, che segue e accompagna le testimonianze di Gigi Vavalà.Credo che costituiscano materiali utilissimi per il nostro convegno in preparazione.Io però, più che dire “è più utile De Mauro che Illich, più don Milani che Fortini “, scriverei “è utile De Mauro quanto Illich”, non per amore di accordo a tutti i costi, ma per una ragione teorica precisa. È vero che oggi c’è una questione classista che devasta tanto la scuola che l’Università.Basti pensare alla vasta dispersione scolastica o alle stratosferiche rette che i ragazzi devono pagare nei nostri Atenei.Ed è questione rilevante che dobbiamo affrontare e denunciare. Ma se privilegiamo De Mauro e Don Milani restiamo pur sempre dentro un orizzonte di emancipazione progressista: dobbiamo dare a tutti i ragazzi la formazione necessaria perché diano il loro contributo alla crescita e alla prosperità del Paese. E la crescita oggi è l’ideologia che occulta non solo lo sfruttamento di classe, ma anche il saccheggio della natura. Questo aspetto non era presente né a De Mauro né a Don Milani. Illich, ci ricorda più profondamente e radicalmente, il carattere disciplinante della scuola e la sua subordinazione a un modello di società che è quella del capitalismo distruttivo della nostra epoca,

Cari saluti,

Piero Bevilacqua