Officina dei saperi | Sicilia: laboratorio politico?
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Sicilia: laboratorio politico?

 di Tonino PERNA –

Vittoria scontata del centrodestra, ma il vero vincitore è l’astensionismo

Molte volte nella storia dell’Italia Repubblicana le elezioni regionali siciliane hanno anticipato mutamenti che poi si sono registrati a livello nazionale. Dal Milazzismo, che anticipò in qualche modo nel lontano 1958 il compromesso storico, alla strepitosa avanzata di Berlusconi che proprio in Sicilia collezionò la sua più grande vittoria elettorale della sua carriera conquistando addirittura 60 seggi su 60 alle politiche del 2001. Per arrivare a Grillo che proprio in quest’isola cinque anni fa stupì il mondo intero, non tanto per lo spettacolo dell’attraversamento a nuoto dello Stretto, quanto perché era riuscito in pochissimo tempo a diventare il primo partito della Sicilia. Fu proprio questo successo del M5S alle Regionali dell’ottobre 2012 che allarmò il Pd che non seppe correre ai ripari e perse di fatto, con Bersani leader, le politiche del febbraio 2013, con il M5S che divenne il primo partito italiano. 

In breve possiamo dire che se vuoi capire dove va l’onda politica nel nostro paese deve guardare a quello che succede in questa grande isola al centro del Mediterraneo. Perché accade questo non è facile da spiegare, ma possiamo avanzare un’ipotesi, rifacendoci alla tormentata storia siciliana. 

Dopo la strage di Portella della Ginestra, il 1 maggio del 1947, il movimento di lotta nelle campagne siciliane subì un duro colpo e in pochi anni scomparve, grazie anche alla Riforma Agraria, alla Cassa per il Mezzogiorno ed alla autonomia siciliana che consegnava alle Regione ampie risorse. Ci fu in sostanza un passaggio storico dalle lotte contadine e bracciantili al più capillare sistema clientelare che esista in Italia. Chi non si adeguava, chi restava abbarbicato ai suoi valori o faceva parte della area “rivoluzionaria” del PCI e della Cgil veniva discriminato e non gli restava altro che emigrare. Ci fu un rigurgito di lotte contadine dopo il terremoto del Belice del 1968 e di lotte operaie a cavallo degli anni ’70, ma poi lo scontro si spostò sul terreno della lotta alla Mafia e dell’opposizione dei missili a Comiso che fece sorgere un importante movimento pacifista nell’isola, che contò anche sul coraggio e la determinazione di Pio La Torre che riuscì a coniugare l’impegno pacifista con una vera lotta alla Mafia riuscendo, grazie al suo sacrificio, a fare approvare una legge che porta ancora il suo nome.

Dopo di che il nulla, ovvero la sopravvivenza guardando le onde del mare: se il vento è di tramontana o di scirocco, di libeccio o il grecale. A seconda di come spira il vento della politica nazionale la maggioranza dei siciliani si adegua. Certo non tutti, in tanti si sono astenuti , quasi la metà degli aventi diritti al voto che non hanno trovato una proposta e un leader che la incarnasse in maniera credibile. L’impetuoso vento “grillino” che in Sicilia aveva avuto il suo battesimo si è vistosamente ridimensionato per via di tante polemiche che hanno attraversato il M5S dalla Sicilia al resto del paese, per aver perso il voto di sinistra che vi era confluito nelle scorse elezioni regionali prima che Grillo, Di Maio e C. assumessero posizioni razziste nei confronti dei migranti. Pertanto, perdendo da una parte il voto della sinistra e dei movimenti anti-sistema, dall’altra una parte di quel voto anti-casta per essersi omologato dove governa, il M5S sembra così destinato alla sconfitta anche sul piano nazionale dove, se manterrà questa strumentale unità, la coalizione di centrodestra dovrebbe vincere a man bassa, anche grazie alla nuova legge elettorale. E la Sinistra se ancora vuole esistere sul piano elettorale dovrebbe imparare dalla lezione siciliana che non si può creare all’ultimo momento un movimento, né che si possono formare cartelli elettorali che scompaiono nel dopoelezioni. E ben altro quello che servirebbe, sul piano del metodo e del merito, ma per adesso non mi pare che s’intraveda qualcosa all’orizzonte.  

Immagine: al-Idrîsî, carta della Sicilia (Paris, BnF, ms. 2221, ff. 203v-204v)