Officina dei saperi | La speranza nel nuovo
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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La speranza nel nuovo

di Pietro CAPRARI –

E fu l’aquila ad annunciare che la terra continuava anche al di là dell’orizzonte.

La notizia percorse con un fremito tutta la foresta.

Le cicale iniziarono subito a comporre frivole canzoni sull’esistenza di un mondo nuovo, pieno di dolci bacche, dove il sole non tramontava mai e gli alberi curvavano i rami colmi di frutti per sfamare anche gli animali più piccoli e deboli.

Nei giorni successivi, l’intera foresta risuonò delle allegre strofe di quelle canzoni.

Nessuno cercava di saperne di più su quanto c’era oltre l’orizzonte; bastava il semplice fantasticare sul “ nuovo “, anche se sconosciuto, a far sembrare meno dura l’esistenza e a dare coraggio alle creature più deboli quando, al calar delle tenebre, gli animali feroci cominciavano ad ululare.

Ma i lupi e i leoni, approfittando di quel clima di leggero abbandono, azzannavano ogni notte sempre più vittime e, corteggiando con mille attenzioni le cicale, adulavano il loro raro talento artistico incoraggiandole a comporre altre canzoni sulle meraviglie del mondo nuovo.

Impauriti da tanta violenza, gli animali si lamentarono con il vecchio gufo. Esso era molto rispettato in tutta la foresta perché, di tutti gli animali, era l’unico che conosceva le stelle, curava le ferite con le erbe e organizzava le feste più belle.

Gli anni trascorsi a studiare lo avevano però sempre di più allontanato dalla vita vera della foresta piena dei soprusi quotidiani dei più forti sui più deboli.

E fu così che, invece di condannare la violenza e le subdole manovre degli animali feroci, il gufo se la prese con l’aquila che, rivelando l’esistenza di una nuova realtà, era responsabile delle crescenti violenze.

Ammonì quindi tutti gli animali a smettere di pensare a quello che poteva esserci al di là dell’orizzonte e a riprendere la vita di prima; solo così sarebbero riusciti a fronteggiare la accresciuta aggressività degli animali feroci.

Questo discorso fece presa sulla maggior parte degli animali, ma non convinse le scimmie che, dopo lunghe discussioni, decisero di chiedere all’aquila di accompagnarle al di là dell’orizzonte.

E un bel mattino, guidate dall’aquila, le scimmie si incamminarono verso il nuovo mondo.

Cammina, cammina, giunsero in vista dell’orizzonte con il cuore gonfio di emozione e pieno di speranza di trovare una realtà diversa, dove tutti gli animali potessero vivere in armonia, sfamarsi con i frutti che la natura forniva, organizzare feste tutti assieme anche con le belve feroci diventate finalmente mansuete.

Ma giunte quasi a toccare il sospirato traguardo, accadde un fenomeno sorprendente: avanzarono di due passi e l’orizzonte si spostò in avanti di due passi, fecero altri quattro passi in avanti e l’orizzonte avanzò di quattro passi, fecero di corsa altri dieci passi e l’orizzonte di corsa balzò in avanti di dieci passi.

Piene di stupore ma anche di allarme, le scimmie esclamarono: “ma a che serve la speranza di un mondo nuovo se poi non si riesce a raggiungerlo?”

L’aquila saggia e lungimirante, volteggiando sulle loro teste, sentenziò: “La speranza serve a… camminare, a non fermarsi e a non arrendersi mai”

 

A Giovanni, un bimbo che sorride, affinché la curiosità per il nuovo non lo abbandoni mai.

[Il disegno inserito nel testo è di Martina, alunna al secondo anno di scuola].