Officina dei saperi | #stopanvur. Il diritto di contare
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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#stopanvur. Il diritto di contare

Pubblichiamo la lettera di Link Bologna-Studenti Indipendenti che invita la comunità accademica a partecipare dell’assemblea di #stopanvur, lunedì 11 dicembre, ore 17, in aula 11 presso la Facoltà di Economia, piazza Scaravilli 2 a Bologna.

Cara comunità accademica,

siamo studentesse e studenti dell’Università di Bologna. Da diverso tempo, insieme ai dottorandi e agli assegnisti di ricerca, e più in generale ai precari della ricerca universitaria e a diversi docenti, in un’interlocuzione che portiamo avanti in varie città d’Italia, abbiamo cominciato una battaglia per il riscatto dell’Università pubblica. In quest’ottica è nata la nostra opposizione contro l’attuale modello di valutazione, che ha cambiato radicalmente la distribuzione dei fondi universitari e ha impattato sulla vita quotidiana dell’intera comunità accademica, legandone il destino a pratiche ministeriali di valutazione e auto-valutazione poco chiare e per nulla condivise. Stiamo parlando dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca: ANVUR.

A Bologna infatti si è da poco conclusa la visita ANVUR prevista dal sistema AVA e preparata in più di un anno di incontri con il Presidio di Qualità, controlli interni, indicazioni del Nucleo Di Valutazione, riesami ciclici e monitoraggi annuali fatti in fretta e furia per l’arrivo della commissione.  Di questo arrivo sapevano anche i muri, ma non tutti sanno invece che un pezzo di università ha dato vita alla prima campagna di contestazione studentesca ad ANVUR, provando a seguire le commissioni durante le diverse sessioni di visita.

Per questo l’11 dicembre alle ore 17, in aula 11 presso la Scuola di Economia (piazza Scaravilli 2), si terrà la prima assemblea #stopanvur (https://www.facebook.com/events/133488757335799/), convocata da studentesse e studenti, dottorandi, assegnisti, precari della ricerca, docenti. Crediamo che una battaglia condivisa sia possibile e debba essere al centro di una coesione della comunità accademica; per questo chiederemo nei prossimi giorni l’adesione di tutte le sue parti e a tutte e tutti i lavoratori dell’Ateneo di scriverci, diffondere e aderire alle iniziative che proveremo a mettere in campo da qui in avanti, dando il via a un insolito esperimento di collaborazione.

È necessaria una risposta ad una situazione che attanaglia da un anno i dipartimenti e i corsi sottoposti a visita, ed in generale la vita degli organi minori, che è stata completamente atrofizzata dal carico burocratico delle procedure AVA, impedendo di discutere delle reali priorità e difficoltà del nostro Ateneo, legando la distribuzione dei fondi ad un sistema di valutazione interno sempre più simile alla VQR, che sta tagliando le gambe alla ricerca di base e dei dipartimenti più piccoli.

Si stanno venendo a creare due università diverse all’interno della stessa: una improntata all’internazionalizzazione, ai corsi di eccellenza a numero programmato, o a strutture e laboratori capaci di ospitare numeri anche elevati di studentesse e studenti, spesso con rialzi delle tasse altissimi; dall’altra parte invece dipartimenti piccoli, o considerati poco influenti, si sono ritrovati a dover rinunciare ad assegnisti di ricerca e ad una dotazione di personale che riuscisse a dare una prospettiva futura solida e di miglioramento continuo.

Il vero patrimonio di questo Ateneo sono i giovani ricercatori, assegnisti e dottorandi, le loro entusiasmanti prospettiva di ricerca, le loro possibilità interdisciplinari: numericamente e qualitativamente sono loro i veri pilastri. Eppure sono costretti a misurarsi su scale di valutazione diverse e non sono rispettati i necessari tempi di ricerca, che sono allo stato attuale inconciliabili con la durata delle loro tipologie contrattuali.

I parametri della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR), tutti improntati alla produttività di ognuno e alla posizione in classifica delle riviste dove gli articoli sono pubblicati, sono finiti al centro dell’attenzione, un’attenzione che è andata a discapito dei tempi della ricerca e della sua qualità. E’ perfino accaduto che durante il boicottaggio dell’ultima VQR alcuni ricercatori e docenti si siano trovati i loro articoli, o meglio “prodotti”, caricati nel sistema senza la loro approvazione, scavalcando così la libertà di protesta.

L’impatto di un sistema di valutazione che aveva già cominciato a distribuire fondi e ad abilitare i futuri docenti (tra le altre cose) non ha portato a nessun risultato concreto. Ma non solo: non se ne capisce l’esigenza. Questo paese sembra aver bisogno, e urgentemente, di altro: aumentare la quota di fondi pubblici, investire maggiormente nella ricerca, aumentare il numero di docenti e ricercatori, diminuire le disuguaglianze nella distribuzione di fondi tra nord e sud del paese, aumentare le iscrizioni, aumentare le borse di studio e in generale il welfare studentesco, abbattere la precarietà. Un piano programmatico che si ispiri almeno al buon senso, perché nonostante le classifiche internazionali accertino l’elevata qualità della nostra produzione scientifica (al 9° posto secondo ARWU) non ci dicono che a parità di fondi saremo i primi o i secondi delle classifiche mondiali, e con scarso impegno.

Crediamo che una discussione vada fatta, che al paese e a questo Ateneo serva un nuovo piano di reclutamento straordinario, un sistema di tenure track, un futuro certo per gli assegni in scadenza, un meccanismo di redistribuzione dei finanziamenti ordinari e premiali.

Crediamo che sia arrivata l’ora di riprendersi il diritto di contare, non di essere contati. Chiediamo solamente che a decidere le sorti dell’università sia la sua comunità accademica.

Per questo vogliamo provare a ripartire dall’assemblea di giorno 11. Il sistema di valutazione, per come si configura attualmente, danneggia tutta la comunità accademica: studenti, ricercatori, assegnisti, dottorandi e docenti. Pertanto vorremmo che questa assemblea non sia una sporadica manifestazione di dissenso ma che sappia attivare una reale discussione dentro la nostra università.

Vi aspettiamo quindi l’11 dicembre alle ore 17, in aula 11 presso la Scuola di Economia (piazza Scaravilli 2), e vi invitiamo a compilare il google modulo (https://goo.gl/forms/l0hNsVcDawYMKf7M2) per rimanere aggiornati sulle future iniziative, attività e risultati di questo esperimento.

Fiduciosi di una risposta cordiali saluti,

Campagna #stopanvur

Link Bologna – Studenti Indipendenti