Officina dei saperi | Spazio e politica, di Lefebvre | Roma 12 giugno
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Spazio e politica, di Lefebvre | Roma 12 giugno

Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Dottorato in Ingegneria dell’Architettura e dell’Urbanistica

Presentazione del libro

Henri Lefebvre, SPAZIO E POLITICA. Il diritto alla città II

(ombre corte, 2017)

introduce: Giuseppe Allegri

coordina: Massimo Ilardi

intervengono, oltre a Francesco Biagi, curatore del libro:

Ilaria Agostini, Mario Pezzella, Enzo Scandurra, Benedetto Vecchi

martedì 12 Giugno, ore 16.00, aula 25, via Eudossiana, 18, Roma

 


Henri Lefebvre, Spazio e politica. Il diritto alla città II, a cura di Francesco Biagi 

In Spazio e politica, costruito come secondo volume di Il diritto alla città, Lefebvre analizza criticamente un modo di operare corrente e disastroso, che usa far corrispondere punto per punto i bisogni, le funzioni, i luoghi, gli oggetti sociali in uno spazio ritenuto neutro, indifferente e oggettivo. In questo tipo di prassi va riconosciuto il principio della frammentazione dello spazio sociale, che è divisione del lavoro quanto divisione sociale, in una parola: alienazione. A questo modo di operare, si contrappone l’idea di “diritto alla città” riferito a una globalità e liberato dall’ideologia dominante, coercitiva e repressiva. “Diritto alla città” significa dunque diritto dell’uomo all’aggregazione, alla presenza totale in ogni punto, in ogni circuito di comunicazione, di informazione e di scambio. Ma questo non dipende tanto da una particolare ideologia urbanistica, né da un particolare approccio alla progettazione, quanto piuttosto dalla consapevolezza di una specifica qualità o proprietà dello spazio urbano: la centralità. Non esiste nessuna realtà urbana senza un centro, “senza un luogo di concentrazione di tutto ciò che può nascere e prodursi nello spazio, senza un luogo di incontro attuale o possibile di tutti gli ‘oggetti’, di tutti i ‘soggetti'”.
L’esclusione dalla dimensione urbana dei gruppi, delle classi, degli individui, significa di fatto esclusione dal processo di civilizzazione e addirittura dalla società. Il diritto alla città è la lotta contro questa esclusione dalla realtà urbana, dalla centralità, oltre che il segno di una crisi che investe ogni organizzazione coercitiva e discriminante: i centri decisionali, di informazione, potere, opulenza, che insieme ricacciano l’uomo nelle periferie della politica, dell’informazione e della ricchezza. Centralità come unità di spazio e di tempo, contro ogni frammentazione, che è alienazione, divisione del lavoro e dello spazio. Un diritto alla città che richiede non una generica conoscenza dello spazio, ma la conoscenza della sua produzione.

L’autore
Henri Lefebvre (1901-1991) è uno dei maggiori filosofi del XX secolo. Autore di numerosi lavori tradotti in diverse lingue, attualmente gode di una riscoperta a livello mondiale. In italiano si possono leggere tra gli altri: La rivoluzione urbana (1970); Il marxismo e la città (1972); La produzione dello spazio (1974); Critica della vita quotidiana (1958-1961); e per i nostri tipi Il diritto alla città (2014).

[Profilo del volume e dell’autore tratti da: http://www.ombrecorte.it/more.asp?id=542&tipo=novita]