Officina dei saperi | Bologna. In difesa della città storica
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Bologna. In difesa della città storica

Bologna, 9 novembre-7 dicembre 2017 | Ciclo di incontri

In difesa della città storica

a cura di Raffaele Milani

Laboratorio di ricerca sulle città – Dipartimento di Scienze dell’Educazione – Alma Mater Studiorum-Università di Bologna – Scuola di Scienze della Formazione

Ciò che è antico fa agire la bellezza in un lontano, profondo sentire la vita, le cose e la natura nelle sue varie rappresentazioni, come nei suoi manufatti e nei suoi materiali. E il sentire scaturisce da un percepire. È infatti a un universo di sensazioni, emozioni e atti che, in origine, si riferisce l’estetica. In tal modo si pone anche una certa distanza nella visione, un distacco teorico. È uno sdoppiamento che giunge sino a noi in un cammino di più di venti secoli. Quando, in Europa, parliamo di un’estetica della città vogliamo intendere che il fascino del passato, emanato dalle forme architettoniche e dalla loro disposizione nel territorio, s’unisce al giudizio su di esse, come al piacere che suscitano all’immaginazione. La nostra mente osserva con gli strumenti dell’archeologia e della storia, ma contempla i segni del mito e della cultura per affermare una visione interiore. Il desiderio di capire un mondo passato si congiunge alla sua ricostruzione ideale.

Si tratta di una contemplazione attiva, perché implica uno sforzo nello studio dell’oggetto che abbiamo dinanzi: dopo la statua, la pittura, il mosaico, l’anfora, il gioiello, il dato architettonico, anche la città nel suo insieme diventa oggetto della nostra attenzione. Della città facciamo una sintesi estetica favorendo la fusione dei dati oggettivi con i dati del conoscere soggettivo: sensibilità, memoria, immaginario. Quando parliamo dei valori della conservazione relativamente alla natura e all’arte, alla cultura e alla civiltà, come beni dell’umanità, vogliamo precisare proprio questo: che esiste l’unione del sentimento e delle forme, in un incrocio dell’estetica e dell’etica, della bellezza da conservare e degli atti che la preservano. E tutto ciò è risultato di una civiltà delle istituzioni. Perché la bellezza non è qualcosa di superficiale, non è un modo per migliorare l’aspetto delle cose, è invece legata strettamente al fare umano e alle sue scelte, è elemento costitutivo della cultura e del riconoscimento collettivo.

Gli incontri si tengono a Bologna, Sala del Risorgimento, Museo Civico Archeologico, via dei Musei 8.

Qui il PROGRAMMA.