Officina dei saperi | Riflessioni post-elettorali. 2. Una lettera di Cingari
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Riflessioni post-elettorali. 2. Una lettera di Cingari

Carissimi,

vi scrivo le mie impressioni post-elettorali. Non condivido i sentimenti di chi è stato assalito dalla paura. Sia perché ritengo che non bisogna alimentare l’industria della paura stessa, già sufficientemente alimentata dal potere, sia perché al momento non ce ne sono grandi motivi, in relazione al quadro definito dalle elezioni. Ritengo anzi che vi siano una serie di elementi non negativi:

1) il centrodestra è lontano dalla maggioranza e non governerà

2) le ipotesi più probabili sono un governo di scopo oppure addirittura un movimento 5 stelle – PD – LEU che terrebbe a freno le venature più destrorse dei grillini

3) Renzi è ormai avviato sul viale del tramonto

4) D’Alema e Bersani dovrebbero  seguirlo, sacco in spalla

5) e anche Berlusconi tanto meglio non sta

6) non ho mai augurato a LEU la sconfitta e pur avendo sostenuto la campagna di PAP non mi son mai rivolto (o quasi) contro LEU, ma non posso nascondere che ritengo un bene che quel progetto artificiale e politicistico che ha distrutto ancora una volta le promesse di rinascita, sia fallito.

Certo PAP non è andato bene come avevo sperato ad un certo punto. Credo che la percezione di sfondamento che tanti avevamo avuto dipenda dal fatto che PAP abbia superato lo sbarramento in alcune delle nostre città, mentre abbia scontato nelle altre aree la mancanza di visibilità. E poi forse è stata gestita male la questione “antifascista” nel senso del coinvolgimento in un clima da stadio abilmente utilizzabile da chi vuole criminalizzare il radicalismo di sinistra.

Ma a parte le elezioni quello che fa pensare e soffrire (non dico spaventare perché ancora una volta bisogna vincere la paura)  è il clima di razzismo omicida che sembra davvero rivelare un fondo oscuro di quello che ancora passa per essere il “bravo italiano”. Ancora il fascismo non sembra essere una minaccia politica, ma sicuramente è già una presente minaccia… biopolitica, disseminata nella società. Per immunizzarci è necessario una robusta infusione di politiche sociali.

Un abbraccio,

Salvatore Cingari