Officina dei saperi | Una prova di autenticità
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Una prova di autenticità

di Enzo SCANDURRA –

Questa volta l’evento sportivo – sempre così carico di machismo -, ha bucato i sentimenti comuni di tante persone, sportive e non. Paradossalmente il calcio, ovvero Totti, ha restituito un po’ di dignità a questa Capitale maltrattata da politici e classe dirigente. “Adesso ho paura” ha dichiarato Totti, confermando – è questo il suo merito più grande – che la sua grande forza e talento sportivo, non era solo un’esibizione di muscoli e destrezza, ma di grandezza d’animo, di sincerità, di autenticità. Fedele alla sua città, ne è diventato il simbolo più limpido, l’esempio più fulgido. “Nascere romani”, ha detto, “è un privilegio”, quando ci eravamo ormai abituati a pensare che nascere romani fosse una disgrazia. E, ancora, “non sono pronto, non lo sarò mai”. Un tifoso ha esibito un cartello nel quale era scritto: “Speravo de morì prima”, perché senza Totti ci sarà un’altra Roma.

Mai, come in questo caso, l’esibizione di forza è tutt’uno con la fragilità di un uomo che è rimasto, come persona, al riparo del mito costruito intorno a lui. Nell’identificazione con l’”eroe”, questa volta c’è un valore aggiunto: il riconoscimento di una persona mite che non ha mai nascosto la sua semplicità, tanto meno se ne è mai vergognato, senza per questo esibire volgarità o sprezzo per gli altri. E i romani, anche i non tifosi, si sono sentiti toccati da questa prova di forza, ovvero da questa prova di autenticità. Questa volta il Sig. Pallotta è stata solo una sbiadita figura che si aggirava penosamente intorno a lui in cerca di qualche visibilità. Il nuovo stadio della Roma non era più nell’attenzione dei suoi tifosi: Totti “bastava ed avanzava” per soddisfarli. Non è stata la celebrazione di un eroe e nemmeno l’avverarsi di una leggenda: è stato un afflato di lacrime e gioie quello dell’ultima partita di Totti: una persona qualunque, marito e padre, giocatore leale che sapeva ben tenere i piedi in terra, anzi sull’erba.

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