Officina dei saperi | A scuola chiusa
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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A scuola chiusa

di Luigi Vavalà – 

Non so cosa più dire; le macchine retoriche procedono per stereotipi, luoghi comuni, facili schemi, disonestà intellettuale, scarso riconoscimento.

Non esistono lezioni frontali tradizionali e lezioni capovolte moderne, così come non esistono svolte epocali ogni settimana. Le tecnologie sono sempre esistite e sempre usate dagli uomini associati.

La mente umana è rimasta quella di millenni di anni or sono; il punto torna sui contenuti.

La civiltà greca ha cercato le vie di un equilibrio psichico tra memoria e oblio; attività e contemplazione; tragedia e commedia; apollineo e dionisiaco. Sono vie ancora valide e quindi cerchiamo di capire le cose senza retorica.

Gli studenti che leggono e avviano civili conversazioni in classe e ponderate riflessioni, non è metodo ne vecchio ne moderno, è semplice umanità. Ben vengano tutti i supporti tecnici e quant’altro di magnifico e progressivo, ma senza leggere il Cratilo di Platone si capisce poco del linguaggio umano.

Aristotele raccomandava l’equilibrio del piangere e del ridere, perché i docenti ci propongono continue e adattate tragedie? La contemplazione è aspetto necessario di una forma umana, così come l’attività, e allora perché sempre forsennate attività? Perché chi dedica studio continuo per rendere chiare le lezioni non viene neanche ringraziato o nominato e chi ormai dimezza le lezioni viene quasi santificato con trombe universali? Per mia fortuna non sono un uomo frustrato, leggo e studio con forte passione come se avessi venti anni; moltissimi studenti mi seguono con grande affetto ed entusiasmo.

Non trovo più il modo di esprimere la mia libertà con agio nelle sedi istituzionali, perché la retorica, pure intelligente, prende subito il sopravvento.

Eppure continuo a cercare uno spazio comune di riflessione ma bisogna essere miti e capaci di riconoscimento reciproco.

Massimo Cacciari nella sua relazione sugli enigmi del bello, ha proposto una forma piena di energie e con forti tratti anticontemplativi; non mi ha persuaso ma e’ una base di discussione.

Proporrò al Comune di Trani e all’assessore Di Lernia, delle iniziative sul possibile equilibrio psichico dei giovani e anche di noi docenti. Spero che la nostra Preside, che pure oggi ha compiuto uno sforzo autentico di riflessione, prenda parte all’iniziativa.

Cerchiamo comunque di non smarrire del tutto gli orizzonti della civiltà greca, basati sugli equilibri nominati.

La cultura ebraica e’ complessivamente sbilanciata sul dominio del sublime; la cultura romana non ha tentato originali vie di equilibrio; la civiltà moderna sembra assai scomposta e distruttiva.

Sulle tecniche poi, le riflessioni, dopo Heidegger sono andate avanti.

Avviamo una feconda discussione.

Luigi Vavalà.